A più di un anno dall’inizio, il caso Starcom è diventato così stratificato che persino seguirlo con continuità non basta a tenere insieme tutti i fili. Eppure è proprio dalla capacità di distinguere i piani che dipende ogni valutazione onesta di quanto sta accadendo tra la Repubblica di San Marino e il gruppo bulgaro guidato da Assen Christov. Perché di piani, in questa storia, ce ne sono almeno tre, e tendono a essere confusi in un unico fascio, spesso ad arte. C’è il filone giudiziario sulla compravendita della Banca di San Marino. C’è il filone, distinto, del cosiddetto “piano parallelo”. E c’è la dimensione mediatica internazionale, che ha trasformato un contenzioso finanziario in una questione di reputazione europea. Proviamo a separarli.
Primo piano: l’operazione bancaria e il sequestro
All’origine c’è un’operazione di mercato. La Banca di San Marino era controllata per circa il 91% dall’Ente Cassa di Faetano, che a fine 2024 aveva deciso di cedere una quota di maggioranza dell’istituto. Si fa avanti il gruppo bulgaro Starcom Holding, conglomerato quotato con attivi dichiarati superiori al miliardo di euro, che opera attraverso una società veicolo di diritto sammarinese, la San Marino Group S.p.A., presieduta dallo stesso Christov, che di Starcom è azionista di maggioranza. L’offerta, presentata all’inizio del 2025, era di 36,75 milioni di euro complessivi: 16,7 milioni come corrispettivo per il 51% dell’istituto e 20 milioni di aumento di capitale destinati a rafforzarlo. Nell’aprile 2025 l’assemblea dei soci dell’Ente venditore approva la modifica statutaria necessaria, con 74 voti favorevoli e 30 contrari.
Entro il maggio 2025, la San Marino Group versa 15 milioni di euro su un conto della Banca di San Marino, come deposito a garanzia. Ma l’operazione, per perfezionarsi, ha bisogno del via libera della Banca Centrale. E quel via libera non arriva: nell’ottobre 2025 la Banca Centrale respinge l’autorizzazione, invocando segnali d’allarme in materia di antiriciclaggio. Pochi giorni dopo, con un rapporto datato 7 novembre 2025, l’Agenzia di Informazione Finanziaria interviene sui fondi, che vengono poi sottoposti a sequestro nell’ambito di un’inchiesta della magistratura sammarinese per i reati di riciclaggio, corruzione tra privati e amministrazione infedele. Le indagini sono affidate ai Commissari della Legge Francesco Santoni e Roberto Battaglino.
Sul merito di questo filone, le posizioni restano oggi inconciliabili. Secondo gli inquirenti, alla base dei sospetti vi sarebbe tra l’altro un presunto legame con la banca tedesca Varengold, di cui il gruppo Starcom detiene circa il 30%, e la mancata comunicazione di tale partecipazione alla Banca Centrale durante l’iter autorizzativo. Christov e la stessa Varengold hanno respinto le ricostruzioni, sostenendo che la partecipazione fosse pubblica e che le sanzioni a carico della banca tedesca fossero di natura procedurale e non legate al riciclaggio. È bene ricordare che si tratta di accuse, sulle quali la magistratura non si è ancora pronunciata in via definitiva, e che vale la presunzione di innocenza per tutte le persone coinvolte. Su questo filone, va detto con chiarezza, le misure cautelari sono state confermate dal giudice del riesame, e il sequestro dei 15 milioni regge tuttora.
Secondo piano: il “piano parallelo” e la sentenza che lo ha ridimensionato
A inizio 2026 la vicenda si sdoppia. Dalle intercettazioni emerge la figura di Andrea Delvecchio, raggiunto da un provvedimento per corruzione, le cui conversazioni delineano, secondo l’accusa, un disegno per screditare la vigilanza bancaria sammarinese e recuperare i fondi sequestrati attraverso pressioni mediatiche, legali e politiche. La magistratura inquirente parla di un “piano parallelo” volto a destabilizzare le istituzioni della Repubblica, e contesta reati gravissimi come l’attentato alla libertà dello Stato. Vengono arrestati i coniugi Delvecchio e Manduchi, ed emesso un mandato di arresto anche nei confronti di Christov.
