Lo spoglio del referendum sulla giustizia segna una direzione chiara: il No è avanti oltre il 54%, con un vantaggio ormai difficilmente colmabile. L’affluenza definitiva si attesta attorno al 59%, dato che conferma una partecipazione significativa.
Con il passare delle ore, il risultato si consolida. Già dalle prime proiezioni il No risultava in testa, e con oltre metà delle sezioni scrutinate il distacco si è stabilizzato. Secondo i dati aggiornati, il No viaggia intorno al 54,5%, mentre il Sì resta sotto il 46%.
Dal governo arriva una presa d’atto. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sottolinea che “gli italiani hanno deciso e noi rispettiamo questa scelta”, ribadendo la volontà di andare avanti con determinazione. Sulla stessa linea il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che parla di rispetto per la volontà popolare.
Dall’altra parte, il fronte del No rivendica il risultato. Enrico Grosso parla di una scelta che difende l’indipendenza della magistratura, mentre Giuseppe Conte esulta per la vittoria della Costituzione. Matteo Renzi legge il voto come una “sconfitta politica del governo”, mentre Maurizio Landini invita a festeggiare parlando di una “nuova fase” per il Paese.
Il clima si accende anche fuori dai palazzi. A Napoli alcuni magistrati celebrano il risultato, mentre in diverse città si organizzano momenti pubblici di festeggiamento.
Il voto, oltre al merito della riforma, assume quindi un chiaro peso politico. Il messaggio che arriva dalle urne è netto: gli elettori respingono la modifica proposta, lasciando aperto il confronto sul futuro della giustizia e sugli equilibri tra governo e opposizioni.




