Il Consiglio Grande e Generale torna a riunirsi nella giornata di venerdì 15 maggio 2026.
Nel comma 7 il Consiglio affronta il progetto di legge di iniziativa popolare sulla fibromialgia, presentato da Martina Bianchi, insieme a oltre 30 Istanze d’Arengo sullo stesso tema. Il dibattito restituisce un quadro condiviso sulla necessità di non sottovalutare la sofferenza dei pazienti, ma anche una forte attenzione a non creare sovrapposizioni normative, automatismi e trattamenti differenziati rispetto ad altre patologie croniche o invalidanti.
La proponente presenta la fibromialgia come una sindrome dolorosa cronica, complessa e spesso invisibile, che altera profondamente la vita quotidiana, sociale e lavorativa delle persone. Ricorda che è conosciuta come “la malattia dei 100 sintomi” e chiede una legge capace di dare dignità, cura, riconoscimento e tutele concrete ai cittadini affetti da questa patologia.
Il Segretario di Stato Stefano Canti riconosce la delicatezza del tema, ma ricorda che San Marino ha già approvato la legge n.10 del 2024 ed è “uno dei primi Stati al mondo” ad aver adottato una normativa specifica. Precisa che i soggetti diagnosticati sono 327, che esiste un PDTA dedicato e che il Governo propone di respingere le istanze perché anticipano in modo disomogeneo contenuti già presenti nel progetto di legge. Andrea Ugolini (PDCS) invita a mantenere un approccio di equilibrio e ad affidarsi alle valutazioni tecniche dei medici, ricordando che la politica deve occuparsi di tutti i malati con criteri di equità. Sottolinea che l’ondata di istanze non va sottovalutata, perché rappresenta una richiesta d’aiuto da parte di cittadini che chiedono risposte. Maria Donatella Merlini (PSD) riconosce il valore umano dell’iniziativa e il lavoro delle associazioni, ma critica l’uso delle numerose istanze come strumento di pressione. Per lei la legge del 2024 è un punto di partenza da rafforzare, evitando però “sovrapposizioni, incertezze applicative e tempistiche che rischiano di essere più simboliche che reali”. Miriam Farinelli (RF) descrive la fibromialgia come una patologia reale, complessa e invalidante, pur difficile da diagnosticare. Propone di guardare oltre il singolo caso e immaginare una legge quadro sulle malattie neurologiche, neurodegenerative e sulla fibromialgia, perché “l’assenza di segni visibili non può tradursi nella negazione dei diritti”. Mirko Dolcini (D-ML) evidenzia la confusione che ancora circonda diagnosi, cure e risposte istituzionali. Pur non apprezzando il deposito di tante istanze, lo interpreta come “un grido d’aiuto” e chiede attenzione su alcuni punti specifici, tra cui quota lavorativa, programmi sociosanitari, campagne informative e problemi legati ai farmaci e alla guida. Emanuele Santi (Rete) sposta l’attenzione sulle responsabilità della politica, ricordando che il progetto di legge era stato depositato il 15 settembre e sarebbe dovuto arrivare in Aula entro 60 giorni. Chiede la relazione promessa dal tavolo di lavoro e insiste sul tema dei farmaci che possono rendere positivi ai test di guida, perché così si rischia di comprimere diritti fondamentali.
Dalibor Riccardi (Libera) ringrazia i promotori e riconosce che San Marino ha già avviato un percorso importante con la legge del 2024. Invita però a mantenere il tema in costante aggiornamento, dentro la Commissione e nei tavoli tecnici, perché la fibromialgia richiede risposte progressive, fondate sulle evidenze scientifiche e attente alla qualità della vita. Iro Belluzzi (Libera) sostiene la necessità di occuparsi seriamente della fibromialgia, ma respinge l’idea di consentire automaticamente la guida o attività lavorative rischiose sotto farmaci che possono ridurre l’attenzione. Propone invece interventi tecnici, studi epidemiologici, score di gravità e anche soluzioni pratiche. Michela Pelliccioni (indipendente) insiste sulla complessità della malattia e sulla cautela necessaria quando si parla di lavoro, smart working e diritti automatici. Rammenta che “le complessità sul tavolo rispetto alle malattie degenerative e invalidanti sono molteplici” e cita il problema dei “malati oncologici”. Critica nettamente l’uso delle oltre 30 istanze d’Arengo, definendolo un abuso di uno strumento fondamentale di democrazia diretta e una modalità “inaccettabile”. Gaetano Troina (D-ML) riconosce che la prima legge sulla fibromialgia è stata importante ma incompleta. Comprende la frustrazione dei promotori per i ritardi e chiede che in Commissione si lavori a una norma efficace ed equilibrata, valutando anche il tema dei farmaci e della guida senza generalizzazioni. Gian Nicola Berti (AR) richiama il principio di uguaglianza tra cittadini e tra malattie, sostenendo che non si può creare una legge per ogni singola patologia. Apprezza l’impegno dei promotori, ma ritiene che idoneità alla guida, assistenza e valutazioni sanitarie debbano essere affidate ai medici, non stabilite direttamente per legge. Matteo Casali (RF) ringrazia i proponenti e afferma che la fibromialgia è una malattia invalidante, ma auspica in prospettiva un testo unico sulle malattie invalidanti e sulla disabilità temporanea o permanente. Pur riconoscendo l’uso eccedente delle istanze, invita la politica a fare prima autocritica sui ritardi e sulla scarsa attuazione delle istanze accolte. Fabio Righi (D-ML) sostiene che il progetto di legge non sia soltanto una norma sanitaria ma “una scelta di civiltà istituzionale”. Sottolinea che “la salute non è solo cura, ma è anche la capacità dello Stato di evitare che una malattia degeneri in marginalizzazione sociale” e invita il Consiglio a lavorare rapidamente affinché la legge non resti soltanto sulla carta ma diventi realmente operativa.
