Di seguito l’intervento integrale pronunciato ieri in Consiglio Grande e Generale dal consigliere Mirko Dolcini (Domani Motus Liberi) nel corso del dibattito seguito all’annuncio del completamento della procedura di approvazione dell’Accordo di associazione tra San Marino e l’Unione europea.
Mirko Dolcini (D-ML): «Segretario, io oggi la vedo gongolare, ma guardi, lo posso capire, lo posso comprendere benissimo e sotto certi aspetti comprendo anche l’entusiasmo del suo discorso. Le riconosco senz’altro la caparbietà che ha dimostrato nel portare avanti questo obiettivo fino ad oggi, che non è solo un dato politico; le riconosco anche l’aplomb e la sicurezza che ha mantenuto, nonostante io sia il primo a non mettere affatto in dubbio le tantissime pressioni che sicuramente ha ricevuto.
Ciò che mi dispiace, però, è che nel suo discorso siano mancate almeno tre questioni fondamentali. Una l’ha citata il consigliere Zeppa, ed è il riferimento concreto alla vicenda bulgara. Un’altra è la questione della valutazione d’impatto, un tema che come Domani Motus Liberi portiamo avanti da tantissimo tempo e che, al di là di una relazione di qualche Consiglio fa presentata insieme da lei e dai Segretari per gli Esteri e per gli Interni, a me e al mio partito sembra ancora eccessivamente scarsa. E infine c’è un’ultima assenza pesante, ovvero proprio la parola referendum.
Non si è parlato affatto di referendum nonostante il Paese ne stia parlando da tanto tempo, e non mi riferisco solo a Domani Motus Liberi ma a tanti comitati, a tantissime persone che scrivono sui social e anche a partiti che si trovano al di fuori del Consiglio Grande e Generale. Io credo che quando si fa un’esposizione politica, anche evidenziando giustamente il proprio gaudio, per dovere politico certi riferimenti vadano fatti, o almeno bisognerebbe dire chiaramente se il referendum lo si vuole o meno, perché tra l’altro mi sembra che lei, a differenza di alcuni suoi colleghi e di molti altri in maggioranza, non abbia mai escluso categoricamente l’ipotesi del referendum.
Poi è intervenuto il consigliere Michele Muratori, che è il Presidente della Commissione Esteri, eppure neanche lui ha citato il referendum, o meglio, l’ha citato portandolo come esempio riguardo al 2013, dicendo che San Marino si è già espresso a favore dell’adesione o del percorso europeo perché all’epoca i sì superarono i no.
Ora, io non voglio entrare nel merito di come dovrebbe finire un referendum se si dovesse fare oggi, non entro in questo merito, però bisogna dire le cose come stanno e ristabilire la verità: all’epoca c’era un quorum da raggiungere e il raggiungimento di un quorum è esso stesso un dato politico, quindi bisogna ricordare che quel referendum non passò.
Ma anche volendo prendere in astratto la teoria che la gente si fosse espressa a favore di quel quesito, beh, bisognerebbe tornare a rileggerlo bene quel quesito. Io l’ho già fatto l’anno scorso anche con un video sui social, visto che ormai siamo tutti molto social, ma evidentemente non sono stato ascoltato.
Allora riprendo quel quesito e chiedo l’attenzione dell’aula perché è importante capire su cosa si chiese ai sammarinesi di pronunciarsi: la prima parte riguardava la volontà di iniziare un negoziato per l’adesione all’Unione Europea, e poi leggo testualmente dal quesito che la legge avrebbe dovuto fissare un termine brevissimo entro il quale inoltrare la domanda di adesione.
Il quesito si concludeva dicendo che l’adesione della Repubblica all’Unione Europea si sarebbe potuta perfezionare esclusivamente dopo l’approvazione dei cittadini tramite un referendum confermativo di iniziativa consiliare.
Questo tipo di referendum confermativo è previsto ancora oggi nel nostro ordinamento dalla legge qualificata numero 1 del 2013 all’articolo 26, e noi, nel momento in cui ci sarà la firma, proporremo proprio la possibilità di procedere per volontà consiliare al referendum.
