Si apre e si ferma subito. È partita così la seduta del Consiglio Grande e Generale dedicata al “Caso Bulgaro”, con le trattative tra maggioranza e opposizione ancora in corso e lontane da una sintesi.
Al centro c’è l’istituzione di una commissione consiliare d’inchiesta sulla tentata scalata a Banca di San Marino e sul cosiddetto “piano parallelo”. Sul tavolo ci sono tre progetti di legge: uno della maggioranza, uno dell’opposizione e uno firmato da Alleanza Riformista. Tre visioni diverse che, al momento, non trovano un punto di incontro.
Appena aperta la seduta, la Reggenza ha deciso di sospendere i lavori, convocando un ufficio di presidenza per provare a sbloccare la situazione e arrivare a una soluzione condivisa. Un segnale chiaro: l’accordo, almeno per ora, non c’è.
La maggioranza, complice anche l’assenza di alcuni consiglieri impegnati all’estero, starebbe spingendo per rinviare tutto a lunedì prossimo. L’opposizione però non ci sta e mette delle condizioni: per dare il via libera chiede modifiche su tempi e composizione della commissione, elementi ritenuti fondamentali per garantire un lavoro efficace.
La partita è tutta aperta e si gioca su equilibri delicati. Perché se da una parte c’è la volontà dichiarata di fare chiarezza su una vicenda complessa, dall’altra restano le distanze politiche e i sospetti reciproci.
E allora la domanda resta sullo sfondo, inevitabile: chi sta davvero cercando la verità e chi invece sta solo giocando la propria partita?




