Domani – Motus Liberi si schiera contro l’ipotesi di svolgere un referendum sull’Accordo di associazione con l’Unione europea dopo due anni dalla sua applicazione. Secondo il movimento, una consultazione successiva all’entrata in vigore dell’intesa rischierebbe di trasformarsi in “una foglia di fico per legittimare una scelta già compiuta”, privando di fatto i cittadini della possibilità di incidere realmente sul futuro del Paese.
Nel comunicato si legge che “si procede oggi spediti verso l’Accordo, si affrontano i costi e gli adeguamenti necessari e soltanto dopo si chiede ai cittadini se quella scelta sia stata corretta. Ma una decisione di questa portata non può essere valutata quando il percorso è già stato intrapreso.”
Il movimento sottolinea le possibili conseguenze di un eventuale voto contrario dopo due anni di applicazione dell’Accordo.
“Cosa accadrebbe se, dopo due anni, il voto fosse contrario? San Marino dovrebbe affrontare una vera e propria ‘San Marino exit’, con un danno reputazionale enorme per la Repubblica e conseguenze difficilmente prevedibili sul piano internazionale.”
Secondo Domani-Motus Liberi, nel frattempo il Paese avrebbe già sostenuto costi economici e organizzativi rilevanti.
“La Pubblica Amministrazione si sarebbe già dovuta adeguare, imprese e cittadini avrebbero dovuto già sostenere nuovi oneri e l’intero sistema sammarinese avrebbe già investito risorse ed energie nell’attuazione dell’Accordo. E se poi il percorso dovesse essere rimesso in discussione, chi pagherebbe il conto? I sostenitori di questa proposta? No, figuriamoci. Ovviamente sarebbe a carico della cittadinanza.”
Il movimento ritiene inoltre che questa ipotesi possa rappresentare “la scappatoia perfetta per quelle forze politiche che non vogliono il referendum prima dell’Accordo e che, soprattutto, non vogliono assumersi fino in fondo la responsabilità della scelta.”
Domani-Motus Liberi precisa di non essere contrario alla consultazione popolare, ma ritiene che debba essere preceduta da un adeguato percorso informativo.
“Noi non vogliamo un referendum fondato sugli slogan. Vogliamo un referendum fondato sulla consapevolezza. Se servono cinque o sei mesi in più per fornire ai cittadini tutti gli elementi necessari – analisi d’impatto, costi di adeguamento, opportunità, criticità e progetto di sviluppo del Paese – quei mesi sono tempo ben speso. Solo così ogni cittadino sammarinese potrebbe esprimere un voto davvero libero, informato e responsabile.”
Nella parte conclusiva della nota, il movimento ribadisce che il confronto deve concentrarsi sulle conseguenze concrete dell’Accordo e non su una valutazione successiva alla sua applicazione.
“Il referendum deve essere prima: prima di entrare, prima di sostenere i costi, prima di modificare il nostro ordinamento. La parola ai cittadini deve arrivare quando la loro scelta può ancora determinare il futuro della Repubblica, non quando rischia soltanto di misurare il costo di una decisione già presa.”
