Donald Trump non considera ancora chiusa la partita con l’Iran. Il presidente americano ha chiesto ai negoziatori statunitensi di tornare al tavolo delle trattative per ottenere modifiche al memorandum d’intesa già definito con Teheran, in particolare sui tempi e sulle modalità di gestione dell’uranio arricchito iraniano.
Secondo l’amministrazione Usa, Trump vuole che le principali garanzie sul programma nucleare siano inserite direttamente nell’accordo iniziale e non rinviate a successivi negoziati. Il presidente ha ribadito di non avere fretta, sottolineando che l’obiettivo resta uno solo: impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari.
I negoziatori americani attendono ora una risposta da Teheran entro pochi giorni. Nel frattempo continuano le indiscrezioni sui possibili contenuti dell’intesa, compresa l’ipotesi di uno sblocco di fondi iraniani congelati, una ricostruzione però già smentita dalla Casa Bianca.
A mantenere alta la pressione è intervenuto anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che da Singapore ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a riprendere le operazioni militari qualora il negoziato dovesse fallire. Secondo Hegseth, Washington dispone delle risorse necessarie per agire rapidamente e Trump punta a un accordo che garantisca definitivamente la rinuncia iraniana al nucleare militare.
Nel frattempo la tensione nella regione resta elevata. I Pasdaran hanno annunciato l’abbattimento di un drone statunitense, mentre Teheran accusa gli Stati Uniti di ostacolare la diplomazia attraverso il mantenimento delle misure di pressione militare e navale.
Parallelamente si aggrava anche la situazione in Libano. Israele ha avviato una vasta operazione militare nel sud del Paese, avanzando oltre il fiume Litani e conquistando il castello di Beaufort. Il governo libanese ha denunciato l’offensiva, mentre proseguono gli scontri tra l’esercito israeliano e Hezbollah nonostante il cessate il fuoco formalmente ancora in vigore.





