Tra aperture diplomatiche e nuove minacce, il quadro in Medio Oriente resta estremamente fragile. L’Iran parla di passi avanti nei colloqui con gli Stati Uniti, ma sottolinea che l’intesa è ancora lontana, frenata da divergenze profonde su punti chiave.
Nel frattempo, la situazione sul campo si complica. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, con il traffico marittimo praticamente fermo e operazioni militari in corso. Gli Stati Uniti hanno rafforzato la presenza nell’area, mentre Teheran continua a mostrare i muscoli, annunciando la ricostruzione di missili e droni.
Il confronto verbale si fa sempre più duro. Donald Trump ha parlato di “grave violazione”, avvertendo che, senza un accordo, potrebbero esserci conseguenze pesanti: “La pace arriverà, ma devono accettare le condizioni”.
Sul fronte regionale, resta alta la tensione anche nel Libano, dove la tregua nel sud appare incerta. Israele ha rinviato una riunione decisiva del governo, mentre sul terreno continuano episodi di violenza che mettono a rischio ogni tentativo di stabilizzazione.
A complicare ulteriormente il quadro, il blocco delle rotte energetiche e commerciali e le accuse reciproche tra Iran, Stati Uniti ed Europa, con Teheran che parla apertamente di ipocrisia occidentale sul diritto internazionale.
In questo scenario instabile, anche Papa Leone è intervenuto definendo la tregua in Libano “un motivo di speranza”, un segnale fragile in una crisi che resta ancora lontana da una soluzione.