Qui, però, arriva un passaggio che ogni ricostruzione corretta deve riportare, e che spesso viene dimenticato. Il 27 febbraio 2026 il giudice d’appello David Brunelli annulla le misure cautelari di questo filone: dispone la scarcerazione dei coniugi Delvecchio e Manduchi e revoca il mandato di arresto nei confronti di Christov. Secondo il giudice, gli atti contestati nell’ambito del “piano parallelo” non integrano i reati ipotizzati: ciò che è effettivamente accaduto, come la campagna mediatica o i contatti tra le persone coinvolte, non costituisce reato, mentre le altre ipotesi sono rimaste, scrive il magistrato, allo stadio di “intenzioni e toni deplorevoli” senza concreta attuazione. Una parte rilevante dell’impianto accusatorio, in altre parole, non ha retto al vaglio dell’appello.
È fondamentale non confondere i due filoni, perché hanno avuto esiti opposti. Il “piano parallelo”, cioè l’accusa di aver complottato contro lo Stato, è stato ridimensionato dal giudice d’appello. Il filone sul riciclaggio e la corruzione legato alla compravendita della banca, cronologicamente precedente, regge invece tuttora, con il sequestro dei 15 milioni confermato. Dire che “un giudice ha smontato il caso” è impreciso quanto dire che “Christov è stato riconosciuto colpevole”: nessuna delle due affermazioni descrive la realtà, che è più articolata e ancora in evoluzione. Le indagini, peraltro, proseguono: gli indagati complessivi sono otto, tra cui tre italiani e due sammarinesi.
Terzo piano: la macchina mediatica internazionale
Parallelamente ai tribunali, la vicenda si è giocata sui media con un’intensità inconsueta per un fatto che riguarda un microstato. Il punto di partenza ha una data precisa: il 26 novembre 2025 un sito di informazione con sede all’estero, eualive.net, pubblica un articolo che battezza la vicenda con l’espressione destinata a diventarne il marchio, il “colpo alla banca di San Marino”, il bank heist. Da quel momento il sito pubblica con regolarità contenuti sulla vicenda, sistematicamente dal punto di vista dell’investitore.
La reazione delle istituzioni sammarinesi è immediata. Già a dicembre 2025 la Banca di San Marino diffonde un comunicato in cui ribadisce “l’assoluta correttezza del proprio operato”, rigetta la ricostruzione di quel sito e annuncia azioni legali, reputando il contenuto “gravemente diffamatorio”. Il salto di scala avviene a febbraio 2026, con una conferenza a Bruxelles in cui, secondo le ricostruzioni, eurodeputati e diplomatici bulgari avvertono che le questioni irrisolte potrebbero compromettere la candidatura di San Marino all’associazione UE. È il momento in cui la vicenda entra nel circuito della politica europea.
Da lì la campagna si sviluppa su più registri. A fine febbraio Christov rilascia una lunga intervista in cui mette a fuoco la formula di tutta la sua linea: la distinzione tra il Paese San Marino, di cui dice di avere rispetto, e quella che chiama la “Cricca”, un gruppo che a suo dire controllerebbe magistratura e parte del sistema finanziario della Repubblica. È un’accusa gravissima, respinta in toto dalle istituzioni, ma comunicativamente efficace. A marzo Christov lancia un sito dedicato, sanmarinodisclosure.com, su cui pubblica documenti giudiziari e perizie, presentando l’operazione come una risposta alla “segretezza totale” delle autorità sammarinesi. È sul piano comunicativo una mossa che ribalta i ruoli: non più l’investitore costretto a difendersi, ma lo Stato chiamato a spiegare perché tiene riservati gli atti.
