“San Marino può costruire nel mare una nuova frontiera di crescita economica”

da | 25 Mag 2026

La crescita del Registro Navale della Repubblica di San Marino, le strategie di sviluppo internazionale, il ruolo del comparto marittimo nell’economia sammarinese e le recenti vicende finite al centro del dibattito politico. Sono alcuni dei temi affrontati in questa intervista a Gianluca Tucci, Director General del San Marino Ship Register, che fa il punto sugli obiettivi del Registro, sulle prospettive future e sulle opportunità che il settore può generare per il sistema economico sammarinese. Dall’espansione nel Mediterraneo alle politiche di controllo e compliance, fino al tema delle cosiddette “bandiere ombra”, un confronto per comprendere il percorso di crescita di un comparto che punta a rafforzare il posizionamento internazionale della Repubblica.

Posidonia rappresenta uno degli eventi più importanti al mondo per il settore marittimo. Quali obiettivi concreti si pone il San Marino Ship Register con questa partecipazione?

A Posidonia vogliamo consolidare relazioni con armatori, broker, studi legali, società di classificazione e stakeholder internazionali del settore marittimo. È un’occasione importante per presentare San Marino come un registro moderno, efficiente e in crescita, soprattutto nel segmento della navigazione mercantile e dello yachting internazionale.

La partecipazione del 2026 è inoltre legata al rafforzamento della nostra presenza nel Mediterraneo, in particolare sul mercato greco, e all’apertura di un presidio operativo del Registro Navale sammarinese al Pireo.

Quali sono i vantaggi competitivi che il Registro Navale sammarinese ritiene di poter offrire rispetto ad altri registri europei e internazionali?

Il nostro vantaggio competitivo consiste nel combinare snellezza operativa, tempi rapidi, costi competitivi, assistenza diretta e piena conformità agli standard internazionali.

Non vogliamo essere percepiti come una soluzione “facile”, ma come un registro rigoroso, moderno, trasparente e affidabile.

Il Registro garantisce inoltre assenza di restrizioni sulla nazionalità di proprietari o equipaggi, nel pieno rispetto della Maritime Labour Convention (MLC 2006), alla quale San Marino ha aderito.

Quanto è cresciuto il Registro Navale sammarinese negli ultimi anni e quali target vi siete posti per il futuro?

Negli ultimi anni il Registro è cresciuto in visibilità, struttura e posizionamento internazionale. Il nostro obiettivo non è soltanto aumentare i numeri, ma attrarre unità e operatori di qualità.

Per il futuro puntiamo a crescere ulteriormente nel segmento mercantile, selezionando però armatori e navi che rispettino gli standard tecnici, operativi e reputazionali richiesti dalla nostra bandiera.

Il Registro non guarda alla crescita numerica della flotta, ma soprattutto a quella qualitativa. Basti pensare che dal 2024 ad oggi abbiamo rifiutato la registrazione di oltre 300 navi mercantili non in linea con gli standard tecnici richiesti o riconducibili a proprietà soggette a criticità sanzionatorie.

Il Registro applica controlli di compliance e verifiche sanzionatorie in conformità ai regimi delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea e, su base volontaria, anche rispetto ai principali regimi sanzionatori internazionali quali OFAC e UK sanctions.

Le procedure adottate dal Registro sono state oggetto di apprezzamento anche da parte di interlocutori istituzionali internazionali.

San Marino è conosciuta nel mondo soprattutto per il turismo e per la propria identità storica. Il Registro Navale può diventare anche uno strumento di promozione internazionale del Paese?

Sì. Il Registro Navale può diventare uno strumento concreto di promozione internazionale di San Marino.

Ogni nave o yacht che batte bandiera sammarinese porta nel mondo il nome della Repubblica. È una forma di diplomazia economica che non sostituisce turismo e cultura, ma li affianca, mostrando un San Marino capace di innovare e competere in settori globali come la blue economy.

Il diritto internazionale, attraverso la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS), riconosce anche agli Stati senza sbocco sul mare il pieno diritto ad avere una propria bandiera e ad accedere ai traffici marittimi internazionali.

Pensate che il marchio “San Marino” possa diventare un elemento attrattivo anche nel comparto yacht e diporto internazionale?

Crediamo di sì. San Marino è associato a stabilità, identità, affidabilità e reputazione internazionale.

Nel comparto yacht questi valori contano molto: l’armatore cerca efficienza, ma anche riconoscibilità, sicurezza giuridica, supporto tecnico H24 e un’amministrazione accessibile, snella ed efficiente.

Ci sono progetti futuri che possano creare sinergie tra economia del mare, turismo e attrattività internazionale?

Ci sono spazi importanti di sviluppo: eventi nautici, relazioni con porti turistici, partnership con operatori marittimi, servizi professionali collegati allo shipping e promozione del Paese presso armatori e investitori internazionali.

L’economia del mare può diventare un importante canale di attrattività internazionale anche per un Paese senza sbocco sul mare, se costruita su competenze, rete e reputazione.

Il Registro può inoltre diventare un acceleratore di internazionalizzazione per l’intero sistema economico sammarinese, favorendo l’arrivo di nuove società marittime, operatori dello yachting, studi professionali, broker, assicurazioni, consulenti e servizi ad alto valore aggiunto.

Questo significa creare occupazione qualificata, nuove competenze professionali e generare ricchezza per il Paese attraverso la nascita di un vero cluster marittimo internazionale sammarinese.

