Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità, parte delle vittime sarebbe rimasta coinvolta anche in una frana innescata dal terremoto. La scossa principale, localizzata a una profondità di circa 67 chilometri vicino alla provincia di Sarangani, è stata seguita da un forte assestamento di magnitudo 6.1, aumentando la preoccupazione tra la popolazione.
Per ore i soccorritori hanno lavorato nelle zone più colpite alla ricerca di eventuali dispersi e per assistere i feriti. Le operazioni di emergenza sono state rese particolarmente complesse dai danni alle infrastrutture e dal timore di ulteriori scosse.
Il terremoto ha fatto scattare anche l’allarme tsunami in diverse aree del Pacifico. Le autorità avevano invitato gli abitanti delle zone costiere a raggiungere rapidamente aree più sicure per il rischio di onde anomale. Con il passare delle ore, tuttavia, la situazione è risultata meno grave del previsto: le onde registrate hanno raggiunto un’altezza massima di circa un metro e quaranta centimetri e le allerte sono state progressivamente revocate.
Resta intanto pesante il bilancio di una delle più forti scosse registrate nell’arcipelago negli ultimi anni, mentre proseguono le verifiche sui danni e il monitoraggio dell’attività sismica nell’area.





