Si è conclusa con la richiesta di ergastolo con tutte le aggravanti la lunga requisitoria del pm Daniele Paci nel processo per l’omicidio di Pierina Paganelli. Per l’accusa, Louis Dassilva avrebbe ucciso la donna per evitare che emergesse la relazione con la nuora della vittima, Manuela Bianchi, circostanza che avrebbe potuto distruggere la vita costruita in Italia insieme alla moglie.
Nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’Assise di Rimini, il pubblico ministero ha ricostruito il presunto movente del delitto, sostenendo che Dassilva temesse pesanti conseguenze personali e familiari. «C’era in gioco la vita dei suoi figli», ha affermato il pm, spiegando che la scoperta della relazione avrebbe potuto compromettere gli equilibri familiari ed economici dell’imputato.
Paci ha inoltre sottolineato come, a suo giudizio, Dassilva abbia mentito fin dall’inizio delle indagini, arrivando perfino a fornire informazioni false sulla propria data di nascita. Una requisitoria durata circa sei ore, nella quale sono stati ripercorsi i principali elementi emersi durante il processo, tra testimonianze, contraddizioni e dinamiche familiari finite al centro del caso.
La Procura ha contestato le aggravanti della crudeltà, dei motivi abietti e della premeditazione. Secondo l’accusa, l’omicidio sarebbe stato preparato in anticipo attraverso uno studio accurato dei movimenti della vittima e del luogo dell’agguato.
La parola passerà ora alla difesa degli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, attesa in aula il prossimo 25 maggio. La sentenza potrebbe arrivare entro l’inizio dell’estate.





