“Così uccidono il sogno dei piccoli Paesi”: la protesta delle tifoserie europee contro la riforma UEFA

da | 21 Mag 2026

Una presa di posizione netta, senza sfumature. I gruppi organizzati dei tifosi dei piccoli Stati europei alzano la voce contro la nuova riforma del sistema di qualificazione ai Campionati Europei e Mondiali approvata dal Comitato esecutivo UEFA a Istanbul il 20 maggio. Al centro delle critiche c’è la prospettiva di un calcio sempre più diviso tra grandi e piccoli Paesi, con il rischio – secondo i firmatari – di cancellare una parte fondamentale dell’identità sportiva europea.

Attraverso un comunicato congiunto, il Coordinamento delle Tifoserie dei Piccoli Stati d’Europa, che riunisce realtà provenienti da San Marino, Gibilterra, Malta, Liechtenstein e Isole Faroe, denuncia quella che viene definita una “separazione strutturale” destinata a penalizzare le nazionali con minore peso calcistico internazionale.

Secondo quanto evidenziato dai tifosi, il nuovo sistema previsto dal 2028 porterebbe le nazioni più forti a disputare qualificazioni in un circuito distinto, riducendo drasticamente le occasioni per le rappresentative più piccole di affrontare le grandi potenze del calcio europeo.

Una prospettiva che, secondo il coordinamento, rischia di colpire non soltanto l’aspetto competitivo, ma anche il significato stesso che queste partite hanno per intere comunità sportive.

“Per i nostri giocatori affrontare le grandi nazionali rappresenta il punto più alto di una carriera”, spiegano i tifosi. “Sono partite che alimentano sogni, ambizioni e motivazioni. Togliere queste opportunità significa impoverire il futuro delle nostre nazionali”.

Tra le principali contestazioni emerge anche il timore di una progressiva creazione di un calcio europeo “a due velocità”. Sebbene il nuovo modello continui a prevedere meccanismi di promozione, per i piccoli Stati la possibilità di raggiungere stabilmente il livello delle grandi federazioni viene considerata estremamente difficile, se non quasi irrealistica.

Nel mirino delle tifoserie finisce anche il tema culturale e sociale legato alle competizioni internazionali. Per realtà come San Marino, Liechtenstein o Isole Faroe, le gare di qualificazione non rappresentano soltanto appuntamenti sportivi, ma occasioni di incontro, amicizia e confronto tra tifoserie che negli anni hanno costruito relazioni fondate sul rispetto reciproco.

Secondo il Coordinamento, la possibile eliminazione delle tradizionali gare di andata e ritorno rischierebbe di interrompere questi percorsi di scambio umano e culturale che il calcio europeo ha sempre contribuito a creare.

Nel documento trova spazio anche un richiamo al valore simbolico delle grandi imprese sportive costruite dalle nazionali considerate outsider. Episodi entrati nella memoria collettiva del calcio europeo vengono indicati come esempi di ciò che rischia di andare perduto: dal celebre gol segnato da San Marino contro l’Inghilterra nel 1993, fino ai risultati sorprendenti ottenuti negli anni da rappresentative meno quotate contro avversari di primo piano.

Per il Coordinamento, la riforma non rappresenta soltanto un cambiamento tecnico del format, ma un segnale più ampio di trasformazione del calcio moderno, sempre più orientato – sostengono i firmatari – verso logiche commerciali e modelli competitivi più controllati.

Da qui la richiesta rivolta direttamente alla UEFA di rivalutare gli effetti della riforma e alle federazioni nazionali di farsi portavoce delle preoccupazioni espresse dai tifosi.

“Il calcio deve restare uno sport in cui ogni Paese, anche il più piccolo, può competere, sognare e sentirsi parte della stessa storia”, scrive il Coordinamento delle Tifoserie dei Piccoli Stati d’Europa, composto da Brigata Mai 1 Gioia di San Marino, Team 54 di Gibilterra, South End Core di Malta, Landblock & Mormile Raeticae del Liechtenstein e Skansin delle Isole Faroe.

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