Il Teatro Titano si prepara ad accogliere uno spettacolo destinato a lasciare il segno, per ciò che porta in scena e per chi lo interpreta. Martedì 28 aprile alle ore 10:00, la compagnia “Le Donne del Muro Alto” debutterà sul palco sammarinese con “Olympe”, un lavoro teatrale che unisce memoria storica, diritti civili e percorsi concreti di reinserimento sociale.
L’appuntamento nasce da un intreccio di riconoscimenti e di scelte istituzionali. La proposta è stata accolta dal Segretario di Stato per la Giustizia Stefano Canti dopo l’assegnazione, alla regista Francesca Tricarico, del Premio De Sanctis per i Diritti Umani 2025. Un segnale preciso, che valorizza il legame tra cultura, legalità e inclusione.
A dare corpo e voce allo spettacolo sono le protagoniste dell’associazione Per Ananke ETS, fondata nel 2007 dalla stessa Tricarico: attrici donne in misura alternativa ed ex detenute della casa circondariale di Roma Rebibbia. Una scelta che non è semplicemente artistica, ma un vero e proprio strumento di reinserimento. Attraverso la formazione teatrale, le interpreti acquisiscono competenze spendibili anche fuori dalla scena, recuperando fiducia, autonomia e benessere psicofisico.
La storia messa in scena è quella di Olympe de Gouges (1748–1793), intellettuale, drammaturga e attivista francese, figura simbolo della battaglia per i diritti civili durante la Rivoluzione. Il testo è tratto dal romanzo “La donna che visse per un sogno” di Maria Rosa Cutrufelli, e restituisce tutta la forza di una voce che pagò con la vita il proprio impegno.
La Segreteria di Stato per la Giustizia ha scelto di sostenere l’iniziativa sottolineandone l’impatto sociale: una riflessione su detenzione, diritti e autodeterminazione, capace di parlare a studenti e cittadinanza e di contrastare lo stigma che ancora accompagna, in particolare, la detenzione femminile.
L’appuntamento del 28 aprile è aperto al pubblico. L’ingresso è gratuito, con accesso fino a esaurimento posti. Uno di quegli appuntamenti in cui il teatro smette di essere solo intrattenimento per diventare – semplicemente – uno strumento di giustizia.



