L’amministrazione del presidente Donald Trump ha avviato una serie di licenziamenti all’interno dell’intelligence statunitense. I primi provvedimenti, firmati dal direttore ad interim Bill Pulte, riguardano decine di funzionari ritenuti vicini al cosiddetto “deep state”, nell’ambito di una più ampia riorganizzazione degli apparati di sicurezza.
Secondo i vertici dell’amministrazione, alcuni funzionari non avrebbero trasmesso in modo completo le informazioni ai responsabili politici. Una ricostruzione respinta da diversi ex dirigenti dell’intelligence, che definiscono le accuse prive di fondamento e negano che vi siano stati casi di occultamento deliberato di informazioni.
Le notifiche di licenziamento sono iniziate nei giorni scorsi e seguono un primo intervento effettuato il mese precedente, quando Pulte aveva già rimosso sei funzionari nominati durante la precedente gestione. La Casa Bianca non ha fornito ulteriori dettagli sulle motivazioni delle decisioni, mentre anche la CIA ha evitato commenti.
La vicenda alimenta il confronto tra l’amministrazione e parte dell’apparato dell’intelligence. Da un lato il governo rivendica la necessità di rafforzare il controllo politico sulle informazioni sensibili, dall’altro ex funzionari mettono in guardia dal rischio di compromettere l’autonomia e la credibilità delle agenzie di sicurezza nazionali.





