Di seguito l’intervento integrale pronunciato oggi in Consiglio Grande e Generale dal consigliere Gian Carlo Venturini (PDCS) nel corso del dibattito seguito all’annuncio del completamento della procedura di approvazione dell’Accordo di associazione tra San Marino e l’Unione europea.
Gian Carlo Venturini (PDCS): Anch’io vorrei svolgere alcune considerazioni in questo comma Comunicazioni. Da una parte, ovviamente, desidero associarmi a quanto è stato detto da molti colleghi sul raggiungimento dell’importante risultato ottenuto ieri, con l’approvazione da parte di tutti gli organismi dell’iter di conclusione del nostro Accordo di associazione. È il frutto di un lavoro durato ormai oltre dieci anni, portato avanti da diversi Governi, ma che ha visto particolarmente impegnato, in questa legislatura e anche in quella precedente, il nostro partito e i Governi che ha sostenuto. Come ricordavano anche alcuni colleghi, l’Accordo di associazione è una delle priorità del programma di Governo di questa legislatura e dell’accordo politico raggiunto tra le forze di maggioranza. Non si tratta di celebrazioni o del “Beccari Day”, come qualcuno lo ha definito, ma credo che sia un risultato che offre prospettiva, fiducia e possibilità di rilancio al nostro Paese. Non riesco quindi a comprendere come qualche consigliere di opposizione possa pronunciare, nei propri interventi, certe assurdità. Come si può dire che, dopo le celebrazioni di ieri per questo risultato, finalmente la maggioranza ha qualcosa da dire nel comma Comunicazioni? Siamo all’assurdo. Il comma Comunicazioni viene spesso utilizzato strumentalmente dalle opposizioni, mentre la maggioranza cerca di contenere gli interventi per non perdere intere giornate soltanto su questi argomenti. Credo che il risultato sia sotto gli occhi di tutti. Credo che l’importanza dell’accordo e la soddisfazione non riguardino soltanto il Governo, il Segretario Beccari e tutta la maggioranza, ma anche le associazioni di categoria e le forze sociali, che auspicavano da anni questo risultato, perché la mancata conclusione dell’accordo poneva in difficoltà le imprese nella competizione con le realtà che ci circondano e limitava le prospettive dei giovani e del nostro Paese. Mi sembra evidente che qualcuno possa essere rammaricato perché gli è venuto meno il giochino portato avanti negli ultimi sei mesi o nell’ultimo anno, quando a ogni comma Comunicazioni si chiedeva: perché non firmiamo? Perché c’è la questione bulgara? Perché il Governo non ha fatto nulla? Qualcuno proponeva addirittura di recarsi a Bruxelles con una delegazione parlamentare composta da tutte le forze politiche. Oggi che il risultato è arrivato, dobbiamo denigrarlo e non tenerne conto? Di che cosa stiamo parlando? Certamente, come hanno detto alcuni colleghi, questo risultato, che a mio avviso è estremamente importante e significativo, non rappresenta un punto di arrivo ma un punto di partenza, perché adesso comincia il lavoro di attuazione dell’accordo. Auspichiamo che si arrivi alla firma il prima possibile, ma, una volta concluso l’iter, credo che si possa essere ragionevolmente tranquilli sul fatto che la firma arriverà in tempi brevi. Adesso siamo nella pausa estiva, perché ormai tutti gli organismi interrompono i lavori, ma credo che questo sia comunque un elemento importante. Auspichiamo che l’accordo entri in vigore provvisoriamente dal 1° gennaio 2027, perché diversamente si potrebbero creare problemi, difficoltà e aspettative soprattutto per le imprese, che devono relazionarsi con l’esterno. Per quanto riguarda le cose da fare, certamente dobbiamo rimboccarci le maniche e fare tutto ciò che è opportuno per dare attuazione all’accordo, ma non si può nemmeno sostenere che non sia stato fatto nulla. Voglio ricordare i tavoli tecnici e i tavoli misti ai quali hanno partecipato le imprese, le associazioni di categoria, le forze politiche e tutti i riferimenti coinvolti in questi anni. Si è arrivati persino all’ipotesi di firmare un documento congiunto tra tutte le forze politiche e le associazioni di categoria, che poi, per alcuni aspetti, non è giunto alla definizione finale, ma non per responsabilità della maggioranza, del Segretario di Stato per gli Affari Esteri, delle associazioni di categoria o dei sindacati. Credo che anche questo sia un elemento del quale bisogna tenere