“Chi ha spalancato la porta ai bulgari?”: esplode in Consiglio la guerra sulla commissione d’inchiesta BSM

da | 15 Mag 2026

Il comma 11 – al centro della seduta di oggi del Consiglio Grande e Generale – affronta uno dei temi politicamente più delicati degli ultimi mesi: l’istituzione di una commissione consiliare d’inchiesta sulla vicenda relativa al tentativo di acquisizione della maggioranza di Banca di San Marino e sul presunto “piano parallelo”. In Aula arrivano tre diversi progetti di legge: uno presentato da Alleanza Riformista, uno dalle opposizioni RF-DML-Rete e uno condiviso dalla maggioranza insieme alla consigliera indipendente Giovanna Cecchetti.

Gian Nicola Berti (AR) apre il dibattito spiegando che il primo progetto di legge costituzionale nasce “di getto” in un momento particolarmente delicato per l’immagine della politica sammarinese. Secondo Berti era necessario dare “un’immediata risposta” alla cittadinanza e chiarire rapidamente eventuali responsabilità politiche legate alla vicenda. Il consigliere sottolinea che il rischio principale è quello reputazionale: “quando qualcuno fa delle affermazioni di coinvolgimento della politica, noi crediamo che la politica debba reagire immediatamente”. Per questo Alleanza Riformista decide di presentare il proprio progetto con l’obiettivo di affiancare il lavoro del tribunale senza sovrapporsi alle indagini penali. “Le responsabilità penali le accerta il tribunale, ma la responsabilità politica verso i cittadini è affar nostro”, afferma. Berti insiste anche sul carattere bipartisan che AR voleva dare fin dall’inizio all’iniziativa. Ricorda infatti che il progetto era stato presentato “come un progetto aperto sia alle forze di maggioranza sia a quelle di opposizione”, perché la questione riguarda “l’onestà e l’etica del singolo consigliere” e non lo scontro politico. Nel corso dell’intervento ripercorre poi la nascita dei tre distinti progetti di legge e annuncia alcuni emendamenti della maggioranza per favorire una convergenza più ampia. Tra questi, la modifica delle incompatibilità per i componenti della commissione, limitate ai rapporti con Banca Centrale, CCR o istituti bancari successivi al primo gennaio 2016, e soprattutto l’anticipo dell’avvio dei lavori della commissione dal 31 gennaio 2027 al primo settembre 2026. Sul rapporto con la magistratura Berti ribadisce che la commissione non dovrà “sovrapporsi all’indagine del tribunale”, perché le indagini penali riguardano “la libertà delle persone” e sono svolte da “un soggetto terzo rispetto alla politica”. La commissione dovrà invece approfondire eventuali responsabilità politiche, istituzionali o amministrative, cercando di capire “se vi siano stati contesti o comportamenti che abbiano indirettamente favorito determinate situazioni”.

Giovanni Zonzini (Rete), illustrando il progetto di legge delle opposizioni, sostiene che il compito della commissione debba essere quello di accertare “eventuali responsabilità politiche, istituzionali e amministrative”. Il consigliere attacca soprattutto la scelta della maggioranza di rinviare l’avvio dei lavori dopo la fase principale dell’indagine giudiziaria. Definisce la posizione “evidentemente contraddittoria”, perché da un lato si sostiene di non voler sovrapporre politica e magistratura, ma dall’altro si fissa comunque una data oltre la quale la commissione potrà partire anche con indagini ancora aperte. Zonzini richiama poi il precedente della commissione d’inchiesta su Banca CIS, votata nel 2019 anche dalla stessa Democrazia Cristiana mentre le indagini giudiziarie erano ancora in corso. “Quando il mandato politico della commissione riguardava un gruppo politico opposto alla Democrazia Cristiana, si poteva fare una commissione durante le indagini del tribunale. Oggi non si può più”, sostiene, parlando di una “contraddizione evidente”. Molto duro anche il passaggio sulla composizione della commissione. Zonzini critica la volontà della maggioranza di superare il principio della pariteticità utilizzato nelle precedenti commissioni d’inchiesta. Secondo lui questo consentirebbe alla maggioranza di bloccare eventuali richieste investigative sgradite provenienti dall’opposizione. Il consigliere arriva anche a evocare un possibile conflitto politico diretto con la DC, osservando che “quando si doveva indagare sugli avversari politici della DC le commissioni dovessero partire subito e essere paritetiche”, mentre oggi che “si rischia di dover indagare magari su qualche amico o parente di importanti esponenti democristiani” si scelgono rinvii e controllo numerico della commissione. Nonostante le critiche, Zonzini chiude lasciando aperta la strada a un’intesa, spiegando che la condizione fondamentale resta la fiducia reciproca. Chiede però alla maggioranza “trasparenza” e un ripensamento sia sui tempi sia sulla composizione della commissione.

