Chi rappresenta meglio l’Occidente, Trump o il Papa? Quello che sarà a San Marino il 22 agosto

da | 31 Mag 2026

di Gerardo Giovagnoli

È sempre opera improba definire in poche parole lo spirito di una parte del mondo, se non dichiarandolo confini espliciti, caratterizzazioni temporali e di contesto.

Sottolineo quindi che il ragionamento seguente sarà più adatto a quella parte di Occidente che corrisponde agli Stati Uniti ed all’Europa non sottoposta all’Unione Sovietica, nel tempo sarà riferito agli ultimi 80 anni, ed oggetto di analisi il contesto politico internazionale e quello tecnologico.
Il post seconda guerra mondiale è stato connotato da alcuni pilastri, valori, o punti di riferimento, sufficientemente chiari e condivisi: la libertà individuale, di iniziativa economica, di mercato, regolati da un sistema democratico, nel quale sono fissati, per costituzione e/o per convenzioni internazionali, principi, diritti e doveri degli stati, tra cui lo stato di diritto ed il rispetto dei diritti umani, la laicità ed il ripudio di regimi teologici.

In questa cornice un altro elemento costante è stato l’avanzamento tecnologico, mai veloce come in questi decenni, mai così rapidamente diffuso e penetrante nella vita quotidiana.
Un aspetto fondamentale di questa storia è la ricerca e l’applicazione di strumenti atti a limitare il potere politico e quello economico.
Abitiamo da quella parte del mondo che non ammette sovrani assoluti, nemmeno capi di governo eletti a vita, in cui vige il principio che nessuno è al di sopra della legge, in cui sono sanzionati i conflitti di interesse e le concentrazioni economiche e finanziarie.
Gli Stati Uniti, dall’inizio della loro vita come stato unificato, hanno offerto un esempio, un modello, per tutto l’Occidente: una Costituzione a reggere tutte le sovrastrutture, una chiara indicazione dei limiti del potere e della sua separazione, meccanismi evoluti di check and balance ed anche strumenti di antitrust.

L’Europa si è spinta di più degli Stati Uniti sul lato dei diritti umani, memore dei disastri combinati con le due guerre mondiali: la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo guida il Consiglio d’Europa, quindi sia la sua Assemblea Parlamentare, che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Negli Stati Uniti troviamo i quartier generali di tutte le strutture multilaterali intercontinentali rilevanti: Nazioni Unite, Banca Mondiale, Fondo Monetario.

Senza dubbio, lo stato al mondo che maggiormente è stato impegnato, quantomeno di facciata, nel multilateralismo, nella volontà di generare contesti e regole comuni, all’insegna della libertà, del libero mercato, del dialogo e della concertazione internazionale.

LA FINE DI UN CICLO RETTO DALLA COSTITUZIONE?
Con l’amministrazione Trump II, molto più che nella I, si assiste ad una costante azione di erosione se non demolizione dei suddetti pilastri.

Il Presidente ha esplicitato più volte di essere insofferente alle regole democratiche: si immagina legibus solutus, vorrebbe essere eletto per un terzo mandato, disprezza tutte le sentenze della Corte suprema a lui avverse, decreta senza appoggio del Congresso, assieme la Partito Repubblicano persegue il gerrymandering ovvero lo spostamento dei confini dei distretti elettorali per vincere più facilmente le elezioni. Non basta: internazionalmente è per la dissoluzione degli organismi multilaterali, tratta solo bilateralmente, preferibilmente come fosse una questione di accordi commerciali, se qualcosa non si ottiene con il rapporto diretto con il leader, lo si ottiene con la forza. Purtroppo non è ancora finita: tra i pilasti di cui farebbe volentieri a meno, pure quello dell’Alleanza USA-Europa, tra i nemici l’Unione Europea.

