Da quando il Codice della strada impone agli automobilisti distanze e cautele nei confronti dei ciclisti, sui gruppi social sammarinesi è un crescendo di segnalazioni. I lettori raccontano gruppi che occupano l’intera carreggiata, ciclisti che si spostano al centro proprio quando un’auto tenta il sorpasso, e perfino episodi di insulti e provocazioni verso gli automobilisti.
C’è un tema che, sui gruppi Facebook della Repubblica, torna con una frequenza ormai prevedibile e che ogni volta raccoglie un’ondata di commenti: il comportamento dei ciclisti sulle strade del Titano. Da quando le ultime modifiche al Codice della strada hanno introdotto maggiori tutele e cautele a favore di chi pedala, molti cittadini segnalano un atteggiamento sempre più disinvolto da parte di alcuni ciclisti, che utilizzerebbero la carreggiata come se fosse di loro esclusiva proprietà.
La segnalazione che ha acceso il dibattito
L’ultimo caso a far discutere è nato da un post sul gruppo “San Marino Risponde”. Un cittadino ha raccontato di aver ripreso con una telecamera domestica alcuni ciclisti mentre scendevano lungo la superstrada a velocità elevatissime, fino a 70 chilometri orari, senza rispettare precedenze e segnaletica. Secondo la segnalazione, alcuni episodi avrebbero rischiato di sfiorare l’investimento di pedoni, soprattutto in prossimità di semafori e rotatorie. L’autore ha dichiarato di voler consegnare i filmati alle forze dell’ordine.
Il post ha raccolto in poche ore decine di commenti di residenti che raccontavano episodi analoghi. La superstrada, la SS72 che collega San Marino a Rimini, è del resto già nota come arteria dove si corre troppo: i telelaser della polizia locale riminese, nel tratto di competenza italiana, hanno più volte immortalato automobili lanciate a 150, 160, fino a 176 chilometri orari. È una strada veloce e trafficata, e la presenza di ciclisti che la affrontano in discesa a tutta velocità aggiunge, secondo i cittadini che segnalano, un elemento di rischio inaccettabile.
Le lamentele dei lettori: carreggiata occupata e sorpassi impossibili
Dalle segnalazioni che arrivano sui gruppi social emerge un quadro ricorrente. La lamentela più diffusa riguarda i gruppi di ciclisti che procedono affiancati, occupando di fatto l’intera corsia di marcia e rendendo impossibile il sorpasso da parte delle auto, anche lungo strade strette e tortuose dove lo spazio è già ridotto al minimo. Diversi lettori raccontano di essersi trovati incolonnati dietro plotoni di biciclette per lunghi tratti, senza alcuna possibilità di superarli in sicurezza.
A questo si aggiunge un’accusa più insidiosa, riportata da più di una segnalazione: secondo alcuni automobilisti, certi ciclisti si sposterebbero deliberatamente verso il centro della carreggiata proprio nel momento in cui un’auto tenta il sorpasso, come a voler ostacolare il passaggio o rivendicare uno spazio. Un comportamento che, se confermato, non solo è pericoloso, ma vanifica anche quella distanza di sicurezza del metro e mezzo che il codice impone all’automobilista, costretto così a manovre rischiose o a rinunciare del tutto al sorpasso.
Non mancano, infine, segnalazioni di episodi di vera e propria maleducazione. Alcuni cittadini hanno riferito di insulti, gestacci e provocazioni ricevuti da ciclisti dopo un semplice colpo di clacson, e perfino di episodi di catcalling, commenti e apprezzamenti molesti rivolti a passanti. E qui non si tratta più di galateo stradale: il catcalling è una molestia a tutti gli effetti, che umilia chi lo subisce e trasforma uno spazio pubblico in un luogo ostile, soprattutto per le donne. Si tratta, va precisato, di racconti riportati dagli stessi utenti sui social e la loro ricorrenza nelle discussioni testimonia un clima di esasperazione crescente.
Ma i ciclisti vengono sanzionati?
A questo punto la domanda che molti cittadini si pongono è inevitabile: a fronte di comportamenti che, quando violano il codice, sono sanzionabili esattamente come quelli di qualsiasi altro utente della strada, i ciclisti vengono davvero multati? Perché le norme, a San Marino, esistono. Il codice impone ai ciclisti di non procedere affiancati quando si è di intralcio, di condurre la bici a mano se si crea pericolo per i pedoni, di rispettare semafori, precedenze e segnaletica esattamente come un’automobile. Eppure, a leggere le segnalazioni che si accumulano sui social, la sensazione diffusa è che a queste regole non corrisponda quasi mai una conseguenza. E quando una norma non viene fatta rispettare, smette semplicemente di esistere.
C’è chi, tra i ciclisti, lamenta una carenza di piste ciclabili dedicate. Ma anche fosse vero, una cosa non autorizza l’altra: nessuna lacuna infrastrutturale giustifica chi occupa la carreggiata per ripicca, chi sfreccia a 70 all’ora tra i pedoni o chi lancia apprezzamenti molesti dal sellino. E allo stesso modo non giustifica l’assenza di controlli e provvedimenti da parte di chi quelle strade dovrebbe farle rispettare. Il rispetto delle regole, da una parte, e la loro applicazione, dall’altra, non sono merce di scambio. Vengono prima di tutto il resto.





