Quindici anni di negoziato, diciassette voti in Parlamento. E adesso uno chiede il referendum?

da | 23 Lug 2026

Diciassette voti parlamentari tra il 2010 e il 2025, l’ultimo nel luglio scorso per arrivare a firma e ratifica. Con l’Accordo ormai autorizzato dal Consiglio dell’Unione europea, DOMANI – Motus Liberi chiede che la parola torni ai cittadini. Sulla strategia mancante ha ragione. Sullo strumento scelto, e su quando lo tira fuori, molto meno. Facciamo i conti della serva!

Proviamo a mettere in fila le voci, perché a San Marino la memoria è corta e conviene fissarle nero su bianco.

Il Governo italiano, dal sito della Farnesina, parla di un “successo importante e storico” per l’avvicinamento tra San Marino e l’Unione europea, e assicura che continuerà ad affiancare la Repubblica anche nella fase di attuazione. Da Bruxelles il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa saluta il rafforzamento dei legami con due dei vicini più prossimi, sulla base di regole condivise, standard elevati e fiducia reciproca. Gli eurodeputati Carlo Fidanza e Stefano Cavedagna (FdI-ECR) parlano di un passaggio importante che rafforza il legame tra Italia e San Marino. Marco Falcone (FI-PPE, commissione ECON) accoglie il via libera “con grande soddisfazione”. La senatrice Domenica Spinelli si congratula con il Segretario agli Esteri Luca Beccari, parlando non di un mero dato tecnico ma di “una rivoluzione pragmatica”.

E poi il fronte interno, quello che dovrebbe contare di più. ANIS, riunita in Consiglio Direttivo, accoglie la notizia con “immensa soddisfazione” e chiede subito il passo successivo — l’introduzione di un sistema partita iva — per competere davvero nel mercato unico. La CDLS parla di “una svolta storica per il futuro di San Marino”. Più prudente la CSdL: il segretario Enzo Merlini saluta la notizia tanto attesa ma invita a non cantare vittoria troppo presto, perché dietro l’angolo potrebbe esserci ancora qualche sorpresa. Il Governo, per bocca della Segreteria Esteri, parla di “coronamento di un lungo e impegnativo percorso negoziale”.

I fatti, in breve: negoziato aperto nel 2015 dopo il mandato del Consiglio UE del dicembre 2014, testi chiusi a dicembre 2023, adozione del COREPER il 15 luglio e via libera del Consiglio dell’Unione europea il giorno dopo, che autorizza firma e applicazione provvisoria. Pre-firma degli Stati membri a settembre, firma tra settembre e ottobre, ratifica del Consiglio Grande e Generale e applicazione provvisoria dal primo gennaio 2027. Da Roma a Bruxelles, dagli industriali ai sindacati, la sinfonia è la stessa: pochissime volte un dossier ha messo d’accordo governo, categorie economiche e parti sociali in un colpo solo.

Eppure c’è chi non applaude

DOMANI – Motus Liberi, va detto con onestà, non si dichiara contraria all’integrazione europea in sé. Il punto sollevato in un comunicato del 16 luglio è un altro: mancherebbero ancora “una strategia di sviluppo economico legata all’accordo, valutazioni d’impatto, proiezioni, un piano di implementazione e una visione condivisa del ruolo di San Marino in Europa”. Un accordo internazionale, sostiene DML, è uno strumento e non una strategia: senza strategia si va al buio. Per questo il partito chiede che venga discussa al più presto una propria proposta di legge qualificata, già depositata, che introdurrebbe l’obbligo di un referendum confermativo sui trattati che comportino una “cessione stabile di competenze sovrane”. In Aula la linea è stata ribadita: Fabio Righi ha contestato il metodo del negoziato (“noi non avremmo mai condotto le trattative con queste modalità”), Gaetano Troina ha parlato di una giornata usata dalla maggioranza per “autocelebrarsi”. Le richieste sono state respinte.

La prima metà di questa richiesta merita di essere presa sul serio. Chiedere una strategia di sviluppo che accompagni l’accordo è legittimo, e non è una fissazione dell’opposizione: è scritto negli ordini del giorno votati dalla stessa maggioranza, che da anni impegnano il Governo a presentare linee guida di implementazione. Su quel fronte le risposte, per ora, restano generiche. È sulla seconda metà — il referendum — che i conti smettono di tornare.

