Mirko Dolcini (D-ML): Evidentemente ci sono problemi all’interno della maggioranza: alcuni esplicitati, altri che invece non vengono sollevati ma che rimangono. Nell’opposizione invece c’è delusione, perché dopo questo ampio dibattito la commissione è rimasta non paritetica e quindi viene meno un certo equilibrio rispetto a quelle che saranno le decisioni della commissione. C’è una data d’inizio che sarebbe il frutto di compromessi, ma l’unica cosa chiara è che quella data non è chiara, perché non si comprende perché debba esserci la tagliola del primo settembre con il rischio che vi sia comunque una sovrapposizione con le indagini penali, che è poi il motivo per cui inizialmente la maggioranza sembrava voler rinviare tutto addirittura al 2027. C’è poi un oggetto e una finalità della commissione che riguardano soltanto una seconda fase del cosiddetto caso bulgaro. Non si affronta invece la parte iniziale: come sono nate le trattative, come si è sviluppata la corruzione, chi vi abbia realmente partecipato, se vi siano stati scudi, ombrelli o coperture. È vero che l’articolo 4 dice che ci sarà uno specifico interesse sulla seconda parte ma non in maniera esclusiva e quindi teoricamente si potrebbe parlare anche del resto. Però, come dicevo prima, le parole di un Parlamento sono importanti. Se si specifica che si può parlare di tutto ma si pone l’attenzione soprattutto su certi argomenti, allora si sta indicando una rotta precisa. E il rischio è proprio quello di distogliere l’attenzione dalla prima parte dell’inchiesta. Poi si è discusso anche dei requisiti di incompatibilità ed è emerso che, più che criteri finalizzati a evitare conflitti di interesse, sembrano requisiti costruiti su misura per decidere chi deve stare e chi no, più sulla base di appartenenze politiche o ideologiche che di reali incompatibilità. E poi c’è il peccato originale: la mozione d’ordine che ha impedito all’opposizione di discutere il proprio progetto di legge. Si è detto che il regolamento lo consente. Certo, il regolamento prevede la facoltà di presentare una mozione d’ordine nelle seconde letture, ma non imponeva di utilizzarla in questo caso. E nella pratica di questi sei anni in cui siedo in Consiglio è stata una cosa assolutamente irrituale, una forma di arroganza istituzionale. Per tutti questi motivi, Motus Liberi è deluso dal dibattito ed è deluso da questa commissione d’inchiesta. Per questo motivo voteremo contro la commissione voluta dalla maggioranza in questi termini, perché non sono termini corretti, non sono termini orientati alla ricerca della verità, ma soltanto ad annacquare il caso bulgaro.
Nicola Renzi (RF): “La Commissione nasce sbilanciata: la maggioranza vuole controllare anche la verità”
Nicola Renzi (RF): Per qualcuno probabilmente è stata una perdita di tempo, per qualcuno un...





