Il Centro Salute Donna deve essere rafforzato e mantenere una propria autonomia all’interno della sanità territoriale. È la posizione espressa da Giulia Muratori di Libera San Marino, che interviene nel dibattito in vista della discussione in Consiglio Grande e Generale della nuova legge sulla famiglia.
Secondo Muratori, la riforma rappresenta l’occasione per ampliare la riflessione sul sostegno alle famiglie, che non può limitarsi all’approvazione di nuove norme o a misure economiche.
«Nelle prossime settimane il Consiglio Grande e Generale sarà chiamato a discutere la nuova legge sulla famiglia. Una riforma importante, che affronta il tema della denatalità e introduce nuove misure a sostegno della genitorialità. Credo però che questa sia anche un’occasione per fare una riflessione più ampia. Perché sostenere le famiglie non significa soltanto approvare nuove norme o prevedere contributi economici. Significa costruire una rete di servizi capace di accompagnare le donne e i genitori nei momenti in cui hanno davvero bisogno della presenza delle istituzioni.»
Nel suo intervento, l’esponente di Libera evidenzia come il cambiamento delle strutture familiari renda ancora più importante il ruolo dei servizi territoriali.
«Oggi le famiglie sono profondamente cambiate. Nella maggior parte dei casi lavorano entrambi i genitori e non sempre possono contare sul supporto quotidiano della rete familiare. È proprio in questo contesto che i servizi territoriali assumono un valore ancora più importante. Per questo sono convinta che il Centro Salute Donna rappresenti uno dei servizi più preziosi e che oggi sia il momento giusto per rilanciarne il ruolo.»
Muratori ricorda che il Centro Salute Donna è nato come presidio dedicato alla prevenzione, all’accompagnamento della gravidanza, al sostegno dell’allattamento e del puerperio, sottolineando come negli anni abbia costruito un rapporto di fiducia con numerose donne e famiglie.
«Proprio per questo credo che sia necessario cogliere questa fase per ripensare e rafforzare il Centro Salute Donna, mettendo ancora di più al centro la donna e i suoi bisogni. La vera sfida non è soltanto organizzativa: è costruire un servizio che abbia il tempo e gli strumenti per accompagnare ogni donna lungo il proprio percorso, dalla prevenzione alla gravidanza, dal puerperio ai mesi successivi alla nascita del bambino.»
Una riflessione che, secondo Muratori, riguarda anche il modello organizzativo dell’Istituto per la Sicurezza Sociale (ISS).
«Una riflessione che, a mio avviso, dovrebbe riguardare anche il modello organizzativo dell’Istituto per la Sicurezza Sociale, affinché il Centro Salute Donna possa mantenere una propria autonomia funzionale, coerente con la sua missione e con gli indirizzi del Piano Sanitario e Socio-Sanitario, che individua nella medicina territoriale uno degli assi strategici del futuro della nostra sanità.»
Nel documento viene inoltre evidenziato il ruolo delle ostetriche, considerate una figura centrale nell’assistenza alla gravidanza, al parto, all’allattamento e nel sostegno alle neo-mamme.
«Valorizzare pienamente le competenze delle ostetriche e favorire un lavoro sempre più integrato con le altre professionalità sanitarie e psicologiche significa investire non solo nella salute delle donne e dei bambini, ma anche in un modello di sanità territoriale più umano, più vicino alle persone e capace di dedicare il tempo necessario all’ascolto, alla relazione e alla presa in carico.»
In conclusione, Muratori ribadisce la necessità che il Centro Salute Donna continui a rappresentare un presidio territoriale facilmente accessibile e distinto dall’ambito ospedaliero.
«La risposta alla denatalità non si misura soltanto dal numero dei figli che nascono. Si misura anche dalla capacità di uno Stato di accompagnare una donna prima della nascita di un figlio, durante la gravidanza e nei mesi successivi al parto. È in quel momento che una comunità dimostra concretamente quanto crede nella famiglia. Per questo ritengo che rafforzare il Centro Salute Donna significhi investire nella medicina territoriale, nella prevenzione e, soprattutto, nel futuro delle donne, dei bambini e delle famiglie del nostro Paese.»





