Ampio e acceso confronto in Consiglio Grande e Generale sulla proposta di istituire una commissione consiliare d’inchiesta relativa alla vicenda della cessione delle quote di Banca di San Marino e al cosiddetto “piano parallelo”. Il dibattito, protrattosi per l’intera seduta pomeridiana, ha evidenziato una forte contrapposizione tra maggioranza e opposizione soprattutto su composizione, tempistiche e incompatibilità dei membri della futura commissione. Nel corso della discussione non sono mancati momenti di forte tensione politica, accuse reciproche e richiami alla tutela delle istituzioni e del percorso di associazione della Repubblica all’Unione Europea.
Ad aprire il confronto è stato Fabio Righi (Domani-Motus Liberi), che ha parlato di una situazione “surreale, grottesca e molto pericolosa a livello istituzionale”, accusando parte della maggioranza e in particolare la Democrazia Cristiana di voler “blindare” la commissione. “Qui non discutiamo di posizioni politiche contrapposte, ma della tenuta dello Stato di diritto”, ha affermato, contestando l’assenza di una composizione paritetica e la scelta di posticipare l’avvio dei lavori al primo settembre.
Sulla stessa linea Sara Conti (Repubblica Futura), secondo cui “l’atteggiamento della maggioranza è penoso e non sta in piedi”, mentre Gian Matteo Zeppa (Rete) ha definito “gravissima” la decisione della maggioranza di presentare una mozione d’ordine per evitare la discussione del progetto di legge dell’opposizione. “Siamo in una ‘democratura’ alla Orbán”, ha dichiarato, sostenendo che la commissione dovrebbe partire immediatamente e con criteri di assoluta pariteticità.
La maggioranza ha respinto le accuse. Manuel Ciavatta (Pdcs) ha sostenuto che “nessuno qui vuole assolutamente una democratura”, rivendicando la volontà condivisa di fare chiarezza. Gian Nicola Berti (Alleanza Riformista) ha criticato “le sentenze già emesse dall’opposizione”, parlando di “clima molto infelice” e sostenendo che la commissione rischia di trasformarsi “in una mera dialettica politica per colpire l’avversario”.
Nel corso del dibattito generale più consiglieri di opposizione hanno insistito sulla necessità di separare il piano giudiziario da quello politico. Matteo Casali (Rf) ha definito “infondate” le tesi della maggioranza sulla sovrapposizione con le indagini della magistratura. “La pariteticità è un patto di lealtà preventivo”, ha detto, accusando la Dc di voler entrare in commissione “con l’elmetto”.
Anche Nicola Renzi (Rf) ha parlato di “commissione blindata”, sostenendo che la scelta della composizione proporzionale rappresenti “una tutela politica di interessi specifici”. Duro anche Enrico Carattoni (Rf), secondo cui “la maggioranza vuole evitare il confronto sistematicamente grazie alla forza dei numeri”.
Dalla maggioranza sono arrivate invece aperture limitate sulle incompatibilità, ma non sulla composizione. Oscar Mina (Pdcs) ha spiegato che la formula proporzionale è stata scelta “per garantire stabilità e funzionalità pratica ai lavori”, mentre Luca Lazzari (Psd) ha sostenuto che “la commissione non può essere trasformata in uno strumento destabilizzante”. Gerardo Giovagnoli (Psd), già presidente di precedenti commissioni d’inchiesta, ha definito questa vicenda “molto più delicata rispetto al passato”, evidenziando il rischio di ricadute sul sistema bancario e sul percorso europeo di San Marino.
Il Segretario Federico Pedini Amati ha parlato di “uno dei più grandi danni d’immagine subiti dal Paese”, affermando di non aver “mai creduto veramente alle commissioni d’inchiesta” e sostenendo che “l’unico che può fare chiarezza è il tribunale”. Il Segretario Andrea Belluzzi ha invece auspicato “una relazione unica e condivisa”, invitando a utilizzare la commissione anche per rafforzare gli strumenti di controllo sugli investimenti internazionali. Il Segretario Rossano Fabbri ha sottolineato la necessità di “preservare imparzialità anche apparente” nei lavori della commissione, sostenendo che “chi è citato negli atti non dovrebbe essere chiamato a giudicare”. Una posizione contestata dall’opposizione, con Sara Conti che ha definito “gravissimo” il riferimento ai consiglieri di opposizione “citati negli atti”.