Nelle ultime settimane il dibattito politico sammarinese si è acceso dopo il sequestro da parte israeliana di due imbarcazioni iscritte al Registro sammarinese impegnate nella Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza. Qual è stata la vostra valutazione interna della vicenda?

La nostra valutazione è stata improntata a prudenza, verifica dei fatti appresi dalla stampa e rispetto del diritto internazionale.

Il Registro non entra nel merito politico della missione, ma verifica che le unità iscritte rispettino requisiti documentali, tecnici e normativi.

Davanti a una vicenda complessa e sensibile, il nostro compito è stato quello di seguire gli sviluppi — appresi peraltro attraverso la stampa senza essere mai stati direttamente contattati dagli armatori delle imbarcazioni, cosa che sarebbe stata opportuna dopo un incidente di security secondo le procedure previste dal Registro — e collaborare con le autorità competenti al fine di tutelare la correttezza amministrativa del Registro e l’immagine della Repubblica.

Ogni altra valutazione appartiene al dibattito politico, rispetto al quale il Registro mantiene una posizione di assoluta neutralità istituzionale.

È inoltre importante chiarire che né il Registro Navale né l’Autorità Marittima hanno il compito o il potere di controllare la navigazione quotidiana delle imbarcazioni private.

L’attività di verifica si esercita al momento dell’iscrizione attraverso il controllo del rispetto delle normative internazionali, tecniche e amministrative applicabili, con particolare attenzione agli aspetti di compliance e ai regimi sanzionatori internazionali.

Successivamente, i diportisti sono liberi di navigare dove ritengono opportuno, senza dover comunicare al Registro le proprie destinazioni. I Registri Navali non sono enti di controllo del traffico marittimo internazionale, ma registri della proprietà navale.

Per fare un paragone semplice con il settore automotive: dopo l’immatricolazione di un’automobile, la motorizzazione civile non controlla quotidianamente dove un automobilista intenda viaggiare né richiede di essere informata sui suoi spostamenti. Lo stesso principio vale per un registro navale e per l’Autorità Marittima rispetto alla navigazione privata.

Questo è il modello operativo adottato da tutti i Paesi.

In passato alcune forze politiche sammarinesi hanno sollevato dubbi sul rischio che San Marino potesse essere percepita tra i Paesi che forniscono cosiddette “bandiere ombra”. Come risponde a queste critiche?

È opportuno fare chiarezza.

L’elenco ITF delle cosiddette “flags of convenience” è noto da anni nel settore marittimo internazionale, mentre il termine “bandiere ombra” è stato utilizzato impropriamente nel dibattito pubblico.

La lista ITF, il maggiore sindacato marittimo del mondo, comprende registri statali che rappresentano circa il 75% della flotta mercantile mondiale e include alcune delle principali bandiere internazionali utilizzate dai più importanti armatori del settore, sia extra Unione Europea, come Panama, Liberia e Marshall Islands, sia europee, come Malta, Francia, Germania e Cipro.

Il criterio principale per l’inclusione nella lista ITF riguarda la possibilità per armatori stranieri di utilizzare il registro di un altro Stato. Non vi sono ulteriori elementi che possano automaticamente generare valutazioni negative sulla qualità del registro, sulla gestione delle navi o sulla trasparenza del sistema.

Infatti la stessa ITF definisce una “flag of convenience” semplicemente come una nave battente bandiera di uno Stato diverso da quello della proprietà effettiva.

Inoltre, anche in sede IMO è stato recentemente riconosciuto come il tradizionale concetto di “genuine link” tra armatore e Stato di bandiera abbia oggi una portata diversa rispetto al passato, alla luce dell’evoluzione del settore marittimo, finanziario e assicurativo internazionale.

La competitività di un registro internazionale non deve quindi essere confusa con assenza di controlli. Al contrario, il nostro obiettivo è costruire un registro credibile, trasparente e conforme agli standard internazionali più elevati e il rifiuto all’iscrizione ad oltre 300 armatori, dal 2024 ad oggi, conferma la linea adottata.

Riflessione finale

Il Registro Navale di San Marino può rappresentare molto più di un semplice strumento amministrativo: può diventare un vero asset strategico di promozione internazionale del Paese.

In un mondo sempre più globale, anche i piccoli Stati possono costruire competitività attraverso settori altamente specializzati. Il comparto marittimo è uno di questi.

Attorno a un registro navale moderno non cresce soltanto il numero delle imbarcazioni registrate, ma si sviluppa un intero ecosistema economico fatto di società di management, studi legali, consulenti fiscali, broker, assicurazioni, servizi tecnici, classificatori, surveyor, professionisti della compliance e operatori dello yachting internazionale.

Questo significa attrarre nuove imprese, creare occupazione qualificata e generare valore aggiunto per il sistema Paese.

Anche San Marino, pur non avendo sbocco sul mare, può costruire un proprio cluster marittimo internazionale basato su competenze, reputazione e qualità dei servizi. Il Registro può inoltre contribuire a rafforzare il posizionamento internazionale della Repubblica.

Ogni yacht o nave che naviga con bandiera sammarinese porta il nome di San Marino nei principali porti e marina del mondo, creando visibilità e relazioni economiche che spesso si trasformano in opportunità imprenditoriali più ampie.

Un piccolo Stato agile può inoltre diventare attrattivo grazie a modelli amministrativi moderni, veloci e orientati all’efficienza. La crescita del Registro, quindi, non va letta soltanto in termini numerici, ma come una concreta opportunità per creare un comparto economico nuovo, internazionale e ad alto valore professionale capace di contribuire allo sviluppo e alla crescita economica della Repubblica.

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