Il petrolio torna a correre e raggiunge i 105 dollari al barile, sui livelli più alti degli ultimi mesi. A spingere le quotazioni è la nuova escalation del conflitto in Medio Oriente.
Nonostante una lieve flessione rispetto a giovedì, il greggio registra un incremento complessivo di circa il 50% rispetto alla fine di febbraio, quando è iniziata la guerra in Iran.
La fiammata dell’energia rischia ora di trasferirsi sui prezzi di numerosi beni e servizi, alimentando nuovamente le pressioni sull’inflazione. I dati diffusi venerdì indicano infatti una crescita dei prezzi al consumo del 3,4% su base annua.
Il CPI core, che esclude alimentari ed energia, si è invece attestato al 2,4%, leggermente sopra le attese.