E ancora: i termini antitrust e check and balance sono spariti dal vocabolario, come pure quello dell’insider trading, dato che è pesante il dubbio che molte azioni e dichiarazioni di Trump siano determinate dall’attesa prevista dei risultati in borsa su cui la sua famiglia ed i collaboratori stanno, guarda un po’, guadagnando centinaia di milioni di dollari. Infine: è un personaggio estremamente divisivo a cui non interessa rappresentare tutti gli americani, solo i suoi sostenitori, ed ha una idea di pace molto curiosa, corrispondendo all’esito della sottomissione al proprio volere quando ha a che fare con qualcuno ritenuto più debole, il Venezuela per esempio, oppure corrisponde con l’ossequio all’autocrate, quando ha a che fare con un potente, con Putin per esempio. Logica conseguenza il fatto che il Ministero della difesa sia stato rinominato Ministero della guerra (sic).

Più di una di queste intenzioni sono del tutto inedite per un Presidente USA.
Come anche lo sono le tendenze totalizzanti ad utilizzare linguaggio infiammatorio e d’odio, a intasare i social network, di cui di uno ne è addirittura possessore, di post e filmati degni di un capo tribù più che di un capo di stato, a cambiare posizioni con la stessa velocità con la quale esse vengono decise: più o meno mezza giornata.
Come lo è la pretesa di rappresentare una sorta di unto dal Signore, un leader illuminato dall’alto, salvifico, o capo di una santa alleanza, un crociato, che, per dirne una, deve vincere la guerra contro gli infedeli iraniani (con scarsissimo successo, ma di questo me ne occuperò in futuro).
Se questa è la croce della moneta, la testa è il lato dell’alleanza del POTUS con l’oligarchia dei Creso, quella dei tecnomagnati, un misto di ricchezza e di concentrazione di tecnologia avanzatissima, mai vista prima. Guadagni smodati, monopoli di fatto, con una allacciatura molto conveniente per i contraenti, ma molto pericolosa per la democrazia, dato quanto detto di questa amministrazione.

Non è nuovo il fatto che le big tech si appoggino al potente di turno, nemmeno il fatto che pure le regole americane di antitrust non riescono ad evitare monopoli di fatto, nonostante sanzioni e multe.
Sono nuovi due elementi, il primo è la tecnologia, che produrrà forse un’ennesima colossale bolla finanziaria, che è quella dell’intelligenza artificiale attorno alla quale girano quantità assurde di denaro.
Essa è dirompente perché: appartiene a pochissimi, neppure questi pochi sanno o paiono interessati agli effetti che produce, soprattutto è la prima delle tecnologie in grado di sostituire non la sola elaborazione prodotta dall’uomo, ma la sua immaginazione ed è la prima pure nella capacità di computare risposte a domande complesse, relative a come ci si può comportare, o ottenere risultati politici.

Il secondo elemento innovativo, purtroppo, è l’atteggiamento di Trump e dei suoi che non fanno mistero di essere totalmente disinteressati rispetto agli effetti sulla libertà di espressione, o del suo abuso, o su quelli democratici o economici. L’importante è che esse siano il segno della supremazia americana, visto che essa è messa in discussione dall’avanzata cinese e che quei trilionari e la loro tecnologia non diano fastidio all’inquilino della Casa Bianca.
Tutte le rivoluzioni tecnologiche precedenti alla IA non possedevano queste caratteristiche: neppure quella di internet, perché la rete sottostante è diffusa, di proprietà di tantissimi soggetti, è un canale di collegamento mondiale, non uno strumento per la generazione automatica di contenuti, peraltro con una creatività plagiatoria, perché basata sui contenuti di tutta la rete come se fosse di sua proprietà. L’IA permette l’interazione prolungata, nel tuo linguaggio, su qualsiasi argomento, anche quelli intimi. È già cosa nota che giudici si avvalgono della IA per scrivere sentenze, ignorando il fatto che i riferimenti che vengono scritti dalla macchina sono a casi inesistenti, o che persone deboli ed in crisi si sono rivolte alla IA per ottenere un aiuto, umano verrebbe da dire, invece hanno ricevuto indicazioni per il suicidio, o altri che ne hanno impiegato le capacità per mettere a punto azioni violente.
Nessuna delle tecnologie precedenti poteva essere scambiata per un oracolo: l’impressione con l’IA è quella di attingere alla sorgente della verità o della capacità di prevedere il futuro, come fosse una divinità, risponde ad ogni domanda, su ogni argomento, e lo fa consultando lo scibile in rete in qualche secondo.

