Accordo Ue-San Marino, il caso Bulgaria accende lo scontro politico-diplomatico

da | 14 Mag 2026

Il percorso di avvicinamento della Repubblica di San Marino all’Unione Europea torna al centro del dibattito dopo le indiscrezioni pubblicate dal sito EuAlive, che collega il recente stop in sede Coreper alla delicata vicenda finanziaria che coinvolge l’investitore bulgaro Assen Christov e la società Starcom Holding.

Secondo la ricostruzione del portale internazionale, sarebbe stata proprio la Bulgaria a chiedere il rinvio della discussione sull’Accordo di Associazione tra San Marino e Bruxelles, utilizzando il peso diplomatico del proprio rappresentante europeo per congelare temporaneamente il dossier. Alla base della tensione ci sarebbe il blocco cautelare di circa 15 milioni di euro legati a Starcom Holding nell’ambito dell’inchiesta sammarinese sul cosiddetto “piano parallelo”.

EuAlive parla apertamente di frizioni politiche e diplomatiche nate attorno alla gestione del caso, sostenendo che Sofia consideri la vicenda non soltanto un affare giudiziario interno, ma anche una questione che riguarda la tutela degli investimenti bulgari all’estero.

Una versione molto diversa rispetto a quella fornita nei giorni scorsi dal Segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari, che aveva ridimensionato il problema parlando principalmente di un rallentamento tecnico dovuto alla fase di transizione politica bulgara.

Nell’articolo vengono riportate anche le dichiarazioni dello stesso Christov, che contesta l’idea che si tratti di una semplice controversia privata. L’imprenditore sostiene infatti che il congelamento dei fondi abbia assunto una dimensione internazionale e che la Bulgaria abbia titolo per intervenire sul piano diplomatico.

Non si è fatta attendere la risposta del Congresso di Stato sammarinese, che ha reagito con una nota molto dura. Il Governo ha parlato di ricostruzioni “strumentali” e ha difeso l’operato della magistratura, sottolineando che i provvedimenti adottati rappresentano normali misure cautelari previste dall’ordinamento e non atti contro investitori stranieri.

L’esecutivo ha inoltre ribadito che politica e giustizia devono restare separate, definendo improprio il tentativo di trasformare un’indagine giudiziaria in un caso diplomatico capace di incidere sul negoziato europeo.

Nel comunicato ufficiale viene anche riaffermata la volontà di proseguire con convinzione il cammino verso l’accordo con l’Unione Europea, escludendo che la vicenda possa compromettere in maniera sostanziale il rapporto con Bruxelles.

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