Il mercato del lavoro di San Marino è profondamente cambiato negli ultimi vent’anni. A ricostruire questa trasformazione è Stefano Ciacci, consulente del lavoro e segretario particolare del Segretario di Stato al Lavoro, in un’analisi pubblicata sulla rivista Lavoro@Confronto. Al centro della riflessione c’è il ruolo dei lavoratori frontalieri, passati da presenza subordinata alle esigenze del mercato interno a componente ormai essenziale del sistema produttivo sammarinese.
Fino alla metà degli anni Duemila, ricorda Ciacci, la normativa imponeva una rigida priorità ai lavoratori residenti. Il Decreto Delegato n. 169 del 2005 obbligava infatti le aziende a verificare preventivamente la disponibilità di personale iscritto alle liste di avviamento prima di poter assumere un lavoratore frontaliero. Un modello pensato per tutelare l’occupazione interna in una fase caratterizzata da una maggiore disoccupazione e da un’economia meno aperta rispetto a oggi.
Con il passare degli anni, però, il contesto economico è cambiato. La crescita delle imprese e la crescente richiesta di personale qualificato hanno reso necessario un mercato del lavoro più flessibile. Una svolta è arrivata nel 2017 con la Legge n. 115, che ha ridotto molte delle rigidità precedenti, pur mantenendo un contributo aggiuntivo del 4,5% sulle assunzioni dei frontalieri come forma di equilibrio tra apertura e tutela dell’occupazione locale.
Il cambio di passo definitivo, secondo Ciacci, è arrivato con la Legge n. 164 del 2022. In un contesto di disoccupazione molto contenuta e di crescente difficoltà delle aziende nel reperire personale, il frontaliero non viene più considerato un’eccezione, ma una figura fisiologica del mercato del lavoro sammarinese. Resta comunque una “valvola di sicurezza”: qualora la disoccupazione interna dovesse aumentare in modo significativo, il sistema prevede la possibilità di limitare nuovamente alcune assunzioni.
L’evoluzione è confermata anche dai numeri. Secondo i dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica, i lavoratori frontalieri sono passati da 5.252 nel 2016 a 8.784 nel 2026, con un incremento di oltre 3.500 unità in dieci anni. Solo tra marzo 2023 e marzo 2026 l’aumento è stato di 1.435 lavoratori, distribuiti in tutti i principali settori economici, dall’industria ai servizi, fino alle professioni tecniche e specialistiche.
Nell’analisi viene evidenziato anche il legame con il percorso europeo della Repubblica. L’Accordo di Associazione con l’Unione europea e strumenti come EURES porteranno infatti a un’integrazione sempre maggiore del mercato del lavoro sammarinese con quello europeo, rendendo sempre più centrale la capacità di attrarre competenze qualificate.
Per Ciacci, la sfida dei prossimi anni non sarà più quella di limitare il ricorso ai frontalieri, ma di rendere San Marino sufficientemente attrattivo per richiamare professionalità e capitale umano in un mercato del lavoro sempre più aperto e competitivo.