Nel suo intervento il Segretario di Stato Stefano Canti prova invece a riportare il confronto su un piano più unitario. Richiama il clima “pacato” e “onesto” dei precedenti dibattiti in Aula, dalla Commissione Antimafia fino al progetto di legge sulla fibromialgia, sottolineando come in quei casi la politica abbia lavorato “in maniera pressoché unanime”. Canti auspica che lo stesso spirito venga mantenuto anche sulla commissione d’inchiesta relativa a Banca di San Marino e al “piano parallelo”, soprattutto in un momento in cui “il Paese è sotto attacco”, richiamando anche i recenti comunicati di Starcom. Il Segretario insiste sulla necessità che la commissione lavori “a fianco del tribunale e non in sovrapposizione alle indagini del tribunale”, ma invita comunque maggioranza e opposizione a cercare “la più ampia condivisione possibile” per arrivare a una commissione realmente credibile nella ricerca della verità.

Manuel Ciavatta (PDCS) difende l’impostazione della maggioranza e spiega che gli emendamenti presentati servono ad avvicinare le posizioni con l’opposizione, pur mantenendo alcuni punti considerati imprescindibili. Sul nodo dei tempi ribadisce che la commissione debba partire dopo la fase più delicata dell’indagine giudiziaria, per evitare interferenze con il lavoro del Tribunale e possibili contraddizioni nelle testimonianze. Respinge poi la richiesta di una commissione paritetica, sostenendo che la composizione “cinque a tre” rifletta meglio i rapporti presenti in Aula. Critica inoltre l’atteggiamento dell’opposizione, accusandola di aver già emesso “condanne politiche” prima ancora dell’avvio dei lavori della commissione. Respinge l’idea che la DC voglia sottrarsi agli accertamenti e afferma che, se emergeranno responsabilità democristiane, “saremo i primi a metterle in luce”. Giuseppe Maria Morganti (Libera) sottolinea che il compito della commissione dovrà essere soprattutto quello di capire quali falle del sistema abbiano permesso il verificarsi della vicenda legata al gruppo bulgaro e come rafforzare gli “anticorpi” istituzionali per il futuro. Considera condivisibile l’anticipo della partenza al primo settembre 2026, ritenendo necessario evitare sovrapposizioni con una fase giudiziaria ancora molto delicata. A suo giudizio il rischio è che dichiarazioni rese davanti alla commissione possano interferire con quelle davanti ai magistrati. Sulla composizione invita a superare lo scontro sulla pariteticità e a lavorare invece con uno “spirito da gentiluomini”, basato sulla collaborazione e sulla ricerca comune della verità. Nicola Renzi (RF) attacca frontalmente la maggioranza, ricordando come all’inizio vi fossero profonde divisioni persino all’interno della coalizione di governo sulla commissione d’inchiesta. Secondo Renzi il vero nodo non è soltanto il cosiddetto “piano parallelo”, ma tutto il percorso che ha portato il gruppo bulgaro ad avvicinarsi a San Marino e a trattare per l’acquisto di Banca di San Marino. Chiede quindi di capire chi abbia favorito quei contatti, chi abbia sostenuto modifiche legislative utili all’operazione e se vi siano state pressioni o interessi personali. Critica duramente anche il sistema delle incompatibilità proposto dalla maggioranza, sostenendo che sia costruito per escludere alcuni consiglieri dell’opposizione e proteggere invece esponenti della maggioranza.

Emanuele Santi (Rete) sostiene che il dibattito stia mostrando tutta la difficoltà della maggioranza nel gestire questa vicenda, accusando in particolare la DC di voler rinviare l’avvio della commissione. Ripercorre poi le tappe della trattativa con il gruppo bulgaro, parlando di incontri già avvenuti a dicembre 2024 e di pressioni politiche per favorire la vendita della banca. Chiede infine chiarezza sui cosiddetti “fighters”, domandando apertamente chi fossero le persone che avrebbero spinto maggiormente per l’operazione e quali interessi vi fossero dietro. Paolo Crescentini (PSD) auspica che nel fine settimana si possa trovare una sintesi condivisa tra maggioranza e opposizione sul testo definitivo della commissione d’inchiesta. Sottolinea come, prima ancora che da consigliere, parli “da sammarinese”, convinto che il Paese abbia bisogno di fare piena chiarezza su una vicenda che rischia di danneggiare non solo Banca di San Marino ma anche il percorso di associazione europea. Difende la scelta di una commissione proporzionale, ricordando però che anche nelle precedenti commissioni paritetiche non erano mancati scontri politici. Per Crescentini il vero obiettivo deve essere lavorare con spirito unitario, senza trasformare la commissione in uno strumento di scontro tra maggioranza e opposizione.

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