Il Medio Oriente torna a tremare tra attacchi militari, minacce estreme e trattative ancora incerte. Da un lato gli scontri tra Israele e Iran, dall’altro le dichiarazioni di Donald Trump, che ha rilanciato l’ipotesi di un accordo imminente, ma con contorni ancora poco chiari.
Sul terreno, la tensione resta altissima. L’Iran ha minacciato di minare il Golfo Persico in caso di attacchi, mettendo a rischio il traffico energetico globale. Intanto proseguono i raid: un attacco a Khorramabad ha causato morti e decine di feriti, mentre missili iraniani sono stati intercettati anche dall’Arabia Saudita. Israele, dal canto suo, ha colpito obiettivi strategici a Teheran.
In questo scenario, Trump ha parlato di un possibile accordo articolato in 15 punti tra Stati Uniti e Iran. Secondo quanto dichiarato, Teheran avrebbe accettato di rinunciare all’arma nucleare, elemento centrale dell’intesa. L’ex presidente ha anche spiegato che i colloqui sarebbero già in fase avanzata, con contatti diretti tra emissari americani e una figura molto influente del sistema iraniano, anche se non la Guida Suprema.
Trump ha poi sottolineato che l’intesa potrebbe arrivare in meno di cinque giorni, segnale di una trattativa accelerata. Tra i punti in discussione ci sarebbe anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, cruciale per il petrolio mondiale, e una possibile gestione condivisa dell’area.
Non solo: Trump ha parlato apertamente di un “cambio di regime in corso” in Iran, sostenendo che la leadership del Paese sarebbe stata indebolita dalle recenti operazioni, rivendicate insieme a Israele.
Nonostante queste dichiarazioni, l’Iran ha smentito qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti, alimentando incertezza. Intanto Washington ha deciso di rinviare per cinque giorni eventuali attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane per lasciare spazio ai colloqui.
Tra aperture diplomatiche e tensione militare, il quadro resta instabile. E mentre l’ipotesi di un accordo accende le speranze, il rischio di escalation resta concreto.




