L’intelligenza artificiale lavora già negli studi professionali, spesso senza istruzioni: oggi, martedì 29 settembre, l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e l’Ordine degli Avvocati di Rimini provano a scriverle.
Appuntamento dalle 15 al Centro Congressi SGR di via Chiabrera con Riccardo Campione, docente di diritto privato all’Università di Bologna e avvocato, chiamato a spiegare come maneggiare l’algoritmo senza scottarsi.
Il percorso parte dal metodo, cioè da come uno studio deve impostare il rapporto con l’AI, passa per la scelta degli strumenti, dove deontologia e privacy diventano terreno minato, e arriva all’automazione del lavoro ripetitivo: quello che nessuno rimpiangerà.
Nessun entusiasmo cieco, però. Per i due Ordini l’AI è un’alleata utile a patto di non trattarla da oracolo: il rischio, avvertono, è chiederle «qualcosa che semplicemente non sa fare» e convincersi che conosca il mestiere quanto chi lo esercita da anni.
E poi ci sono le regole, a partire dall’articolo 13 della legge 132/2025, il testo italiano sull’intelligenza artificiale che il 10 ottobre compie un anno dall’entrata in vigore. Per le professioni intellettuali il principio è netto: l’AI può fare solo da supporto e da strumento, il lavoro intellettuale del professionista deve restare prevalente e il cliente va informato, con parole chiare, sui sistemi utilizzati.
Tradotto: la macchina può preparare la bozza, ma firma e responsabilità restano umane. Nei tribunali italiani, del resto, sono già comparsi atti infarciti di sentenze inesistenti, gentilmente suggerite da un chatbot.
Che il tema sia di stagione lo dice il calendario: appena la settimana scorsa la riviera ha ospitato il congresso straordinario dell’Aiga, i giovani avvocati italiani, dedicato proprio al rapporto tra professione forense e intelligenza artificiale.
L’incontro di oggi, sostenuto da Passepartout, la software house sammarinese dei gestionali, e da Generali Rimini Epicentro, è gratuito, con iscrizione obbligatoria che si è chiusa ieri sui siti dei due Ordini.
La 132, beninteso, è legge italiana e sul Titano non si applica.
Le domande che pone, invece, il confine lo passano senza nemmeno rallentare.
