Accordo Ue-San Marino, possibile firma tra ottobre e gennaio: resta decisivo il nodo Bulgaria

da | 8 Lug 2026

L’accordo di associazione tra San Marino e Unione Europea potrebbe arrivare alla firma tra l’autunno del 2026 e l’inizio del 2027. È quanto emerge da un approfondimento dell’emittente andorrana RTVA, che ricostruisce gli ultimi sviluppi del dossier, ancora condizionato dal veto della Bulgaria legato al cosiddetto “caso Starcom” e al sequestro dei 15 milioni di euro investiti nella tentata acquisizione di Banca di San Marino.

Secondo RTVA, i contatti diplomatici tra San Marino e il Governo bulgaro si sono intensificati nelle ultime settimane e lasciano intravedere uno spiraglio. “Questa barriera sembra essere più vicina che mai a essere superata. Le autorità sammarinesi assicurano che i contatti con il Governo bulgaro sono sempre più stretti, al punto da ritenere che si possa raggiungere un accordo già nel corso di questo mese“, riferisce l’emittente.

Se l’intesa con Sofia dovesse arrivare entro luglio, la firma dell’accordo potrebbe essere calendarizzata tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, tenendo conto delle sei-sette settimane necessarie per completare l’iter tecnico. Diversamente, spiega ancora RTVA, i tempi slitterebbero alle riunioni dell’EFTA di fine settembre e, di conseguenza, “la firma e l’approvazione da parte del Parlamento europeo non arriverebbero prima di dicembre 2026 o gennaio 2027“. L’emittente sottolinea comunque che, al di là di qualche mese di differenza, la convinzione è che il percorso non sia destinato a protrarsi ancora a lungo.

A confermare la volontà di accelerare è il Segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari, che spiega: “Abbiamo il mese di agosto e probabilmente la prima metà di settembre senza alcuna possibile riunione dell’EFTA o del Coreper e tutto slitta a settembre. Quando tutto riprenderà, vorremmo evitare qualsiasi ulteriore ritardo“.

Il punto decisivo resta però nelle mani del Governo bulgaro. Come ricorda l’emittente andorrana, Sofia dovrà scegliere se continuare a sostenere il fondo di investimento coinvolto nella vicenda, mantenendo il blocco dell’accordo fino al recupero dei 15 milioni di euro investiti in Banca di San Marino, oppure separare definitivamente il procedimento giudiziario dal negoziato politico con Bruxelles.

Su questo aspetto Beccari ribadisce che il Governo sammarinese non ha alcun potere sulla vicenda giudiziaria. “È una decisione del tribunale e dei magistrati che stanno seguendo l’indagine. Pertanto, se il denaro viene dissequestrato significa che esistono le condizioni per farlo. Non è una decisione che dipende dalla volontà o dal Governo di San Marino“.

L’approfondimento di RTVA dà spazio anche alle critiche dell’opposizione sammarinese, che accusa l’Esecutivo di aver gestito la vicenda con poca trasparenza. Secondo i principali gruppi di minoranza, il protrarsi dell’incertezza starebbe iniziando a incidere anche sull’opinione pubblica, tradizionalmente favorevole all’accordo con l’Unione Europea.

Il leader di Repubblica Futura, Nicola Renzi, usa toni molto duri: “Alla fine ci ritroviamo senza l’acquisizione della banca e senza l’accordo di associazione con l’Unione europea. Siamo quindi di fronte al totale fallimento del Governo, che dovrebbe chiedere scusa ai sammarinesi e tornare a casa il prima possibile“.

Anche Domani Motus Liberi interviene sul tema. Il consigliere Mirko Dolcini richiama l’esempio di Andorra, che intende sottoporre l’accordo a referendum: “Andorra è un Principato e farà un referendum. Noi siamo la Repubblica più antica del mondo e, nonostante questo, non possiamo farlo“.

Dello stesso partito è anche Fabio Righi, che collega direttamente la fine del veto bulgaro agli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria: “Mi viene da pensare che fino a quando questa vicenda non sarà risolta, evidentemente continuerà a esserci un problema“.

RTVA evidenzia inoltre come l’intera vicenda interessi indirettamente anche Andorra. Pur non essendo coinvolto nel contenzioso tra Bulgaria e San Marino, il Principato segue con attenzione gli sviluppi dell’accordo di associazione e, secondo quanto dichiarato dal segretario di Stato agli Affari europei Landry Riba, ogni occasione di confronto con Sofia viene sfruttata per favorire una soluzione.

Approfittiamo di questi momenti per far arrivare il nostro messaggio. Tuttavia non spetta a noi fare da arbitri in questa vicenda. C’è una pressione da parte di tutti affinché si arrivi a una soluzione. Alla fine la Bulgaria ascolta anche questa volontà condivisa e riteniamo che ciò possa contribuire ad accelerare la ricerca di una soluzione“, afferma Riba.

Secondo la ricostruzione di RTVA, le prossime settimane saranno decisive per capire se il via libera della Bulgaria potrà arrivare già entro l’estate oppure se l’intero iter slitterà ai primi mesi del 2027. Nel frattempo il confronto politico interno resta acceso, con le opposizioni che continuano a chiedere chiarimenti pubblici al Governo sull’evoluzione della vicenda e sui rapporti con Sofia.

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