Nello stesso periodo entra in scena la figura che dà alla campagna un volto istituzionale europeo: Dick Roche, ex ministro irlandese per gli Affari Europei, che interviene a più riprese mettendo in dubbio l’affidabilità del sistema sammarinese. Il suo affondo più diretto arriva il 22 maggio, a ridosso del secondo stop al COREPER: il caso Starcom, sostiene, dimostrerebbe un sistema giudiziario “incompatibile con gli standard europei”, e la Repubblica “non può essere considerata affidabile per un accesso illimitato al mercato unico” senza “riforme autentiche e verificabili”. L’appello a Bruxelles è esplicito: non importare le carenze di governance che l’Unione è stata creata per superare.
Dove i tre piani si intrecciano: l’accordo con l’Europa
È qui che le tre dimensioni convergono. Il dossier dell’associazione di San Marino all’Unione, negoziato per oltre un decennio, è arrivato alla fase decisiva proprio mentre il caso esplodeva. E per due volte, il 6 e il 20 maggio, il passaggio in sede di COREPER si è arenato sulla riserva della Bulgaria. Le altre delegazioni che avevano sollevato dubbi, Spagna e Germania, li hanno nel frattempo risolti. Sofia resta, a oggi, l’unico ostacolo.
Il Segretario agli Esteri Luca Beccari ha ricondotto la posizione bulgara a ragioni diverse dal caso Starcom, auspicando che sia legata alla transizione del nuovo governo di Sofia, ma ha anche avvertito: “Se ci sarà uno stop politico dell’accordo legato a questa vicenda, anche la postura di San Marino dovrà cambiare”. Il governo ha respinto come “pressioni esterne” la campagna internazionale, definendo il sequestro non una “confisca arbitraria” ma un “congelamento temporaneo in attesa che la magistratura completi le verifiche”, e ha contestato il tentativo di “trasformare una contestazione di natura penale e finanziaria in un caso politico bilaterale”. Sul fronte interno, intanto, il 20 maggio è stata istituita una commissione d’inchiesta sul “piano parallelo”, ma nella versione voluta dalla maggioranza, dopo l’accantonamento della proposta dell’opposizione, che parla di gestione fallimentare del dossier e chiede le dimissioni di Beccari.
Cosa tenere a mente
Separare i tre piani non è un esercizio accademico: è l’unico modo per non farsi guidare da chi ha interesse a confonderli. Sul filone bancario, il sequestro dei 15 milioni regge e attende il giudizio di merito. Sul “piano parallelo”, un giudice sammarinese ha già ridimensionato l’impianto accusatorio, e questo è un fatto che gioca a favore della tesi dell’investitore. Sulla campagna mediatica, è legittimo osservare che esiste, che è coordinata e che ha tempi e modi che coincidono con i passaggi chiave del dossier europeo, senza che questo dimostri di per sé la fondatezza o l’infondatezza delle accuse di merito.
Resta un punto che vale per tutti. Una cosa è l’accertamento dei fatti, che avviene nelle aule giudiziarie con le loro garanzie e i loro tempi. Altra cosa è la costruzione di una narrazione, che avviene sui media e segue le regole della comunicazione, non quelle della prova. La vicenda Starcom è diventata il caso di scuola di quanto i due piani possano sovrapporsi, e di quanto sia facile, per chi osserva da fuori, scambiare l’uno per l’altro. Per San Marino, che su questa vicenda si gioca una parte della propria credibilità internazionale e forse il calendario stesso dell’accordo con l’Europa, la posta è alta. Ma per il lettore la regola resta semplice: diffidare di chiunque, da una parte o dall’altra, pretenda di aver già in tasca la verità su una storia che i giudici competenti, su entrambi i fronti, non hanno ancora finito di scrivere.





