Intervento del Segretario di Stato per la Giustizia, Stefano Canti, nell’ambito della seduta odierna del Consiglio Grande e Generale del 17 aprile 2026.
Segretario di Stato Stefano Canti: Eccellenze, onorevoli consiglieri, intervengo in merito a questi tre progetti di legge costituzionale che sono stati depositati e che riguardano l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle presunte responsabilità politico-amministrative legate alla vendita di partecipazioni dell’Ente Cassa di Faetano alla società San Marino Group, oltre che al cosiddetto “piano parallelo”. Desidero farlo con il profondo senso di responsabilità che deriva dal ruolo che ricopro, ma soprattutto con il rispetto dovuto alle istituzioni della nostra Repubblica e ai cittadini sammarinesi, i quali si attendono giustamente da noi chiarezza, trasparenza e verità su tutta questa vicenda. Ritengo sia doveroso, innanzitutto, chiarire bene il perimetro del nostro intervento: noi siamo chiamati oggi a valutare esclusivamente i profili di responsabilità politica o amministrativa, e non dobbiamo in alcun modo pensare di sostituirci all’autorità giudiziaria. Su questo punto dobbiamo essere estremamente chiari; il confine deve restare netto, non solo per il doveroso rispetto del nostro ordinamento, ma anche per garantire la credibilità stessa delle nostre istituzioni.
Detto questo, penso che non possiamo assolutamente sottrarci a un’esigenza che considero fondamentale, ovvero fare piena luce sui fatti che hanno riguardato la cessione della quota di maggioranza dell’Ente Cassa di Faetano. Quando sono coinvolti enti di tale rilievo, è inevitabile che si generino interrogativi o ricostruzioni che non sempre sono univoche; in questi casi il silenzio non può essere un’opzione, perché la trasparenza è un dovere, e lo è ancora di più quando è in gioco la fiducia dei cittadini. La vicenda che stiamo esaminando oggi presenta, a mio avviso, elementi di particolare delicatezza: da un lato c’è una scelta strategica, come la cessione di partecipazioni, che per sua stessa natura ha un carattere economico, finanziario e di opportunità; dall’altro lato, però, emerge l’esistenza di questo “piano parallelo”, in riferimento al quale il dirigente del tribunale ha dichiarato che, nel corso delle complesse indagini volte a ricostruire puntualmente i fatti già contestati — parliamo di corruzione privata, amministrazione infedele e riciclaggio — l’autorità giudiziaria è venuta a conoscenza di ulteriori fatti di rilevanza penale ancora più gravi.
Come ho già avuto modo di rilevare tempo fa, è evidente — secondo quanto comunicato ufficialmente dal dirigente del tribunale — che la vicenda abbia ormai travalicato i meri aspetti privati legati alla cessione di partecipazioni societarie, assumendo i connotati di un profilo chiaramente istituzionale e politico. È proprio sul “piano parallelo” che si concentra la mia maggiore preoccupazione ed è su questo che mi auguro possa essere fatta la massima chiarezza. Successivamente alla costituzione di parte civile da parte dell’Eccellentissima Camera per conto del Congresso di Stato, fin da subito, nel mio ruolo di Segretario di Stato per la Giustizia, ho condiviso con la politica il materiale afferente al procedimento penale instaurato presso il tribunale, pur nei limiti imposti dal segreto istruttorio. Ho consegnato ai colleghi del Congresso di Stato e ai membri della Commissione Consiliare per gli Affari di Giustizia — dove, lo ricordo, siedono sia i rappresentanti della maggioranza che quelli dell’opposizione — tutto ciò che era possibile proporre, con l’obiettivo di permettere, in via riservata, ogni più opportuno esame, analisi e valutazione della documentazione riguardante questo caso così delicato.
In riferimento al cosiddetto “piano parallelo”, posso affermare con certezza che, oltre alla normale strategia difensiva portata avanti in tribunale, i soggetti interessati hanno proceduto parallelamente, anche a livello internazionale, con un’azione di discredito del nostro Paese e della nostra Repubblica. Secondo me, la strategia per l’attuazione di questo piano è stata impostata su diversi livelli convergenti: la sottoposizione a forti pressioni delle istituzioni politiche sammarinesi e la fabbricazione di notizie e gossip discreditanti a carico di quegli esponenti politici che gli indagati sapevano essere contrari all’operazione di acquisto delle partecipazioni. A questa attività si è poi affiancato il tentativo di eludere gli esiti delle investigazioni attraverso l’individuazione dell’attività di intercettazione telefonica dei prevenuti, avvalendosi di persone complici. È emersa persino l’esistenza di un’attività volta al dossieraggio che ha riguardato, tra gli altri, anche il dirigente del tribunale e i magistrati incaricati delle indagini. Sono state inoltre poste in essere iniziative per ostacolare l’accordo di associazione tra la Repubblica di San Marino e l’Unione Europea, ed è notizia proprio di questi giorni l’annuncio da parte di Starcom e Cristo della volontà di avviare un arbitrato internazionale contro la Repubblica presso l’ICSID di Washington, chiedendo al Paese un risarcimento danni di ben 150 milioni di euro.
Gli atti secretati delineano un quadro che, vi assicuro, è di gran lunga più complesso di quanto sembri: parliamo di un fascicolo penale di oltre 3.000 pagine, con migliaia di documenti e intercettazioni che indicano chiaramente l’esistenza di iniziative volte a esercitare pressioni per influenzare i procedimenti giudiziari, a ottenere la restituzione di somme sequestrate e a rilanciare operazioni finanziarie di grande impatto. Emergono ipotesi di attività dirette a interferire con processi istituzionali rilevanti, campagne di disinformazione e persino minacce nei confronti di figure istituzionali del nostro Paese. Non stiamo parlando di conversazioni informali o di semplici illazioni, ma di atti di indagine, di intercettazioni e di elementi concreti raccolti nell’ambito di un procedimento giudiziario. Tornando all’istituzione di una commissione d’inchiesta consiliare, il mio invito accorato è quello di mantenere il massimo equilibrio e rigore. Equilibrio perché dobbiamo assolutamente evitare che la commissione si trasformi in uno strumento di scontro politico o, peggio, di delegittimazione reciproca; la credibilità delle istituzioni si tutela anche attraverso il rispetto reciproco fra le forze politiche. Rigore perché l’attività della commissione d’inchiesta dovrà fondarsi esclusivamente su documenti, audizioni e atti verificabili, e non soltanto su suggestioni o ricostruzioni sommarie; solo agendo in questo modo il lavoro potrà essere realmente utile al Paese. Volevo concludere, Eccellenza, ringraziando ed esprimendo la mia vicinanza al dirigente e ai giudici inquirenti del nostro tribunale che stanno lavorando giorno e notte alla ricerca della verità con grande impegno. Mi auguro di poter comunicare presto che siamo ormai prossimi alla conclusione delle indagini, cosa che verosimilmente avverrà entro la fine del prossimo mese di maggio.




