Si chiude con un nulla di fatto, per ora, il confronto in Consiglio Grande e Generale sul caso del cittadino sammarinese condannato in Italia per violenza su minori. L’aula si è spaccata sulla proposta delle opposizioni di istituire una commissione d’inchiesta politica, con la maggioranza che ha bocciato i primi articoli del progetto di legge.
Il nodo resta sempre lo stesso: quale strumento utilizzare per fare chiarezza sulla vicenda. Da un lato le forze di opposizione, che chiedono un’indagine politica per accertare eventuali responsabilità istituzionali; dall’altro Governo e maggioranza, che tirano dritto sulla linea già tracciata, confermando la commissione tecnico-amministrativa come via principale.
Nel corso del dibattito sono emerse tensioni forti. Le opposizioni hanno insistito su un punto preciso: capire cosa sia accaduto tra luglio e agosto dello scorso anno, ovvero nel periodo in cui l’uomo, nonostante la condanna definitiva in Italia, ha continuato a lavorare a contatto con minori. Da qui l’accusa di voler fare piena luce sulle responsabilità politiche.
Di contro, la maggioranza ha respinto le critiche, parlando di strumentalizzazione della vicenda e difendendo l’impostazione tecnica dell’indagine già avviata. Il confronto si è fatto via via più acceso, segnando una distanza netta tra le parti.
L’esame del provvedimento, però, non è stato completato. La seduta si è interrotta per lasciare spazio ad altri temi, tra cui l’avvio della discussione sul Daspo sammarinese, misura pensata per vietare l’accesso agli eventi sportivi ai soggetti ritenuti pericolosi, anche alla luce degli episodi registrati durante il Rally Legend.
Il confronto resta quindi aperto. Oggi il Consiglio torna a riunirsi, con i lavori che riprenderanno proprio dai punti rimasti in sospeso, in un clima che si preannuncia ancora teso.




