Il movimento politico Demos interviene sul contesto internazionale con un comunicato che richiama alla necessità di una riflessione politica e sociale più ampia, rivolta sia al Consiglio Grande e Generale sia alla cittadinanza sammarinese.
“Demos invita il Consiglio Grande e Generale e la cittadinanza a una riflessione politica e sociale più profonda, alla luce di una situazione internazionale che desta crescente preoccupazione – si legge nel comunicato –”.
Nel testo viene evidenziato come il contesto globale stia cambiando, superando le categorie tradizionali. “La realtà politica di oggi ha superato le vecchie categorie. Ridurre tutto a “destra” o “sinistra” non è solo insufficiente: è un’illusione – si legge – il potere si muove su piani meno visibili […] mentre l’opinione pubblica viene intrappolata in una polarizzazione sterile”.
Demos sottolinea inoltre il rischio di una progressiva normalizzazione dei conflitti. “La narrazione dominante normalizza l’inaccettabile: la guerra diventa “strumento di pace”, la violenza “necessità”, la sofferenza “effetto collaterale” – si legge – e così, poco alla volta, ci anestetizziamo e smettiamo di fare domande”.
Nel comunicato viene ribadita una posizione netta sul valore della vita umana. “Non schierarsi per appartenenza, ma restare fedeli a un principio più semplice e radicale: la vita umana non è negoziabile. Mai”.
Il movimento propone anche un ruolo attivo per la Repubblica di San Marino nello scenario internazionale. “Anche un piccolo Stato può fare più di quanto sembri. Può esprimere una posizione ufficiale chiara e coerente, promuovere iniziative diplomatiche – si legge – può scegliere di mantenere viva una voce diversa”.
In particolare, Demos avanza una proposta concreta in sede internazionale. “San Marino potrebbe fare un passo in più […] potrebbe farsi promotore di una risoluzione che inviti tutti gli Stati membri a sancire nelle proprie Costituzioni un principio semplice e vincolante: la guerra di aggressione è un crimine contro l’umanità”.
Il comunicato richiama anche i rischi di un progressivo adattamento ai conflitti. “Il rischio, oggi, è quello della “rana bollita”: un processo lento […] in cui ci si abitua gradualmente all’inasprirsi dei conflitti – si legge – quando ci si accorge che la temperatura è ormai insostenibile, è troppo tardi”.
Infine, viene evidenziato il ruolo dell’Europa in questo scenario. “L’Europa si muove […] tra dipendenze strategiche, fragilità politiche e difficoltà nel mantenere una posizione autonoma – si legge – il silenzio pesa quanto le parole”.
Il documento si chiude con un richiamo al valore universale della pace. “Non esiste pace costruita sulla morte che possa davvero chiamarsi pace – conclude Demos – se perdiamo anche questo […] è l’essere umano che si è perso”.




