Medio Oriente, raid senza tregua: Trump apre ai negoziati ma invia i paracadutisti
La guerra nel Golfo entra nella quarta settimana senza segnali concreti di de-escalation. Nonostante le aperture diplomatiche annunciate da Donald Trump, sul terreno continuano gli scontri tra Iran e Israele, con attacchi incrociati che alimentano il rischio di un allargamento del conflitto.
Nelle ultime ore missili lanciati da Iran, alcuni dei quali dotati di ordigni a grappolo, hanno superato il sistema difensivo Iron Dome colpendo un’area residenziale nel cuore di Tel Aviv. La risposta delle forze israeliane non si è fatta attendere: raid aerei hanno colpito diverse zone del territorio iraniano, inclusa la capitale Teheran, mentre tensioni si registrano anche sul fronte libanese.
Sul piano diplomatico, la situazione appare fluida ma ancora in fase embrionale. Il Pakistan si è offerto come mediatore per ospitare colloqui di pace, con l’ipotesi di un primo incontro ad alto livello nei prossimi giorni. Tuttavia, gli Stati Uniti attendono ancora una risposta ufficiale da Teheran per avviare un negoziato.
Le mosse di Washington restano però ambigue. Se da un lato Trump parla di possibili intese — arrivando a evocare un accordo articolato in “15 punti” — dall’altro il Pentagono prepara un rafforzamento militare nella regione con l’invio di circa tremila paracadutisti, segnale che lascia intravedere la possibilità di un’ulteriore escalation.
Tra diplomazia e operazioni militari, il conflitto continua dunque a muoversi su un doppio binario, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione un equilibrio sempre più fragile.




