Da San Marino al mondo. C’è chi ha scelto di costruire il proprio futuro oltre confine senza mai dimenticare le proprie radici. Con questa rubrica, Insider.sm racconta le storie dei sammarinesi che vivono all’estero, le loro esperienze, le sfide affrontate e i traguardi raggiunti. Protagonista di questo appuntamento è Pietro Faetanini, che negli Stati Uniti ha dato vita a Talina, ristorante di cucina italiana e romagnola a Long Island, portando oltreoceano i sapori della tradizione.
Perché ha deciso di lasciare San Marino per trasferirsi negli Stati Uniti?
Lasciare San Marino non è stata una decisione improvvisa. È stata la conseguenza di una curiosità che ho sempre avuto: quella di mettermi alla prova, uscire dalla mia zona di comfort e confrontarmi con una realtà capace di offrire opportunità che difficilmente avrei trovato rimanendo a casa. New York rappresentava tutto questo. Non era solo un cambio di città, ma un cambio di mentalità. Cercavo un ambiente dove il merito, la determinazione e la voglia di fare potessero davvero fare la differenza.
Naturalmente non è stato semplice. Trasferirsi all’estero significa lasciare affetti, abitudini e certezze. All’inizio bisogna ricostruire tutto: relazioni, lavoro, punti di riferimento. Però credo che proprio nei momenti di maggiore difficoltà si cresca di più. Ogni ostacolo affrontato mi ha insegnato qualcosa e mi ha reso la persona che sono oggi.
Com’è nata l’idea di aprire il ristorante Talina?
L’idea di Talina è nata proprio dal desiderio di raccontare le mie radici attraverso ciò che conosco meglio: la cucina. Volevo creare un luogo autentico, che non fosse una semplice imitazione dell’Italia, ma un ristorante capace di portare a New York la vera tradizione romagnola, con i suoi sapori, la sua semplicità e la sua ospitalità.
La sfida più grande è stata spiegare una cucina che molti americani non conoscevano. Tutti sanno cos’è una pizza o un piatto di pasta, ma pochi hanno mai assaggiato una vera piadina romagnola fatta come da tradizione, dei cappelletti o una pasta fresca preparata a mano. Abbiamo dovuto costruire una cultura intorno al nostro progetto, raccontando la storia dei piatti e facendo capire che dietro ogni ricetta ci sono famiglie, territorio e passione.
Com’è vivere e lavorare nell’area di New York?
Gestire un ristorante a New York significa vivere una città che non si ferma mai, anche se Talina si trova a Long Island e non proprio nel cuore della metropoli. Posso comunque dire che New York è una realtà piena di energia, dove ogni giornata offre nuove possibilità ma richiede anche tantissimo impegno. Nei film si vede la parte spettacolare: i grattacieli, le luci, Central Park. Tutto questo esiste davvero, ma la vera New York è fatta soprattutto di lavoro, competizione e ritmi molto intensi. È una città che pretende tanto, ma che sa anche restituire moltissimo a chi è disposto a impegnarsi.
Quali sono state le soddisfazioni più grandi da quando avete aperto?
Una delle soddisfazioni più grandi è vedere la reazione dei clienti americani quando scoprono i sapori della Romagna. Molti arrivano senza sapere cosa aspettarsi e tornano diventando clienti abituali. La piadina è sicuramente uno dei piatti che incuriosisce di più e conquista praticamente tutti, ma anche la pasta fresca fatta a mano riceve sempre grandi apprezzamenti. Quando un cliente mi dice che ha scoperto un pezzo d’Italia che non conosceva, capisco che il nostro lavoro sta davvero facendo la differenza.
Un altro grande traguardo è arrivato dopo appena un anno dall’apertura, quando Talina è stato inserito nella lista dei 50 migliori ristoranti di Long Island. Considerando che sul territorio ci sono oltre 10.000 ristoranti, è un riconoscimento di cui siamo davvero orgogliosi.
Che rapporto mantiene oggi con San Marino?
Nonostante viva negli Stati Uniti, San Marino è rimasta una parte fondamentale della mia identità. Le mie radici sono sempre presenti, sia nel modo in cui lavoro sia nei valori che cerco di trasmettere ogni giorno. Torno appena possibile, perché lì ci sono la mia famiglia, gli amici e i ricordi più importanti. Quello che mi manca di più è probabilmente la tranquillità, la semplicità dei rapporti umani e quella sensazione di sentirsi sempre a casa.
Qui, però, ho conosciuto anche la mia compagna, oggi mia moglie e chef di Talina, Brittany, con cui condivido non solo la vita privata ma anche quella professionale.
Se potesse tornare indietro rifarebbe questa scelta?
Se guardo indietro, rifarei questa scelta senza alcun dubbio. Trasferirmi a New York mi ha dato molto più di quello che immaginavo. Mi ha insegnato ad adattarmi, a credere nelle mie capacità e a non avere paura del cambiamento. Professionalmente mi ha permesso di crescere in un contesto estremamente competitivo; umanamente mi ha reso più aperto, più resiliente e più consapevole del valore delle mie origini.
Che consiglio darebbe a un giovane sammarinese che sogna un’esperienza all’estero?
A un giovane sammarinese che sogna di costruirsi un futuro all’estero direi di non avere paura di provarci. Andare via non significa rinnegare le proprie radici, ma portarle con sé e farle conoscere al mondo. Bisogna essere pronti a lavorare duro, ad affrontare momenti difficili e ad avere pazienza, perché i risultati non arrivano dall’oggi al domani. Ma se si parte con passione, umiltà e voglia di imparare, l’esperienza internazionale può diventare una delle opportunità più importanti della propria vita.
San Marino mi ha dato le fondamenta, New York mi ha dato lo spazio per costruire. Oggi il mio obiettivo è continuare a far conoscere la nostra tradizione, dimostrando che anche una piccola realtà come la nostra può trovare il proprio posto in una delle città più grandi e competitive del mondo.





