Due correntisti si ritrovano improvvisamente con i conti svuotati e addirittura in negativo, nonostante disponibilità importanti. Da qui nasce un caso giudiziario di grande rilievo, che vede a processo un ex dipendente della Banca di San Marino con l’accusa di appropriazione indebita per oltre un milione e mezzo di euro.
Come riporta L’informazione di San Marino, i fatti risalgono al periodo attorno al 2020. Nella prima udienza, davanti al Commissario della Legge Antonella Volpinari, il dibattito si è concentrato soprattutto sulla costituzione delle parti civili e sul tema dei risarcimenti già riconosciuti.
La difesa sostiene che le somme già liquidate, anche tramite assicurazione, possano limitare ulteriori pretese economiche. Una lettura contestata dalle parti lese, che parlano invece di risarcimenti solo parziali: a fronte di perdite rilevanti, una parte avrebbe ottenuto circa 650mila euro e l’altra circa 700mila, cifre ritenute comunque inferiori rispetto al danno complessivo.
Secondo quanto emerso, gli accordi sarebbero stati conclusi con la banca e non con l’imputato, che non avrebbe contribuito direttamente ai rimborsi. Le parti civili rivendicano quindi ulteriori danni, anche sul piano personale, evidenziando come la vicenda abbia inciso profondamente sulla loro stabilità economica.
Al centro dell’udienza anche la richiesta della difesa di coinvolgere l’istituto bancario come responsabile civile, ipotizzando una responsabilità condivisa. Il giudice si è riservato di decidere su questo punto, mentre ha respinto la richiesta di celebrare il processo a porte chiuse, ribadendo il principio di pubblicità.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio, segnato da altri casi simili emersi negli ultimi mesi legati allo stesso istituto.




