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Attualità

Famiglie sempre più indebitate: servono quasi 20 stipendi per chiudere mutui e prestiti

Mutui per la casa, prestiti personali, auto ed elettrodomestici comprati a rate. Il ricorso al credito continua a crescere e per molte famiglie il peso dei debiti si fa sempre più difficile da gestire. Nei primi sei mesi del 2026, il 60,7% degli italiani maggiorenni aveva almeno un finanziamento attivo, l’1,8% in più rispetto alla fine del 2025. Nel 2022 la quota era ferma al 46%.

Secondo l’analisi del Sole 24 Ore su dati Crif e Istat, per cancellare il debito residuo accumulato tra mutui e altri prestiti servirebbero in media quasi 20 stipendi mensili. Il calcolo è teorico perché immagina di destinare tutta la retribuzione alla chiusura delle pendenze, senza considerare affitto, bollette, spesa e altre uscite. Resta però un indicatore chiaro del peso raggiunto dai finanziamenti sui bilanci familiari.

A livello nazionale il debito medio ancora da restituire è di circa 32.500 euro, ma la situazione cambia parecchio da una provincia all’altra. A incidere sono soprattutto il costo delle abitazioni, la diffusione dei mutui e il livello degli stipendi. A Trento occorrono 32 mensilità per chiudere tutte le pendenze, mentre Rimini supera quota 30. A Prato e Bolzano ne servono 28. Frosinone e Biella si fermano invece a 13.

Anche gli importi mostrano un’Italia a più velocità. In Trentino-Alto Adige l’esposizione media supera i 57mila euro, mentre in Calabria scende fino a circa 17mila. Un debito più basso, però, non significa automaticamente una maggiore solidità economica: nelle zone dove gli stipendi sono più contenuti anche una somma inferiore può diventare difficile da sostenere.

Il quadro rischia ora di complicarsi con il nuovo rialzo dei tassi deciso dalla Banca centrale europea, che ha portato il costo del denaro dal 2,25 al 2,5%. L’aumento peserà soprattutto su chi si prepara ad accendere un nuovo mutuo o a chiedere un prestito. A luglio il tasso medio sul credito al consumo era già arrivato all’8,68% e un’ulteriore salita potrebbe frenare gli acquisti finanziati.

Sul fronte dei mutui, un passaggio del tasso dal 3 al 4,5% può tradursi in migliaia di euro in più da pagare nel corso degli anni. La regola di prudenza resta quella di non superare con la rata mensile un terzo dello stipendio netto. Oltre questa soglia basta una spesa imprevista, un periodo senza lavoro o un aumento delle bollette per mettere in crisi i conti di casa.

Intanto aumentano anche le persone che cercano una via d’uscita dal sovraindebitamento. Tra il 2021 e il 2025 le richieste di accesso alle procedure previste dalla legge sono quasi raddoppiate, passando da 4.785 a 9.483. Ancora più netto l’aumento delle domande di esdebitazione dell’incapiente, la procedura che consente, a determinate condizioni e una sola volta nella vita, di cancellare i debiti di chi non possiede beni o redditi sufficienti per rimborsarli: le istanze sono salite da 159 a 1.166, mentre i provvedimenti concessi sono passati da 24 a 238.

La fotografia è quindi doppia. Da un lato cresce il numero di italiani che ricorrono a mutui e rate per sostenere spese importanti o acquisti quotidiani. Dall’altro aumentano le difficoltà di chi non riesce più a stare dietro alle scadenze. Con stipendi che arrancano e finanziamenti destinati a diventare più cari, il rischio è che il credito, nato per aiutare famiglie e consumi, finisca per trasformarsi in una zavorra.