Tommaso Rossini, esponente del PSD, interviene con una riflessione sul tema del disagio giovanile, prendendo spunto dai recenti episodi di violenza avvenuti a San Marino. Nel suo intervento sottolinea che i fatti degli ultimi giorni non possono essere ridotti a semplici episodi di cronaca, ma rappresentano un’occasione per interrogarsi sulle fragilità che attraversano il mondo giovanile e sul ruolo che la comunità può svolgere nella prevenzione.
“Nessuna difficoltà personale, nessun disagio, nessuna frustrazione può giustificare un’aggressione, una minaccia, un atto intimidatorio. Su questo non ci sono sconti da fare, e non li farò”, afferma Rossini, precisando però che “una comunità che si rispetti non possa fermarsi alla condanna. Deve avere anche il coraggio di chiedersi cosa stia succedendo davvero nel mondo dei nostri ragazzi, quali fragilità li attraversino, e cosa possiamo fare – noi, non ‘le istituzioni’ in astratto – per intercettare il disagio prima che si trasformi in rabbia o in isolamento”.
Nel documento viene richiamato l’episodio avvenuto in via Giacomini, che ha coinvolto un gruppo di giovanissimi e un adulto. Rossini precisa tuttavia di non voler generalizzare: “La grandissima parte dei ragazzi sammarinesi studia, lavora, fa sport, organizza cose, si impegna. Lo vedo ogni giorno”, ricordando come il Paese conti circa 6.500 giovani tra i 13 e i 30 anni, definiti “un capitale enorme, fatto di idee, energie, competenze, sguardi nuovi sul Paese”.
Secondo l’esponente del PSD, i fenomeni di aggressività rappresentano soltanto una delle manifestazioni del disagio giovanile. “C’è chi si tiene tutto dentro: ansia, depressione, disturbi alimentari, in certi casi autolesionismo. C’è chi invece si disconnette del tutto: abbandona la scuola o il lavoro. C’è chi cerca rifugio nel gaming, nell’iperconnessione, nello scrolling compulsivo dei social”, osserva, aggiungendo che “c’è una minoranza – va detto, una minoranza – che il disagio lo scarica fuori, con comportamenti aggressivi, vandalismo, provocazioni”.
Rossini affronta anche il tema della salute mentale, ricordando i recenti suicidi che hanno colpito la comunità sammarinese. “Credo che il benessere psicologico – dei giovani, e non solo – debba diventare una parte normale delle politiche pubbliche, non un argomento che si tira fuori solo dopo una tragedia, e non un tabù o un marchio di debolezza”, afferma, sottolineando che “chiedere aiuto dovrebbe essere normale come chiedere un’informazione”.
Un altro punto centrale della riflessione riguarda la carenza di luoghi di aggregazione. “Mancano gli spazi”, scrive Rossini, spiegando che molti ragazzi finiscono per ritrovarsi in parcheggi e piazzali semplicemente perché non esistono alternative. “Se avessimo più luoghi di aggregazione veri, accessibili, spazi pensati insieme ai ragazzi – molti di loro avrebbero un posto dove incontrarsi in modo più protetto e più costruttivo”, evidenzia.
In questo contesto rilancia il progetto dello Sportello Informa Giovani, che definisce “non un semplice ufficio informazioni, ma un presidio stabile di ascolto e di orientamento”, capace di mettere in rete studio, lavoro, mobilità, volontariato, cultura e tempo libero. A suo giudizio, la sede più adatta sarebbe l’ex Tiro a Volo di Murata, che potrebbe ospitare attività formative, laboratori e spazi di incontro.
Rossini invita inoltre a favorire una maggiore partecipazione dei giovani alla vita pubblica, riducendo gli ostacoli burocratici nell’organizzazione di eventi. “Penso che una politica giovanile moderna debba fare un passo diverso: accompagnare i ragazzi dentro le regole, invece di lasciarli soli davanti a un percorso che non capiscono”, sostiene. E aggiunge: “Chiedere responsabilità significa anche dare fiducia; pretendere rispetto significa creare le condizioni perché quel rispetto possa diventare partecipazione”.
Nelle conclusioni, l’esponente del PSD auspica che i fatti degli ultimi giorni possano rappresentare un’occasione per rafforzare le politiche rivolte ai giovani. “Sicurezza, educazione, partecipazione, salute mentale, cultura, responsabilità non sono compartimenti separati: fanno parte dello stesso disegno, e vanno pensati insieme”, scrive. Il messaggio finale è rivolto all’intera comunità: “San Marino deve guardare ai propri giovani come a una responsabilità comune da accompagnare, e come a una risorsa da liberare. Il disagio si previene costruendo legami. La rabbia si riduce offrendo prospettive concrete. Il conflitto si supera creando luoghi in cui potersi riconoscere. Dare spazio ai giovani non significa abbassare la soglia della responsabilità. Significa alzarla insieme.”