Quindi, signori, io davvero non capisco perché parlare di referendum debba essere considerato un sacrilegio, visto che se ne parlò e si votò già nel 2013; non riesco proprio a capirlo.
Sento invece dire da alcuni consiglieri di maggioranza che c’è qualcuno in questa aula, con un riferimento ovviamente rivolto a noi, che vorrebbe limitare il percorso dell’accordo. Ma da quando chiedere un referendum significa voler limitare un percorso? Al contrario, significa volerlo migliorare, volergli dare una vera legittimità popolare. Forse invece è proprio chi non vuole il referendum che sta cercando di limitare la democrazia.
Ho sentito anche Guerrino Zanotti dire che una piccola parte della politica, riferendosi chiaramente a noi di Motus, vuole ostacolare il percorso. No, consigliere Zanotti, noi non vogliamo ostacolarlo, noi vogliamo raddrizzarlo e migliorarlo per renderlo davvero utile per il Paese, facendo tutte le valutazioni e tutta la formazione necessaria e riducendo al minimo le spese che ci saranno, perché non possiamo certo far finta di niente.
Ci saranno dei costi, lo ha detto anche il Segretario Ciacci. Ora bisogna costruire il percorso, ma come lo vogliamo fare? Chiudendo gli occhi e senza coinvolgere le persone che poi quell’accordo dovranno applicarlo concretamente, ovvero gli imprenditori, dai più grandi ai più piccoli?
Poi ci accusano di essere dei populisti, ma cosa vuol dire essere populisti? Se la definizione di populista è quella di spendersi a favore del popolo mettendolo al centro dell’azione politica, allora noi siamo orgogliosamente populisti.
Poi il collega Zeppa ha ricordato che tutti i gruppi avevano nel proprio programma la chiusura del percorso di integrazione con l’Unione Europea. Infatti noi non siamo mai stati contro l’integrazione, ma nel nostro programma, a differenza evidentemente di tutti gli altri partiti, c’era da sempre anche la richiesta di un effettivo coinvolgimento popolare.
Quindi perché adesso Domani Motus Liberi dovrebbe essere diventato il partito che vuole ostacolare il percorso? Saremmo contro la democrazia solo perché chiediamo un referendum? Ma siamo matti?
Io credo che dovremmo farci tutti un esame di coscienza, anche perché ho sentito dire che le persone hanno delegato il Consiglio su tutto, ma chi l’ha detto che le persone ci hanno delegato su tutto? Quando siamo stati eletti nel 2024 esisteva già la legge numero 1 del 2013 che prevede strumenti di democrazia diretta, e allora perché non dovremmo applicarli? Li applichiamo su tutto, perché non dovremmo farlo su un passo così importante? Perché lo volete impedire?
Forse qualcuno ha davvero paura del “no”, ma se fosse così allora c’è un corto circuito: dite di avere il mandato delle persone e poi avete paura del loro voto, e allora cercate di scavalcarle. Se avete paura del “no” dovete scendere in piazza, andare nei bar, anche in quei bar che spesso vengono vituperati, nei parcheggi, nelle sedi istituzionali, nelle sedi dei partiti, insomma dappertutto a spiegare questo accordo e a farlo capire alle persone.
C’è stato anche un sondaggio recente portato avanti dai colleghi di Repubblica Futura che erano curiosi di capire il sentimento della gente su certi argomenti, su chi è “mister preferenza” o chi non viene più votato, e tra le domande c’era proprio quella sul referendum. Ebbene, il 62% dei cittadini vuole il referendum.
Che lo si consideri un sondaggio farlocco o meno, quanti elementi dobbiamo ancora portarvi per farvi capire che la gente pretende il referendum? I cittadini lo vogliono, quindi diamoglielo questo referendum, visto che lo strumento esiste.
Al di là del progetto di legge che abbiamo presentato sulla partecipazione obbligatoria su certe materie, c’è la possibilità facoltativa, che è nelle nostre corde, di condizionare la ratifica a un referendum confermativo di iniziativa consiliare al momento della firma dell’accordo.»





