Si chiude tra tensioni e accuse il passaggio in Consiglio Grande e Generale sul progetto di legge qualificata per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle presunte responsabilità politiche e amministrative nella gestione di soggetti condannati per abusi sessuali su minori.
Il provvedimento, presentato dalle forze di opposizione, non arriva al voto. A intervenire in Aula è Enrico Carattoni di Repubblica Futura, che annuncia il ritiro del testo, parlando apertamente di delusione per l’atteggiamento della maggioranza.
Secondo Carattoni, la scelta di non proseguire il confronto impedisce di fare luce su una vicenda ritenuta particolarmente rilevante, lasciando irrisolte questioni che l’opposizione considera centrali sul piano politico e istituzionale.
Ancora più dura la posizione di Emanuele Santi di Rete, che interviene richiamando quanto emerso in Ufficio di Presidenza. “Si prende atto che la maggioranza non ha neppure il numero legale per proseguire la discussione” e definisce quanto accaduto “una pagina veramente stucchevole, se non vergognosa” della legislatura, accusando Governo e maggioranza di voler “insabbiare tutto”.
Sulla stessa linea anche Fabio Righi di Domani Motus Liberi, che sottolinea come, a fronte della presenza dell’opposizione in Aula, la maggioranza non sia stata in grado di garantire il numero legale per proseguire i lavori.
Righi precisa però che il ritiro del progetto di legge non rappresenta un passo indietro politico, ma una conseguenza dell’andamento della seduta e della mancanza di condizioni per un confronto effettivo. Secondo l’opposizione, infatti, sarebbe emersa una chiara volontà di respingere ogni proposta di approfondimento sulla vicenda.
Il mancato esame del provvedimento riporta al centro il tema del confronto politico su questioni sensibili e lascia aperto il dibattito sulla gestione di una vicenda che continua a dividere Aula e Paese.




