San Marino e BYD: un accordo senza gara, senza trasparenza, in un mondo che cambia

da | 25 Mag 2026

Il documento è arrivato venerdì scorso, protocollato dalla Segreteria di Stato per l’Industria, l’Artigianato e il Commercio. Otto quesiti, otto risposte. È la replica formale all’interpellanza depositata dal nostro Gruppo Consiliare Repubblica Futura sulla collaborazione tra il Congresso di Stato e BYD Industria Italia S.r.l. — la filiale italiana del colosso cinese delle batterie e dei veicoli elettrici.
Chi si aspettava chiarezza, ha trovato qualcosa di diverso: risposte che, lette con attenzione, sollevano più domande di quante ne risolvano.

Cinque tavoli aperti, zero gare
Il punto più rilevante della risposta è quello che la Segreteria definisce quasi come un dettaglio tecnico: i tavoli di lavoro congiunti già operativi sono cinque. Uno per i sistemi di accumulo energetico e l’autonomia energetica nazionale. Uno per le stazioni di ricarica e le colonnine. Uno per i veicoli leggeri e l’omologazione nel trasporto pubblico. Uno per i veicoli pesanti, la Protezione Civile e i Corpi di Polizia. Uno, il più strategico di tutti, per valutare la creazione di una Country Unit BYD San Marino.
Non si tratta di un memorandum d’intenti. È un cantiere aperto, con rappresentanti di più Segreterie di Stato, con A.A.S.S. coinvolta su accumulo e colonnine, con una prima bozza di Accordo Quadro già approvata dal tavolo inter-istituzionale il 27 gennaio scorso.
Eppure, alla domanda più diretta dell’intera interpellanza — perché BYD e non altri? — il Segretario di Stato risponde che il Congresso di Stato non ha avviato valutazioni o interlocuzioni con altre società del settore perché il percorso è stato indirizzato sulla base delle competenze specifiche e della «riconosciuta leadership internazionale» di BYD.
In altre parole: non c’è stata gara, non c’è stato confronto, non c’è stata valutazione comparativa. BYD è stata scelta perché è BYD.
Questa risposta potrebbe anche avere una sua logica — le partnership strategiche non sempre nascono da bandi pubblici. Ma implica una responsabilità politica precisa: quella di aver deciso, senza mandato parlamentare esplicito, che San Marino avrebbe costruito la propria infrastruttura energetica e di mobilità con un unico fornitore, di nazionalità cinese, in un momento geopolitico che rende quella scelta tutt’altro che neutrale.

Il silenzio sul contesto internazionale
La risposta della Segreteria non contiene una sola parola sul contesto internazionale in cui BYD opera oggi.
Eppure quel contesto esiste, ed è denso. Gli Stati Uniti hanno incluso BYD in liste di sorveglianza legate alla sicurezza nazionale. Il Parlamento Europeo ha aperto un’indagine sui sussidi statali cinesi al settore dell’auto, con BYD tra i soggetti principali. Diversi paesi europei stanno discutendo restrizioni all’utilizzo di tecnologie cinesi nelle infrastrutture critiche — e i sistemi di accumulo energetico, le reti di ricarica e i veicoli delle forze di polizia rientrano esattamente in quella categoria.
San Marino ha un accordo di associazione con l’Unione Europea. Le sue scelte in materia di infrastrutture strategiche non avvengono in un vacuum: avvengono in un quadro di relazioni internazionali che l’accordo con BYD, nella sua attuale formulazione, non sembra aver considerato.
Non è detto che la collaborazione sia sbagliata. Ma sarebbe lecito aspettarsi che una scelta di questa portata fosse accompagnata da una valutazione geopolitica esplicita. Quella valutazione, se esiste, non è stata resa pubblica.

La sovranità si misura sull’infrastruttura
C’è una parola che non compare nella risposta della Segreteria: dipendenza.
Eppure è quella che dovrebbe stare al centro del dibattito. Quando un piccolo Stato costruisce la propria rete energetica, la propria mobilità pubblica e la propria autonomia di accumulo con un unico fornitore — anche il migliore del mondo — diventa strutturalmente dipendente da quel fornitore. La manutenzione, gli aggiornamenti, la compatibilità dei sistemi, i prezzi futuri: tutto passa per un unico interlocutore.
La Segreteria risponde al quesito sull’autonomia energetica descrivendo San Marino come un futuro «laboratorio di sperimentazione per soluzioni di gestione energetica e di mobilità sostenibile». È un’ambizione legittima. Ma un laboratorio che dipende interamente da un unico fornitore non è un laboratorio: è una filiale.
Il punto non è la nazionalità di BYD. È la struttura del rapporto. E quella struttura, nella risposta all’interpellanza, non viene mai messa in discussione.

I documenti che non si possono vedere
C’è poi la questione della trasparenza, che la Segreteria risolve con una formula elegante: l’Accordo Quadro prevede specifici obblighi di riservatezza relativi alle informazioni e alla documentazione condivise tra le parti. Per questo, i documenti richiesti da Repubblica Futura non possono essere trasmessi.
Una clausola di riservatezza contrattuale che impedisce al parlamento di vedere gli atti su cui si fonda una scelta di politica industriale e infrastrutturale di questa portata è, in sé, un problema. Non perché la riservatezza commerciale non esista — esiste, ed è legittima in certi contesti. Ma perché in questo caso non riguarda un dettaglio tecnico: riguarda la cornice entro cui San Marino sta decidendo il proprio futuro energetico.

China Labor Watch e la risposta che non c’è
L’ultimo elemento che merita attenzione è il quesito sull’ONG China Labor Watch, che ha presentato un esposto alle autorità ungheresi e alle istituzioni europee sulle condizioni di lavoro negli stabilimenti BYD. La Commissione Europea ha indicato nell’ispettorato del lavoro ungherese l’autorità competente per le verifiche.
Il Congresso di Stato aggiunge che la tutela dei diritti dei lavoratori è alla base di ogni sviluppo economico e innovativo. È una dichiarazione di principio. Non è una risposta. Non dice se San Marino ha chiesto informazioni a BYD sul caso. Non dice se ha posto condizioni in materia di standard lavorativi come parte dell’accordo. Non dice se il dossier è stato valutato prima di procedere.

Una scelta che merita un dibattito all’altezza
Nessuno di questi elementi dimostra che la collaborazione con BYD sia sbagliata. BYD è effettivamente un leader mondiale nei settori rilevanti. L’obiettivo di fare di San Marino una piattaforma di innovazione energetica è, in linea di principio, ragionevole. La transizione verso la mobilità sostenibile è una necessità, non un capriccio.
Ma una scelta di questa portata — infrastrutturale, geopolitica, finanziariamente impegnativa nel lungo periodo — merita un dibattito consiliare all’altezza. Merita trasparenza sulle condizioni dell’accordo. Merita una valutazione comparativa che non sia rimasta chiusa nei cassetti di una Segreteria.
La risposta all’interpellanza di Repubblica Futura ha risposto ai quesiti. Non ha risposto alla domanda più importante: chi ha deciso, in base a cosa, e con quale mandato democratico, che questo fosse il percorso giusto per San Marino?

Marco Podeschi

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