QUI ENTRA IN GIOCO PAPA LEONE XIV
Il Papa rappresenta, teoricamente, il contrario di un Presidente americano: è un sovrano assoluto per natura del ruolo, è eletto a vita, non deve rappresentare democraticamente un popolo, non si occupa di tecnologia, la Santa Sede non ha diritto di voto all’ONU e nemmeno al Consiglio d’Europa.
Il Pontefice è stato preso di mira dal Presidente del Paese da cui proviene, essendo il primo statunitense della cronotassi.
Lo è perché Leone XIV rappresenta il contrario di Trump proprio per il suo rispetto e sostegno a tutti i pilastri dell’Occidente che ho citato all’inizio ed opera al rovescio di quanto fa il suo Presidente: il suo messaggio è persistente, ed è rivolto a tutti, non distingue il suo popolo di fedeli dal resto dell’umanità, è universalistico, favorisce il dialogo interculturale ed interreligioso e predica pace, sostiene gli organismi multilaterali, si rivolge ai potenti con la stessa autorevolezza e determinazione, semmai con ancora maggior intensità.

È molto curioso questo sovvertimento del ruolo dei due personaggi, almeno per me che sono agnostico: abbiamo tutti studiato che, almeno fino a Napoleone, lo Stato Pontificio ed il Papa hanno avuto un ruolo di potere politico effettivo, hanno sostenuto guerre, giacché sante, hanno gestito patrimoni ingenti, avuto relazioni strettissime con i miliardari e le banche più potenti, hanno predicato in un senso e attuato in un altro, governato come corrotte corti imperiali nepotistiche più che come pii consessi religiosi.
Gli Stati Uniti invece rappresentavano, almeno fino ad un certo punto, lo stato moderno, liberale, lo Stato guida per l’Occidente, aconfessionale o almeno tollerante, faro per lo Stato di diritto, diversamente democratico rispetto all’Europa, ma sicuramente allergico al potere concentrato in una persona. Attento alla corruzione, rigoroso contro i reati fiscali. Quello che coniugava avanzamento tecnologico e avanzamento umano e civile.

Ora no: è Trump a capo di una schiera di fedelissimi come fosse infallibile, gestisce (o lo vorrebbe) gli USA come fosse un Imperatore, e come tale rivorrebbe la cattività avignonese del Papa, per sostituirlo con uno consenziente oppure essere lui consacrato tale. Con dei personaggi francamente impresentabili come il Segretario alla Sanità, no-vax ed antiscienza.
Ora no: è il Pontefice ad occuparsi della tecnologia più avanzata ed a scrivere su di essa una enciclica e non per demonizzarla, ma per evidenziarne i pericoli e fare in modo che sia strumento al servizio dell’essere umano, “per disarmarla” ovvero per impedire che diventi strumento di dominio economico e soprattutto militare di pochissimi, dicendo questo nella presentazione a fianco di Chris Olah, fondatore di Anthropic, una tra le aziende IA.

L’attualità ci offre questo: un Presidente americano che rinnega tutti i principi che hanno reso ammirabile quel paese, al fine di renderlo novello imperatore tecno-capitalista intollerante e possibilmente teocratico, e un Papa, pure lui americano, che rappresenta il baluardo di un sogno di pace, di crescita comune equilibrata, di rispetto del multilateralismo e della forza del dialogo su quella delle armi, persino di difesa della scienza e dell’avanzamento tecnologico, qualora utile all’uomo.
Presidente VS Papa: preferisco il Papa. Sarà in visita nella Repubblica ad agosto, attendo fiducioso un suo profondo messaggio.

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