I conti

Perché i conti, questa volta, sono pubblici e si fanno in cinque minuti. Sul sito della Segreteria Esteri c’è l’elenco degli atti parlamentari sull’Accordo di Associazione: diciassette ordini del giorno tra il dicembre 2010 e il luglio 2025. Tredici approvati dal Consiglio Grande e Generale, quattro in sede di Commissione. Si parte dal mandato ad aprire il negoziato del 15 dicembre 2010 e si arriva all’ordine del giorno del 14 luglio 2025, che impegna esplicitamente il Governo a proseguire verso la firma e la ratifica. In mezzo, tra gli altri, il 23 gennaio 2015, il 26 aprile 2019, il 12 luglio 2022, il 27 ottobre 2023, il 15 marzo 2024, il 21 marzo 2025.

E poi ce n’è uno che vale da solo tutto il dibattito: il 30 novembre 2017 la Commissione Affari Esteri approva all’unanimità un ordine del giorno presentato da tutti i gruppi consiliari, che impegna il Governo a riferire trimestralmente sullo stato di avanzamento dell’Accordo. Tutti i gruppi. All’unanimità.

“Diciassette volte il Parlamento ha detto di procedere. La diciottesima, a firma imminente, si scopre che forse bisognava chiedere ai cittadini.”

Non è una battaglia di principio maturata per tempo: è una richiesta che arriva a quindici anni e diciassette voti di distanza dal primo mandato, quando la firma è questione di settimane. Se la cessione di sovranità fosse il problema, il momento per sollevarlo era il 2010, o il 2015, o il 2017 quando si firmava insieme a tutti gli altri, o il 2023 alla chiusura dei testi. Non a luglio 2026, con il Consiglio dell’Unione che ha già autorizzato la firma.

C’è poi il piano tecnico, sul quale è intervenuto l’avvocato Alvaro Selva, tra i fondatori del PSD. Selva ricorda che l’ordinamento sammarinese prevede il referendum confermativo solo per la modifica delle leggi costituzionali, e non per gli accordi internazionali; e che quando il Consiglio Grande e Generale autorizza la ratifica di una convenzione non cede sovranità, ma esercita un proprio diritto sovrano al pari della controparte. Costruire per legge qualificata una nuova forma di referendum e applicarla a un negoziato condotto — questo va detto senza ambiguità — nel pieno rispetto della Costituzione, cioè con mandato del Parlamento eletto e azione del Governo, assomiglia più a un tentativo di riscrivere le regole a partita quasi conclusa che a una questione di principio.

Strategia o resa dei conti interna?

C’è infine un elemento che il comunicato di DML non nasconde, anzi rivendica: l’attacco diretto alla Democrazia Cristiana e al suo Segretario, accusati di una “gestione profondamente inadeguata” e di un “fallimento della linea di politica estera e interna”. Legittima critica politica, per carità — l’opposizione esiste anche per questo. Ma lascia un interrogativo aperto: quanto di questa battaglia riguarda davvero lo sviluppo strategico del Paese, e quanto un regolamento di conti interno, cavalcato nel momento esatto in cui imprese, lavoratori e alleati internazionali festeggiano?

Perché resta singolare che l’unica forza rappresentata in Consiglio a smarcarsi, in un dossier su cui convergono governo italiano, vertici di Bruxelles, eurodeputati di partiti diversi, sindacati e associazioni datoriali sammarinesi, sia proprio quella che si presenta come il partito dei professionisti. E che lo faccia puntando su uno strumento che il nostro ordinamento, oggi, semplicemente non prevede per i trattati.

La verità è che la domanda giusta non è chi abbia perso il senno.

È un’altra: la richiesta di strategia è sacrosanta e in gran parte inevasa, ma la si sta bruciando puntando tutto sullo strumento sbagliato e nel momento peggiore. Il testo dell’Accordo, i venticinque allegati, i protocolli, l’elenco degli atti parlamentari, i nomi dell’equipe negoziale: è tutto online, sul sito della Segreteria Esteri, da anni. Chiunque voglia farsi un’opinione può farlo in un pomeriggio.

Il problema, semmai, è che su questo dossier si è preso da tempo l’andazzo di tifare invece di leggere. E il tifo, si sa, non ha mai avuto bisogno di valutazioni d’impatto.

NOTA

L’elenco degli atti parlamentari citati è pubblicato sul sito della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri (esteri.sm), sezione Accordo di Associazione con l’UE, insieme al testo dell’Accordo e ai venticinque allegati. Le dichiarazioni riportate sono tratte dai comunicati ufficiali delle parti e dalle cronache di stampa sammarinese e italiana del 15-18 luglio 2026.

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