Licenziamenti per inidoneità, la CSdL: «Servono più tutele nella riforma sull’inclusione lavorativa»

da | 14 Lug 2026

La CSdL torna a chiedere che la riforma sull’inclusione lavorativa delle persone con disabilità affronti anche il tema dei licenziamenti per inidoneità alla mansione, una situazione che riguarda lavoratori impossibilitati a proseguire l’attività a causa di malattie o infortuni.

Secondo il sindacato, dopo il periodo previsto per verificare un eventuale miglioramento delle condizioni di salute, il datore di lavoro dovrebbe privilegiare la ricollocazione in altre mansioni. Quando questo non avviene, si arriva al licenziamento e all’accesso agli ammortizzatori sociali. Negli ultimi nove anni, evidenzia la CSdL, sono stati registrati 235 licenziamenti, pari a una media di circa 26 casi all’anno.

La Confederazione sottolinea inoltre come, nel settore pubblico, la ricollocazione sia sempre stata garantita, mentre nel privato peserebbero interpretazioni giurisprudenziali secondo cui l’obbligo di reinserimento sussiste solo se non comporta costi aggiuntivi o modifiche organizzative rilevanti. Un orientamento che, secondo il sindacato, ha limitato l’effettiva applicazione delle norme a tutela dei lavoratori con disabilità.

Per questo la CSdL propone che la riforma includa specifiche garanzie per chi viene licenziato per inidoneità, inserendo queste situazioni tra gli obblighi di assunzione previsti per le imprese. Sul tema, ricorda il sindacato, ANIS ha manifestato apertura, chiedendo però che le eventuali ricollocazioni rientrino nel conteggio dei posti obbligatori. La CSdL ritiene invece che ciò debba valere soltanto nei casi in cui siano necessari investimenti significativi, per evitare di ridurre le opportunità di inserimento per le persone con disabilità iscritte al collocamento mirato.

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