È giusto che a San Marino ogni giornale dica la sua, e che la stessa notizia venga letta in modi diversi: si chiama pluralismo, e fa bene a tutti.
Il nostro modo di praticarlo è dare spazio a chiunque abbia qualcosa da dire e, quando qualcuno finisce al centro di una polemica, chiamarlo e riportare quello che dice.
Perché dare spazio non vuol dire dare ragione.
In una Repubblica dove i politici li incontri al bar e i giornalisti al supermercato, una sola voce sarebbe comoda per molti e utile a nessuno.
C’è chi commenta di sciabola e chi di fioretto, chi indaga, chi fa satira: servono tutti, perché ognuno vede quello che agli altri sfugge.
E il lettore sammarinese, abituato a confrontare, fa bene a pretendere più di una campana.
Ognuno ha il suo metodo.
Il nostro parte dalle parole degli altri, e gli ultimi giorni lo raccontano bene.
In Commissione Esteri Nicola Renzi pronuncia una frase destinata a far discutere; il 10 settembre Insider pubblica il suo intervento per intero, senza tagli.
Quando la frase diventa un caso, facciamo la cosa più semplice e più importante del mestiere: prendiamo il telefono, chiamiamo Renzi e riportiamo quello che ci dice.
Si fa così.
Poi ciascuno ne ha tratto le sue conclusioni, anche severe, ed è legittimo: il lettore aveva davanti tutto quello che serviva per giudicare.
E vale per chiunque, non per uno solo.
Nelle stesse settimane, su queste pagine, sull’Accordo di associazione con l’Unione europea hanno parlato il Segretario agli Esteri che lo porta alla firma, un partito di opposizione che lo sostiene e un comitato che lo contesta.
Negli stessi giorni abbiamo dato conto delle opposizioni che chiedono chiarezza sulla direzione di San Marino RTV e delle Segreterie che quella gestione la promuovono.
Li abbiamo fatti parlare tutti.
Non è compito nostro dire ai lettori cosa pensare, ma dar loro tutto quello che serve per pensarlo da soli.
C’è un principio che chi fa questo mestiere conosce bene, scritto nella Carta dei doveri del giornalista del 1993: commento e opinione devono essere assolutamente liberi, con il solo limite di non offendere e non diffamare le persone.
È la formula più riuscita del pluralismo: libertà piena sulle idee, nessuno sconto sui fatti, nessun bersaglio personale.
Si discute una frase, non chi la pronuncia; si contesta un articolo, non chi lo firma.
Nelle prossime settimane l’Accordo dovrebbe arrivare alla firma, poi alla ratifica, e nel 2027 all’applicazione provvisoria: mesi di leggi, di sedute e di frasi da raccontare, riuscite e infelici.
Nell’Europa a cui San Marino sta per associarsi, libertà e pluralismo dei media sono scritti all’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali, e il modo migliore per arrivarci pronti è praticarli già adesso.
Noi continueremo a farlo nel modo più semplice che conosciamo: una domanda, una telefonata, le risposte riportate per intero.
Il resto lo decide chi legge.
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Francesca Devincenzi – Giornalista e direttore di Insider.sm
