Prosegue l’escalation militare in Medio Oriente tra Iran, Stati Uniti e Israele, con nuovi attacchi e una crescente tensione che coinvolge diversi Paesi della regione. Negli ultimi giorni le forze statunitensi e israeliane hanno intensificato i raid aerei contro obiettivi strategici in Iran, colpendo anche depositi e infrastrutture energetiche nell’area di Teheran. 
Secondo fonti internazionali, si tratta della prima volta dall’inizio del conflitto che vengono presi di mira impianti petroliferi nella capitale iraniana, provocando incendi di vasta portata e pesanti danni alle strutture colpite. 
Teheran ha risposto con lanci di missili e droni contro Israele e contro installazioni militari statunitensi nella regione, oltre che contro infrastrutture nei Paesi del Golfo che ospitano basi americane. 
Nel frattempo l’Iran ha nominato Mojtaba Khamenei, figlio della precedente Guida Suprema Ali Khamenei, come nuovo leader del Paese dopo la morte del padre nei primi giorni del conflitto. La scelta è considerata da molti osservatori un segnale di ulteriore irrigidimento politico e militare da parte della Repubblica islamica. 
Il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato i risultati delle operazioni militari, sostenendo che gran parte delle capacità navali e aeree iraniane sia stata duramente colpita, mentre le autorità di Teheran promettono una risposta sempre più dura. 
Il conflitto, ormai esteso a più fronti del Medio Oriente, sta già producendo forti ripercussioni economiche globali, con il prezzo del petrolio tornato sopra i 100 dollari al barile e crescenti timori per la sicurezza delle rotte energetiche nel Golfo Persico. 
La comunità internazionale continua a chiedere una de-escalation, ma al momento non emergono segnali concreti di negoziato tra le parti.




