Caso Pierina Paganelli, iniziata la requisitoria del pm nel processo a Dassilva

da | 18 Mag 2026

Si avvia verso la fase finale il processo a carico di Louis Dassilva per l’omicidio di Pierina Paganelli. Dopo la conclusione dell’istruttoria, il pubblico ministero Daniele Paci ha aperto la requisitoria davanti alla Corte, ripercorrendo la ricostruzione accusatoria del delitto avvenuto il 3 ottobre 2023.

L’udienza si è svolta nell’aula D del tribunale a causa di problemi tecnici registrati nell’aula Falcone-Borsellino. Nel frattempo, dopo una prima autorizzazione della Corte alle riprese audio-video, la difesa dell’imputato ha negato il consenso alle telecamere. La decisione sarebbe maturata dopo un confronto tra Dassilva e i suoi legali, Riario Fabbri e Andrea Guidi.

Nel suo intervento, il pm ha definito Pierina Paganelli una figura centrale per la famiglia, sostenendo che la donna sarebbe stata uccisa brutalmente da una persona conosciuta. La Procura ha insistito sul fatto che Dassilva avrebbe mentito in più occasioni nel corso delle indagini, cercando di depistare gli investigatori.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il movente sarebbe legato alla relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi. Per il pm, Pierina avrebbe ormai intuito la situazione e sarebbe stata pronta ad approfondire quanto stava accadendo all’interno della famiglia. Un elemento che, sempre secondo l’accusa, avrebbe messo a rischio la stabilità personale ed economica costruita da Dassilva in Italia.

Durante la requisitoria sono stati richiamati diversi elementi ritenuti indiziari: dagli abiti consegnati agli investigatori, considerati diversi da quelli indossati la sera del delitto, fino alla presunta simulazione della zoppia, che secondo la Procura sarebbe stata smentita dalle immagini delle telecamere e dalle consulenze tecniche.

Il pubblico ministero ha inoltre attribuito particolare importanza alle dichiarazioni rese da Manuela Bianchi, considerate compatibili con gli accertamenti tecnici effettuati dagli investigatori. Secondo la Procura, la donna avrebbe inizialmente protetto Dassilva per motivi sentimentali, decidendo solo successivamente di collaborare con gli inquirenti.

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