Giovanna Cecchetti (indipendente) riconosce che sulle oltre 30 istanze d’Arengo “c’è stato un uso improprio dello strumento”, ma comprende la volontà dei promotori di accelerare la discussione sul progetto di legge. Sottolinea la complessità della patologia, con diagnosi che arrivano anche “dai cinque ai sette anni”, e richiama l’attenzione sui problemi legati ai farmaci psicotropi, soprattutto rispetto a guida, sicurezza sul lavoro e fascicolo sanitario. Gemma Cesarini (Libera) definisce la fibromialgia “una patologia spesso invisibile ma profondamente reale” e collega il clima del dibattito alla “mancanza di ascolto” vissuta da molti pazienti. Per Cesarini il progetto deve rafforzare percorsi di cura, sostegno e dignità delle persone malate, ricordando che “il messaggio umano che si voleva trasmettere non deve essere ignorato”. Maria Katia Savoretti (RF) evidenzia che il riconoscimento del 2024 è stato un passo avanti, ma che “dall’applicazione di quella legge oggi emergono ancora criticità e lacune”. Sulle oltre 30 istanze d’Arengo parla di “un grido d’allarme, una richiesta di aiuto”, ricordando che il progetto di legge “è rimasto chiuso in un cassetto per nove mesi”.
Andrea Menicucci (RF) sostiene che la fibromialgia non sia solo un tema sanitario, ma una questione che incide “sulla capacità di inclusione sociale” e soprattutto lavorativa delle persone. Difende la scelta delle oltre 30 istanze d’Arengo definendola “una provocazione”, ricordando che senza quella pressione “oggi probabilmente non staremmo discutendo questo progetto di legge”. Maria Luisa Berti (AR) apprezza l’iniziativa legislativa popolare e riconosce l’attenzione mostrata dal Paese con la legge del 2024, ma ribadisce che “non esistono malattie di serie A e malattie di serie B”. Critica invece “l’abuso” delle numerose istanze d’Arengo, ritenendo che non sia stato “rispettoso delle istituzioni”. “Vi chiedo scusa – dice Nicola Renzi (RF), rivolgendosi direttamente ai firmatari – perché la legge che avete presentato non è stata presa in carico da quest’Aula e dalle istituzioni del nostro Paese nei tempi e nei modi in cui si sarebbe dovuto fare”. Renzi sostiene che i malati di fibromialgia non chiedano privilegi ma regole chiare, soprattutto rispetto agli effetti dei farmaci sulla vita quotidiana e lavorativa. Ilaria Baciocchi (PSD) invita a tenere insieme “il rispetto delle istituzioni e degli strumenti democratici” con “il rispetto delle persone che soffrono davvero”. Definisce la fibromialgia “una patologia particolare, difficile, complessa, perfino sfuggente” e avverte che la politica deve unire “umanità e rigore”, evitando sia i pregiudizi sia possibili abusi del sistema. Aida Maria Adele Selva (PDCS) considera sia il progetto di legge sia le istanze “una provocazione per chiedere aiuto e tenere alta l’attenzione su questa problematica”. Ricorda però che San Marino “è diventato uno dei primi Stati al mondo dotato di una specifica normativa” e ribadisce che il gruppo di lavoro istituito dal Governo sta continuando ad approfondire il tema.
Nella replica finale Martina Bianchi ringrazia il Consiglio per gli interventi e spiega che il progetto nasce “dal bisogno di mettersi in campo in prima persona per colmare quei vuoti che complicano la vita dei malati fibromialgici”. Sulle numerose istanze d’Arengo ammette che “erano tante”, ma osserva che “tanto forte è stato anche il sentimento di essere ignorati” rispetto ai tempi previsti per la discussione del progetto di legge.
Concluso il dibattito, vengono messe in votazione, singolarmente, le Istanze sul tema della fibromialgia. Tutte le Istanze sono respinte.