Mirko Dolcini (Domani-Motus Liberi) ha definito la situazione “un appassionante thriller con continui colpi di scena”, sostenendo che “questa non è affatto una finzione cinematografica: è una storia tragicamente vera e rappresenta l’ennesima brutta pagina per il nostro Paese”. Guerrino Zanotti (Libera) ha invitato ad abbassare i toni dello scontro, sottolineando che “continuare a guardare indietro per alimentare lo scontro politico è poco utile”. Luca Boschi (Libera) ha richiamato tutte le forze politiche alla responsabilità istituzionale: “Dovremmo essere capaci di toglierci la casacca politica”, ha detto, aggiungendo che “se già oggi indichiamo colpevoli o esiti finali, non ci stiamo comportando da commissari”.
Giovanna Cecchetti, consigliere indipendente di maggioranza, ha parlato della necessità di “lavorare senza pregiudizi o preconcetti”, ribadendo che il compito della commissione dovrà essere anche quello di “rafforzare gli anticorpi normativi affinché certi fatti non si ripetano”. Andrea Menicucci (Repubblica Futura) ha ricordato come l’opposizione avesse chiesto chiarimenti “sin dalle prime avvisaglie dell’acquisizione delle quote di maggioranza dell’istituto bancario”. Aida Maria Adele Selva (Pdcs) ha insistito sul rischio di sovrapposizione tra politica e magistratura: “La commissione non deve assolutamente sovrapporsi alle indagini del tribunale”, ha affermato, ribadendo che “chi ha sbagliato si assumerà le sue responsabilità”.
Gian Carlo Venturini (Pdcs) ha respinto le accuse rivolte alla maggioranza: “La Democrazia Cristiana la commissione d’inchiesta la vuole eccome”, ha dichiarato, sostenendo che l’obiettivo sia “fare piena luce sulla vicenda” senza interferire con il lavoro della magistratura. Maria Luisa Berti (Alleanza Riformista) ha rivendicato il ruolo del suo movimento nella nascita del percorso legislativo: “Come Alleanza Riformista siamo stati i primi a depositare un progetto di legge per la commissione d’inchiesta”. Berti ha inoltre invitato tutte le forze politiche “a lavorare con responsabilità e ricerca della verità”. Matteo Rossi (Psd) ha definito centrale la tutela della reputazione internazionale della Repubblica: “San Marino vive di credibilità, standing e affidabilità internazionale”, ha detto, sostenendo che la commissione dovrà accertare “se qualcuno abbia anteposto i propri interessi all’interesse nazionale”.
Iro Belluzzi (Libera) ha parlato della vicenda come di “un grande fallimento”, spiegando che “quello che è accaduto intorno alla Banca di San Marino avrebbe dovuto essere festeggiato”, ma che il Paese “non aveva gli strumenti per fare una verifica reale e puntuale” sugli investitori internazionali.
Al centro dello scontro anche la mozione d’ordine presentata dalla maggioranza per soprassedere alla discussione del progetto di legge dell’opposizione e procedere direttamente all’esame del testo condiviso dalla coalizione di governo. La decisione ha provocato dure proteste. “Un atto profondamente antidemocratico”, lo ha definito Emanuele Santi (Rete), mentre Giovanni Maria Zonzini (Rete) ha parlato di “declino della democrazia parlamentare”. Di diverso avviso Massimo Andrea Ugolini (Pdcs), secondo cui la mozione era necessaria “per efficientare il dibattito consiliare ed evitare ripetizioni”.
Nel corso dell’esame dell’articolato, la maggioranza ha respinto gli emendamenti dell’opposizione che chiedevano una composizione paritetica della commissione e criteri più stringenti sulle incompatibilità. Ampio confronto si è sviluppato in particolare sulle date di riferimento per l’esclusione dei membri del CCR e dei collegi sindacali. La maggioranza ha proposto di fissare il limite al primo gennaio 2020, nel tentativo di trovare una mediazione, ma l’opposizione ha parlato di “norme sartoriali” costruite “per escludere soggetti specifici”.
I lavori riprenderanno domani pomeriggio alle 13:00.
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