Conti (RF): “Doppia condanna CEDU sul caso Simoncini, violato lo Stato di diritto: il silenzio della politica è una scelta”

da | 15 Apr 2026

Intervento di Sara Conti (RF) nella seduta del Consiglio Grande e Generale del 15 aprile 2026.

Sara Conti (RF): Oggi tornerò sul tema della giustizia, non per ripetere quanto già detto nelle scorse comunicazioni, ma perché abbiamo un elemento nuovo, un elemento decisivo: una seconda sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Simoncini, arrivata proprio pochi giorni fa. La Corte ci dice ancora una volta che San Marino ha violato lo Stato di diritto, ha violato il diritto a un giusto processo e ci dice, ed è il punto più grave, che lo ha fatto attraverso una legge retroattiva adottata mentre un procedimento era in corso. Aggiunge una cosa molto chiara: non c’era alcun interesse generale imperativo che giustificasse quell’intervento. Tradotto in termini politici, perché questo è il punto, quell’intervento non era necessario, non era inevitabile. È stata piuttosto una scelta deliberata che aveva uno scopo ben preciso. E allora oggi il punto non è più giuridico, è politico. E qui dobbiamo avere il coraggio di dire le cose come stanno. Nel 2020 non si è fatta una riforma della giustizia, si è fatto un intervento mirato, un intervento chirurgico che ha inciso su persone, su ruoli, su equilibri. Va detto chiaramente che quando la politica arriva a incidere in modo così mirato sulla composizione della magistratura questo è un problema serio di Stato di diritto. E non lo dico io, lo dice la Corte europea per ben due volte. Mi sono chiesta se situazioni simili si fossero verificate in altri Paesi europei e ho trovato un caso in Ungheria, e parliamo dell’Ungheria di Orbán, che non è certo stata un esempio in termini di rispetto dello Stato di diritto. Ebbene, in quel caso si è intervenuti per rimuovere un vertice della magistratura prima della fine del suo mandato e senza motivazioni, attraverso una modifica legislativa. Il caso è simile, anche se lì si parlava di rimozione diretta, mentre nel caso di Simoncini si è avuta prima la nomina a commissario della legge e poi la retrocessione, sempre sulla base di una norma retroattiva che ormai è chiaro a tutti essere illegittima e che fu voluta dalla maggioranza di allora. Poi, nel ruolo di uditore nel quale era stato ingiustamente relegato, Simoncini è stato fatto oggetto di una serie di azioni disciplinari che sono poi oggetto della seconda sentenza della Corte europea. Ebbene, dicevo, nel caso ungherese la comunità internazionale ha parlato apertamente di rischio per lo Stato di diritto. Qui invece, a San Marino, cosa è successo? Cosa sta succedendo? Tutto tace. Nessun terremoto politico, nessuna assunzione di responsabilità, nessun vero dibattito, nulla. E allora io vi faccio una domanda molto semplice: dove sono oggi i membri della maggioranza che votarono compatti quella legge di interpretazione autentica? Cosa pensano di queste due sentenze? Cosa ne pensa l’ex Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini? Perché la politica non ne parla? Va tutto bene secondo voi? Io credo che in qualsiasi democrazia matura una doppia condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo su un tema così delicato farebbe tremare un governo, farebbe discutere almeno un Parlamento, farebbe aprire una riflessione politica seria. Qui invece no. Qui si parla addirittura di fare ricorso alla Grande Camera, come se il problema fosse la sentenza e non ciò che è stato fatto allora. E allora permettetemi di dire con chiarezza che il problema non è Strasburgo, il problema è quello che è accaduto qui, proprio in quest’Aula, nel 2020, perché la Corte non ha fatto altro che applicare un principio elementare: la legge non si cambia retroattivamente per incidere su situazioni individuali, non si cambia per vincere una battaglia politica, non si cambia per regolare conti istituzionali. E invece questo è esattamente ciò che è avvenuto. Oggi serve una valutazione politica e serve anche, mi permetto di dirlo, un minimo di responsabilità, perché qui non siamo di fronte a un errore tecnico, ma a una scelta, una scelta difesa, rivendicata, portata avanti con una narrazione molto precisa, che ha distorto la realtà per scopi politici, fino al punto che il governo appena insediatosi nel gennaio 2020 si sentì autorizzato ad approvare una norma che, attraverso un’interpretazione autentica, ridefinì le regole e procedette con una rimozione selettiva solo di alcuni magistrati, mantenendo valide altre decisioni. Non si tratta di un controllo totale della magistratura, ma di qualcosa di più sottile, che potremmo chiamare ingegneria istituzionale mirata attraverso il diritto. Oggi però quella narrazione portata avanti dal governo nel 2020 per giustificare questo intervento crolla, crolla inesorabilmente sotto il peso di due sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. E allora sì, lo dico senza giri di parole: di fronte a tutto questo almeno una riflessione si dovrebbe aprire, perché il rischio è molto alto, ed è che passi l’idea che tutto questo sia normale. Mi hanno colpito, a tal proposito, alcuni passaggi del discorso di inizio mandato degli Eccellentissimi Capitani Reggenti, che voglio ringraziare per le parole utilizzate, parole profonde, significative e ricche di pathos. Mi sono appuntata tre frasi che sono molto centrate sul tema che ho trattato e ve le voglio rileggere: “In quest’Aula si rivela la qualità della nostra democrazia”; “scegliere di riaprire un dibattito e mettere in discussione è un atto di forza istituzionale”; “la democrazia si fonda sul limite”; e ancora “l’equilibrio tra i poteri richiede custodia costante”. E allora, alla luce di queste parole appena pronunciate dalle Loro Eccellenze, ora mi rivolgo ai miei colleghi e alle mie colleghe, alla politica, perché spetta alla politica decidere cosa fare di fronte a queste due sentenze. Si può far finta di niente oppure si può avere il coraggio di guardarle in faccia. Ma una cosa è certa: oggi il silenzio non è neutralità, è una scelta.

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