Casse contro casse al Veranda: salta la serata, il Barrio cambia sede

da | 22 Lug 2026

Martedì 14 luglio la serata più seguita dell’estate sammarinese si è interrotta per una lite tra il locale e il residente del piano di sopra. È intervenuta la Guardia di Rocca e il Barrio ha cambiato sede. Dietro lo scontro di decibel, però, resta una domanda più scomoda di chi avesse ragione.

Martedì 14 luglio, al Veranda, andava in scena una delle serate più seguite dell’estate sammarinese: il format Barrio, con il dj Tony Lovley — ormai di casa in mezza riviera — a richiamare ragazzi da dentro e fuori i confini del Titano. Verso le 23, dall’appartamento sopra il locale, è partita la contromossa: un impianto di quattro casse puntato sulla pista, a coprire la musica del dj con un volume a sua volta insostenibile. Il dj ha dovuto interrompere; è intervenuta la Guardia di Rocca per riportare la calma tra il gestore e il proprietario dell’immobile. Epilogo già scritto: il Barrio ha lasciato il Veranda e da questa settimana è all’ApeRuge, nel Polo della Moda, in cerca di quella convivenza che qui, evidentemente, non si è trovata.

Si potrebbe archiviarla come una delle tante schermaglie di vicinato che d’estate spuntano ovunque ci siano musica e finestre aperte. Sarebbe la lettura più comoda, e la più corta. Perché il punto non è stabilire chi abbia ragione tra il locale che vuole tenere viva una serata di richiamo e il residente che a quell’ora vorrebbe soltanto dormire: sono due esigenze legittime, e in qualsiasi altro contesto avrebbero prodotto una delle cento soluzioni tecniche che esistono — orari concordati, insonorizzazione, una mediazione fatta prima — molto prima di arrivare alla guerra delle casse.

“Il punto non è chi abbia ragione tra chi vuole divertirsi e chi vuole dormire. È che la mediazione minima tra le due cose sembra sparita.”

Il punto è che a San Marino, oggi, quella mediazione sembra essere sparita insieme ai locali che la rendevano necessaria. Bastano dieci anni per misurare la distanza: c’era un tempo, non lontano, in cui il Titano aveva diverse realtà notturne, perfino una discoteca, e la convivenza tra chi usciva e chi abitava accanto a quei locali veniva gestita — non senza attriti, ma gestita — con un minimo di buon senso condiviso. Oggi che di locali ne restano pochi, e uno di questi deve addirittura cambiare sede per una lite di vicinato, viene da chiedersi cosa si sia rotto, nel frattempo, in quel tessuto di convivenza che permetteva a generazioni diverse di stare nello stesso, piccolissimo, territorio senza dichiararsi guerra a colpi di decibel.

Ed è qui che la politica dovrebbe accendere una lampadina, invece di ripetere le solite due ricette. Si può parlare quanto si vuole di rafforzare le forze dell’ordine — utile, per carità: la Guardia di Rocca è dovuta intervenire e ha fatto il suo — o di creare “spazi per i giovani”, l’eterna promessa buona per ogni campagna elettorale. Ma se il problema di fondo è che un ventenne e un sessantenne non riescono più a condividere la stessa serata, lo stesso quartiere, la stessa Repubblica senza arrivare alle casse puntate l’una contro l’altra, allora non è una questione di ordine pubblico né di urbanistica giovanile. È una questione di comunità che si è sfilacciata: e nessuna nuova pattuglia, nessun nuovo centro ricreativo, la ricuce da sola.

Il paradosso, poi, è servito. Nello stesso mese in cui il Barrio deve cambiare indirizzo per una serata di troppo, l’estate del Titano trabocca di musica: Tre Serate di Emozioni, Summer Vibes all’Outlet con Malgioglio, Benji & Fede, Molella, un’arena da millecinquecento posti. Eventi grandi, patrocinati, blindati. La Repubblica sa allestire un palco per una decina di artisti nazionali; quello che sembra non saper più fare è tenere insieme un dj e il residente del piano di sopra. La musica calata dall’alto non manca. A restare senza spazio è quella che nasce dal basso — spontanea, un po’ disordinata, viva.

Il trasloco all’ApeRuge risolve, probabilmente, il problema delle prossime serate. Non risolve la domanda che questa storia lascia aperta a chi governa: se un Paese di trentamila abitanti non trova più lo spazio — letterale e figurato — per far convivere chi vuole ballare e chi vuole dormire, forse il problema non è quanto rumore fanno le casse. È quanto silenzio, su questi temi, continua a fare la politica.

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