Torna al centro del dibattito il tema dei contributi previdenziali non versati nella Repubblica di San Marino. A intervenire è la CSdL, che commenta i dati emersi dalle risposte fornite dalla Segreteria di Stato per la Previdenza ad alcune interpellanze presentate da Rete nel corso dell’ultima sessione consiliare.
Secondo il sindacato, il quadro che emerge conferma un peggioramento della situazione e mette in evidenza una criticità strutturale nel sistema di riscossione. Il comunicato parte da una valutazione netta: “La risposta ad alcune interpellanze mette in luce il fatto che le imprese non temono affatto le azioni di recupero crediti: occorre cambiare registro”.
La CSdL osserva che analoghe risposte erano già state fornite nel 2023 e nel 2025, e che il confronto tra i dati disponibili consente di seguire l’andamento di una parte del fenomeno legato agli ammanchi contributivi. In particolare, il sindacato richiama l’attenzione sulla Gestione Separata, che raccoglie in larga parte i contributi dovuti dagli amministratori di società sui rispettivi compensi.
Nel comunicato si sottolinea che “sul piano del numero delle maggiori morosità, spiccano le omissioni che riguardano la Gestione Separata; ovvero, in prevalenza, dei contributi dovuti dagli amministratori delle società sul proprio compenso”. Una situazione che, secondo la CSdL, non può essere ridimensionata facendo leva sul fatto che si tratti di un fondo a calcolo contributivo.
Il sindacato respinge infatti l’idea che il problema possa essere considerato marginale perché l’omesso versamento si tradurrebbe, in prospettiva, in una minore pensione per l’inadempiente. “Le leggi vanno rispettate sempre, a prescindere dal danno prodotto dalla violazione, altrimenti passa il messaggio che a San Marino qualcuno può decidere se applicarle o meno, nel caso a rimetterci sia solo l’inadempiente”, si legge nella nota.
Per la CSdL c’è anche un tema di equità e di concorrenza tra imprese. “Inoltre, si crea concorrenza sleale nei confronti di chi paga tutto il dovuto fino all’ultimo centesimo”, aggiunge il comunicato.
Nel dettaglio, il sindacato richiama i dati relativi al periodo compreso tra agosto 2023 e marzo 2026. Per quanto riguarda i morosi non residenti, il numero sarebbe passato da 1.978 a 2.074, mentre l’importo complessivo non versato, riferito al primo pilastro e a FONDISS, sarebbe cresciuto da 4,9 milioni a 5,4 milioni di euro.
Diversa, almeno in parte, la situazione dei residenti, che secondo la CSdL mostrano un lieve miglioramento. “I morosi residenti sono invece scesi da 615 a 495 e l’importo complessivamente non versato si è ridotto da 1,07 milioni a 963mila euro”, viene riportato nel comunicato.
Su questo punto, il sindacato ipotizza che possa aver inciso l’introduzione di strumenti di recupero più efficaci. “Per quanto concerne i residenti, potrebbe avere influito il fatto che, da qualche anno, è pignorabile anche parte della pensione relativa al primo pilastro ed al FONDISS: in altre parole, prima o poi, anche i soggetti nullatenenti non potranno farla franca del tutto”, osserva la CSdL.
Uno dei passaggi più critici del comunicato riguarda la possibile estensione del fenomeno tra le imprese sammarinesi. Il sindacato precisa che mancano alcuni elementi per una valutazione definitiva, ma segnala comunque un dato che definisce allarmante. “Se ad ogni contribuente moroso corrispondesse una società inadempiente e queste fossero tutte attive (queste informazioni non sono state specificate), significherebbe che oltre l’80% delle imprese operative in forma societaria (3.183 al 28 febbraio scorso) non sono in regola con il pagamento dei contributi per l’Amministratore”, si legge nella nota.
Per la CSdL, tutto questo dimostra che il problema non può essere affrontato soltanto come una sommatoria di singole inadempienze, ma va letto come un segnale di fragilità normativa e di inefficacia degli strumenti di recupero. “Evidentemente, c’è qualcosa che non va nelle norme che presiedono al sistema di riscossione dei contributi”, afferma il sindacato.
Da qui la richiesta rivolta all’esecutivo di aprire un confronto con le rappresentanze sociali. “Riteniamo che il Governo debba aprire un confronto con le Parti sociali: ne va della credibilità del Paese!”, conclude la CSdL.
Il sindacato annuncia infine che il tema tornerà presto al centro del proprio intervento pubblico. “Nei prossimi giorni torneremo su altri dati forniti nelle risposte alle interpellanze”, viene anticipato nella parte finale del comunicato firmato dalla segretaria confederale Simona Zonzini.




