Il conflitto in Medio Oriente continua ad allargarsi. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato il lancio di nuovi missili diretti verso Israele, Bahrein, Kuwait e Giordania, in un quadro che nelle ultime ore si è ulteriormente aggravato tra raid, minacce e tentativi di mediazione.
Secondo quanto emerso, Teheran avrebbe deciso di non riaprire alcun canale di confronto con alcuni emissari americani ritenuti inaffidabili dopo i recenti attacchi subiti. Sullo sfondo resta il tentativo degli Stati Uniti di cercare una via negoziale, ma senza che al momento si intraveda una reale frenata dell’escalation.
Nel frattempo, sul terreno la situazione resta altamente instabile. I missili iraniani avrebbero colpito anche l’area di Tel Aviv, mentre Israele ha risposto con nuovi bombardamenti, estendendo la pressione militare anche su obiettivi in Iran. Nella notte si registrano inoltre vittime anche in Libano e nuovi morti nella Striscia di Gaza.
Sempre più duro anche il linguaggio politico. Da Teheran è arrivato un nuovo attacco verbale agli Stati Uniti e a Donald Trump, accusati di voler mascherare una difficoltà strategica dietro l’ipotesi di un accordo. Un alto ufficiale iraniano ha liquidato i tentativi americani di tregua come il segnale di una posizione di debolezza, ribadendo che l’Iran non intende scendere a compromessi.
Il fronte diplomatico, insomma, appare ancora bloccato. E mentre si parla di possibili colloqui in Pakistan, la realtà sul campo continua a raccontare un’altra storia: quella di una guerra che, invece di rallentare, si sta estendendo ben oltre i confini iniziali.