conto. Dall’altra parte, nonostante tutto il Paese rivendichi l’opportunità di questo accordo e la necessità di concluderlo, c’è ancora chi chiede di procedere a un referendum. Voglio ricordare che nel 2013 un referendum su questo tema è già stato celebrato. In quell’occasione fu chiesto ai cittadini di esprimersi non su un accordo di associazione come quello di oggi, che auspichiamo di sottoscrivere, ma addirittura sull’adesione, che avrebbe impegnato il Paese a vincoli più pesanti e complessi nei confronti dell’Unione Europea. Quel referendum non era stato alterato dal quorum, che ancora esisteva, ma i cittadini si espressero a maggioranza a favore dell’adesione. Il risultato non fu attuato perché non venne raggiunto il quorum previsto per questa materia. I cittadini, quindi, al di là di ciò che sostengono qualche forza politica o qualche esponente soltanto per cercarsi uno spazio tra coloro che la pensano diversamente, opinioni che naturalmente rispettiamo, si sono già espressi e la maggioranza del Paese non si trova su quelle posizioni. Credo che ognuno debba fare le proprie riflessioni. Il Paese si è già espresso. Credo che questo accordo offra opportunità ai nostri giovani, al nostro Paese e alle nostre imprese. Un conto è l’Accordo di associazione, che ci consente di sederci al tavolo dei Paesi dell’Unione Europea e di conoscere determinate tematiche e problematiche prima ancora che vengano adottate, evitando di dover intervenire successivamente mettendo delle pezze per fornire risposte alle nostre imprese e ai nostri giovani. Questa è un’opportunità. Non si tratta, come dicevo prima, di un’adesione, sulla quale forse in futuro, qualora vi fossero le condizioni, si potrà valutare se intervenire. Oggi parliamo dell’Accordo di associazione, che è importante e fondamentale per il nostro Paese. In questo comma Comunicazioni, però, oltre a sentirci dire che abbiamo celebrato, che non abbiamo detto nulla e che non diciamo niente, mi rivolgo anche all’opposizione, perché in questi giorni non c’è stata soltanto la conclusione dell’iter dell’Accordo di associazione. Ci sono stati anche altri fatti. Abbiamo appreso dall’Italia gli sviluppi della vicenda delle mascherine, nella quale purtroppo era coinvolto anche un sammarinese che era a capo di una banca di San Marino, che ha messo in ginocchio questo Paese e che a San Marino è stato condannato per truffa ai danni dei fondi pensione e per altre vicende. In Italia il caso è esploso nuovamente proprio in questi giorni, ma qui nessuno ne parla. Così come nessuno parla della recente sentenza di secondo grado, arrivata ieri, nei confronti di coloro che hanno portato e quasi messo sul lastrico il nostro Paese nel 2019. Parlo dei vertici di Banca Centrale e di chi, nel Governo di allora, ha voluto gestire tutte le vicende che hanno riguardato Savorelli e tutto il resto. Non se ne parla. Il giudice d’appello di secondo grado ha confermato la sentenza di primo grado. Non l’ha riformata, salvo che per una persona: per gli altri ha confermato le condanne. Anche l’informazione dovrebbe essere più corretta, perché parlare di riforma della sentenza è una cosa, mentre parlare di conferma è un’altra. Qualcuno ne ha parlato? No, perché questi sono temi che all’opposizione creano difficoltà, imbarazzo e preoccupazione. La maggioranza, quindi, ha argomenti e cose da dire non soltanto sulle celebrazioni, ma anche su altri temi, come la preoccupazione per i giovani e per gli episodi di violenza che si sono verificati. Abbiamo affrontato questo argomento anche nella Quarta Commissione lunedì scorso, dove abbiamo approvato all’unanimità un ordine del giorno con il quale abbiamo espresso la nostra preoccupazione e dato mandato al Congresso di Stato di verificare, insieme agli organismi competenti, se siano necessari ulteriori interventi per incrementare la tutela dei giovani e anche degli operatori sanitari, perché sempre più spesso emergono problemi anche in questo ambito. Questi sono i temi. Non c’è soltanto l’Accordo di associazione. Evidentemente qualcuno, che pensava di condurre le proprie battaglie soltanto su alcuni argomenti, oggi non ha più strumenti e non può dire altro che sì, l’accordo è importante, ma siamo ancora in alto mare perché dobbiamo fare cose che non sono state realizzate in questi anni. C’è sempre qualcosa che non va.





