Da “consigliere di comodo” a “teleguidata”: Pelliccioni incassa l’attacco di DML e lo restituisce come un caso di sessismo politico — poi su Facebook fa il pieno di consensi

da | 14 Lug 2026

La consigliera indipendente non replica nel merito: prende le parole del movimento, le porta all’estremo e le trasforma in un autoritratto ironico. Il registro cambia, il bersaglio pure. E il post diventa il commento politico più letto della giornata.

C’è un modo elegante per vincere una polemica: non rispondere alle accuse, ma indossarle. È esattamente quello che ha fatto Michela Pelliccioni dopo il comunicato con cui Domani Motus Liberi aveva liquidato le sue osservazioni sull’Accordo di Associazione come «un attacco politico scomposto e palesemente strumentale», arrivando a definirla «consigliere di comodo» della Democrazia Cristiana, usata per veicolare posizioni altrui «con un curioso tempismo ad orologeria».
Il merito, per ora, resta sullo sfondo. Pelliccioni aveva sollevato una contraddizione precisa: DML è vicina al gruppo ECR, il cui esponente Stefano Cavedagna sta sostenendo per vie diplomatiche il percorso europeo di San Marino, eppure il movimento continua a rilanciare l’ipotesi di un referendum sull’Accordo. Sostegno dichiarato da una parte, freno a mano tirato dall’altra.
La replica del movimento, però, non ha discusso quella tesi. L’ha spostata sulla persona. E qui Pelliccioni ha cambiato le regole del gioco. Invece di controbattere punto per punto, ha affidato a Facebook un autoritratto al vetriolo: «Sono “teleguidata”, incapace di intendere e di volere, cerco disperatamente visibilità e faccio propaganda». Poi il colpo: «sono Dottoressa (sia mai possa essere chiamata Consigliere o Avvocato!) e pure ragazza madre».
È in quelle parentesi che si nasconde il vero messaggio.

L’accusa di essere un semplice “veicolo” di ragionamenti altrui — declinata al femminile — diventa, nel suo racconto, l’ennesimo capitolo di «una certa cultura dura a morire». Non una difesa politica, ma la denuncia di uno stereotipo: la donna che pensa con la testa di qualcun altro, e che va ridimensionata nel titolo prima che nel merito.
La chiusura è la parte più studiata: «Tutto sommato… poteva andarmi molto peggio. Tranquilli, continuerò a deluderli». Nessuna vittimizzazione, nessun tono offeso. Solo ironia, che nel dibattito sammarinese è un’arma rara.
Il risultato lo hanno decretato gli utenti: centinaia di “mi piace”, decine di commenti di sostegno, e un botta e risposta che dall’aula si è spostato sulla bacheca — dove, va detto, Pelliccioni ha giocato in casa.

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