Di seguito l’intervento integrale pronunciato ieri in Consiglio Grande e Generale dal consigliere Nicola Renzi (Repubblica Futura) nel corso del dibattito seguito all’annuncio del completamento della procedura di approvazione dell’Accordo di associazione tra San Marino e l’Unione europea.
Nicola Renzi (RF): «Ci tengo davvero a dire fin dall’inizio di questo mio intervento che oggi è un giorno lieto, un giorno di festa; io lo vivo proprio così e ripenso a quando tutto questo percorso è partito. Credo che tutti noi, sia chi l’ha potuto maneggiare da vicino sia chi l’ha seguito da lontano, ci rendessimo conto fin dall’inizio di quanto questo traguardo sembrasse un sogno o un’utopia, insomma una cosa davvero difficile da raggiungere.
Ieri, quando abbiamo ricevuto la notizia ufficiale, in commissione si è creato un clima bellissimo ed è scoppiato un applauso che credo fosse molto sentito da parte di tutti i commissari presenti. È difficilissimo ripercorrere tutte le tappe a memoria, ma ci tengo a ricordare chi ha voluto intravedere questo cammino fin dall’inizio.
La cosa più bella è stata che, fin da subito, c’è stata la volontà del Paese di fare sistema; ricordo ad esempio la collega Antonella Mularoni e quel gruppo di liberi professionisti che, insieme ai dipendenti e ai funzionari pubblici, avevano dato la loro disponibilità gratuita per iniziare lo studio preliminare. È stato proprio quel lavoro a portarci a imboccare, tra le cinque proposte allora sul tavolo, la strada dell’accordo di associazione.
Poi il lavoro è continuato negli anni e oggi credo che bisogna davvero ringraziare chi ci ha lavorato in prima persona, come Pasquale Valentini e Luca Beccari. Sono contento anche personalmente che sia proprio lui a mettere questa firma sull’accordo, facciamo pure tutti gli scongiuri del caso, ma è un traguardo fondamentale.
Vorrei ringraziare infinitamente tutte le persone coinvolte: i collaboratori nelle segreterie di Stato, i collaboratori politici, i consulenti esteri anche stranieri, i dipendenti, i funzionari del corpo diplomatico, i responsabili del dipartimento esteri e tutti coloro che nella pubblica amministrazione hanno partecipato ai gruppi di lavoro. Sono loro che hanno reso possibile, tempo per tempo, portare avanti un negoziato così complesso.
Tutti dovrebbero ricordarsi che vedere un piccolo Paese come la nostra Repubblica affrontare un negoziato con i servizi dell’Unione Europea non è affatto scontato; io posso testimoniare che in molte occasioni abbiamo davvero ben figurato in queste sedi e dovremmo andarne fieri.
Facciamo però un passo avanti. Questo è certamente il momento della felicità, ma non possiamo negare che questo passaggio sarebbe potuto arrivare anche prima. Qualcosa è successo nell’immediato presente e, anche se non ne parlerò approfonditamente in questo comma comunicazioni perché avremo altre sedi per farlo, è un aspetto che non possiamo assolutamente nascondere.
L’ho detto anche in commissione esteri: la questione del veto della Bulgaria è emersa in modo particolare. Da questi microfoni abbiamo trattato la vicenda in maniera un po’ schizofrenica, definendo prima i bulgari come interlocutori serissimi e poi usando frasi che non oso nemmeno ripetere in quest’aula.
Questo atteggiamento dovrà essere oggetto di approfondimenti per riuscire a capire definitivamente cosa sia successo e il grandissimo rischio che abbiamo corso; il percorso che abbiamo intrapreso poteva essere messo in difficoltà in modo irreversibile.
Oggi non è affatto la fine, anzi è l’inizio di un percorso che finalmente possiamo compiere, anche se sarà difficilissimo. Dobbiamo lavorare alacremente per vedere a che punto siamo con i testi di legge prodotti e con quelli che saranno da produrre per confrontarci.
C’è poi l’altro aspetto fondamentale del “clarifying addendum” sul sistema bancario e finanziario. Io sono convintissimo che uno dei motivi principali per cui facciamo questo accordo sia proprio mettere in sicurezza e rilanciare il nostro sistema bancario e finanziario.
Sul metodo, però, vorrei dire qualcosa. Sono d’accordo con molte riflessioni espresse dal consigliere Luca Lazzari, ma su un punto non mi trovo o forse dovremmo capirci meglio. Lui ha citato dei poteri che ancora non vogliono l’accordo e io penso che sarebbe molto utile se un giorno iniziassimo a dirci chiaramente, qui in aula, da chi sono incarnati questi poteri.
Il consigliere Lazzari ha detto che questi poteri oggi hanno perso, ma il problema è che potrebbero ancora vincere se non saremo capaci di agire con trasparenza, determinazione e forza. L’accordo di associazione può essere ancora a rischio, non perché qualcuno si metta di traverso, ma perché potremmo non essere in grado di affrontare il percorso.
Cosa bisogna fare allora? In commissione finanze è stato prodotto un ordine del giorno molto rilevante su tematiche che però la commissione stessa ha deciso di tenere segreto, quindi non posso parlarne qui al microfono del Consiglio Grande e Generale. Vi rendete conto? Non può essere questo il modo di lavorare per l’accordo di associazione, tenendo segreti gli ordini del giorno.
Io non temo chi porta avanti apertamente un’idea diversa, sostenendo che l’accordo non sia un bene; è normale che in democrazia ci siano visioni differenti, basta giocarla a viso aperto sul merito delle questioni.
Temo invece chi ha tentato più volte, in diverse legislature, di boicottare l’accordo con strumenti discutibili, magari screditando il Segretario di Stato di turno per screditare l’intero percorso. Siamo a volte così provinciali da identificare l’accordo con Luca Beccari o con chi c’era prima.
Non può essere così ed è contro queste visioni che dobbiamo combattere, convinti di poter spiegare a chiunque la bontà di questa scelta.
Concludo su due punti. Primo: l’accordo è un atto politico, certo, ma è soprattutto l’accordo commerciale più complesso che l’Unione Europea abbia mai siglato con un insieme di Stati, e questo va ricordato.
Secondo: questo accordo dovrebbe essere salutato con favore proprio da chi ha più paure verso l’Unione Europea. Il paradosso è che l’accordo ci dà gli strumenti giuridici e i tavoli tecnici per avere un confronto che oggi ci è precluso.
Oggi, se vogliamo parlare con l’Unione, dobbiamo quasi pregare per un incontro; da domani potremo pretenderlo in virtù dell’accordo. Questo è il dato più significativo: non si tratta di Europa “buona” o “cattiva”, ma di trovare la migliore collocazione per relazionarci con una realtà giuridica che necessariamente ci contiene.
Se qualcuno ha altri strumenti ce li dica, ma intanto possiamo essere felici che si concluda questa prima parte faticosissima. Inizia ora una pagina nuova, un lavoro enorme che spero sarà portato avanti soprattutto dai giovani sammarinesi che vogliono impegnarsi a costruire il loro Paese futuro.»





