Affaire bulgaro, RETE attacca la maggioranza: “Chi ha paura della verità?”

da | 19 Mag 2026

Nuovo affondo di RETE sulla vicenda della tentata vendita di BSM, il cosiddetto “affaire bulgaro”. In un comunicato diffuso nelle ultime ore, il movimento accusa la maggioranza di voler rallentare e depotenziare il percorso verso l’istituzione della Commissione d’inchiesta consiliare.

Sulla vicenda della tentata vendita di BSM, meglio nota come ‘l’affaire bulgaro’, la maggioranza continua imperterrita e sfacciata nella sua azione arrogante e dilatoria”, scrive RETE, che punta il dito in particolare contro Democrazia Cristiana Sammarinese e contro le forze di maggioranza Libera e Partito dei Socialisti e dei Democratici.

Secondo il movimento, le due forze politiche “potrebbero (e dovrebbero) mettere la Democrazia Cristiana di fronte alle sue molte responsabilità e contraddizioni, ma non lo stanno facendo”.

RETE critica inoltre il voto della maggioranza su una mozione che avrebbe impedito la discussione immediata della proposta avanzata dalle opposizioni: “Un atto grave, indegno di un Paese democratico”.

Nel comunicato viene contestata anche la scelta di far partire la Commissione d’inchiesta solo dal primo settembre. “Cambia la data, ma non il senso: giocare col tempo come fattore di distrazione, sedare, temporeggiare e sperare che accada qualcosa che dirotti altrove l’attenzione”, afferma RETE.

Il movimento richiama inoltre una dichiarazione del Segretario di Stato Stefano Canti, secondo cui le indagini giudiziarie potrebbero chiudersi entro la fine del mese.

Ma se, come affermato improvvidamente in Aula dal Segretario Canti, le indagini si concluderanno a fine mese, perché non si può partire subito dal 1° giugno, come richiesto dall’opposizione?”, si legge nella nota.

RETE elenca poi una serie di interrogativi che ritiene ancora aperti: “Chi ha portato il gruppo bulgaro a San Marino? Chi ha spinto per la vendita di BSM a Starcom? Chi ha condotto la trattativa? Quali sono stati i passaggi autorizzativi? Chi sono i ‘fighters’ citati negli atti giudiziari che avrebbero dovuto ricevere il ‘regalo’?”.

Il movimento ricorda inoltre di aver sollevato fin dall’inizio dubbi sulle possibili conseguenze internazionali dell’operazione. “Quando, all’inizio della trattativa, RETE paventava ripercussioni sul perfezionamento dell’Accordo di Associazione con l’UE – oggi evidenti a tutti – ci veniva risposto che eravamo i soliti esagerati, perché si trattava soltanto di ‘un affare tra privati’”.

Secondo RETE, oggi “questo intrigo sta minando la reputazione del Paese, il sistema bancario e i rapporti internazionali” e per questo “non possiamo permettere che la verità arrivi a rate, seguendo il calendario di chi questa situazione l’ha prodotta”.

Il movimento conclude chiedendo “una Commissione paritetica e immediatamente operativa” e invita la maggioranza “ad ascoltare la richiesta di chiarezza che arriva dal Paese e ad assumersi, una volta per tutte, le proprie responsabilità”.

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