Attentato a Sigfrido Ranucci, indagato Valter Lavitola: ipotesi di mandato dell’azione

da | 7 Lug 2026

Proseguono le indagini sull’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre scorso davanti alla sua abitazione di Pomezia. La Direzione distrettuale antimafia di Roma ha iscritto nel registro degli indagati l’imprenditore ed ex editore Valter Lavitola, ritenuto dagli investigatori uno dei presunti mandanti dell’azione insieme a un’altra persona.

Nei giorni scorsi i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati hanno eseguito una perquisizione nei confronti di Lavitola, sequestrando telefono cellulare e computer. Al momento non sono state richieste misure cautelari e gli elementi raccolti sono ancora al vaglio degli inquirenti, mentre resta da chiarire il movente dell’attentato.

Nei giorni scorsi erano già state arrestate quattro persone, ritenute gli esecutori materiali dell’attacco. Si tratta di Pellegrino D’Avino, della moglie Marika De Filippi, Saverio Mutone e Antonio Passariello, fermati tra le province di Napoli e Avellino. Secondo il giudice, nei loro confronti ci sono “elementi gravi, precisi e concordanti” che li collocherebbero nell’organizzazione dell’azione, eseguita in cambio di denaro.

Dalle indagini emerge inoltre che uno degli arrestati avrebbe mantenuto i contatti con un soggetto ritenuto vicino ai presunti mandanti, il quale avrebbe garantito supporto logistico ed economico agli esecutori dopo l’attentato, favorendone il temporaneo allontanamento.

Dopo gli arresti, Ranucci è stato ascoltato in Procura come testimone. Il giornalista ha spiegato che gli investigatori stanno seguendo ogni possibile pista e hanno ripercorso con lui alcune inchieste realizzate da Report che potrebbero risultare utili all’indagine.

A Lavitola e ai quattro arrestati vengono contestati, a vario titolo e in concorso, i reati di detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. L’inchiesta è ancora in corso.

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